Sullo “Strano Libro” del Circuito Quindici-Novantaquattro della Biblioteca di Babele di Borges  

Come tutti, suppongo, ho avuto il mio primo contatto con l’infinito cercando di contare fino alla fine dei numeri. Ovviamente, si arriva subito alla vertiginosa conclusione che tale fine non esiste; da bambini ci si spaventa un po’, ma ci si rassegna pure piuttosto in fretta.
Con certa propensione alla complicazione e specie all’ostinazione, però, non ho mai del tutto rinunciato all’idea che un numero finale e definitivo possa esistere. Ammesso che ci si metta d’accordo in primo luogo su cosa significhi “esistere”. Continue reading “Sullo “Strano Libro” del Circuito Quindici-Novantaquattro della Biblioteca di Babele di Borges  “

III

Quel drago della battaglia aveva bevuto già molto idromele dei corvi, in innumerevoli fragori di lancia, quando ne afferrai l’elsa con la sinistra e finsi di essere un guerriero per circa un sei secondi; quali i motivi per versare tanto dorato mare delle ferite, ammassare lacrime di Freya che splendenti come maledizione del bosco avvelenano le pietre dell’umano valore? Continue reading “III”

II

Se dovessi fuggire da qualunque posto, fuggirei travestito da immondizia. È prodotta ovunque e chi non riuscirebbe a confondersi bene col pattume? Specie dopo una certa età. A me va proprio a genio, lo dirò. Quel tale però, il macellaio cannibale lo prese. Erano pure altri tempi e ci stava la carestia.  
A proposito! Dopo il Tamigi, mi stavo completamente scordando dell’Africa nera. Dunque, quando la mia avventura era voluta iniziare non ricordavo più nessuna lingua in particolare, probabilmente il mio linguaggio suonava agli autoctoni di ogni dove come il rumore bianco della tv, e non solo a loro. Come il Nimrod del Pozzo dei Giganti, ormai non parlavo che un idioma comprensibile solo a me stesso e del pari non capivo nessuno. Come era? “Raphèl mai amècche zabì almi” più o meno così ero stato tagliato fuori dal mondo. È tipico, non è da farne un dramma. Continue reading “II”

I

Anche così da vicino, specie così da vicino, il pallore quasi cadaverico di quella stella metteva proprio una tristezza infinita. Mi sentii subito esausto, non si riusciva a pensare ad altro che a quanto sarebbe dovuto essere patetico un pianeta che avesse avuto la disgrazia di doverle ruotare attorno. Quella sua aura offuscata di sfortuna fino al grigiastro metteva a disagio e provocava uno sgradevolissimo senso di schifo. Probabilmente il suo scialbo cielo sarebbe stato nebuloso, lattiginoso, perennemente appannato e in grado di generare solo vermi, spossati e flaccidi. Continue reading “I”

Una possibile (e se del caso, probabilmente intenzionale) contraddizione nel racconto “La Biblioteca de Babel” di J. L. Borges

Nel racconto di Borges “La Biblioteca de Babel”, uno dei libri nominati, dal titolo “Axaxaxas Mlo”, non dovrebbe esserci, infatti la “x”, non essendo che una abbreviatura di “cs”, non dovrebbe essere inclusa nelle 22 lettere base dell’alfabeto usate per scrivere tutto lo scrivibile in ogni idioma.

Questo è quanto, ma per una disamina più brodosa e pedante, leggere oltre. Continue reading “Una possibile (e se del caso, probabilmente intenzionale) contraddizione nel racconto “La Biblioteca de Babel” di J. L. Borges”

La Volpe e il Riccio (o la Volpe e il Gatto)

The fox knows many things,
the hedgehog but one,
but it is enough.
(Greek proverb)

Stavo seguendo le proiezioni delle elezioni qui negli USA, quando mi sono soffermato sul logo di una delle compagnie che elabora i dati statistici, chiamata FiveThirtyEight, di abbastanza recente istituzione e posseduta dal colosso Walt Disney. Esso riproduce la forma stilizzata di una testa di volpe.

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Ero al bagno che riflettevo sul cono di Tlön, quando sento mia moglie e mia figlia gridare; mi giro rapido, il cono pesantissimo cade con un tonfo; attraverso come uno spettro il muro che mi separa dalla sala da pranzo; dietro l’angolo a quattro dimensioni del grosso camino vittoriano voluto da mio padre, qualcosa si sta consumando. Chiedo, accorato: la gatta più piccola è morta soffocata. Lancio un grido che mi sveglia e immediatamente sono del tutto lucido; penso a quanto odio la vita e i suoi trucchi bastardi. Pieno d’odio come sempre, per qualche ragione il pensiero vira e mi rendo conto di non riuscire più a vedere gli esseri umani in altro modo che come primati, come stupide scimmie irritanti. Il mio disprezzo è così profondo e compatto, il mio amore per i felini così esagerato, nel contrappunto, che immagino di essere intrappolato, addormentato, che un giorno mi sveglierò definitivamente; allora l’uomo sarà di nuovo stato creato dalla spuma del mare, o figlio di dei, o qualunque altro bel mito scemo, dimenticato si rivendicherà. La porta per il risveglio è stretta e dura, mi suggerisce bisbigliando la gatta che è viva e mi punta coi suoi bei fari di luce verdastra nel buio delle quattro. La sua arcata ha la strana forma di una pallottola, la durezza del metallo e percorre a ultrasuoni la via che spappola un cervello; è la maniera più pratica di sterminare il primate abominevole, continua. Ma io già penso ad altro, a Maldoror, e mi assolvo dal non aver ancora dismesso tutte le pacchianate e le lagne adolescenziali, sapendo di fingere che la loro polvere sia segno di elasticità mentale e persino speciale resistenza all’invecchiamento. Ma una sola cosa è davvero importante, abbraccio la piccola dea della giungla, la gioia che sia ancora con me supera ogni vicenda. E dopo un secondo lei, creatura superiore, si dimena e se ne va saltellando come se non fosse successo nulla.

Preghiera anti-serenità

Esiste una preghiera in America creata da un teologo del Missouri di origini tedesche, la preghiera della serenità di Reinold Niebuhr, che si sente ripetere ogni tanto e si trova su iscrizioni in parecchie case. A giudicare dall’esistenza di pagine Wikipedia in italiano, deve essere famosa anche al di fuori degli USA, ma francamente non l’avevo mai sentita prima di trasferirmi qui. Continue reading “Preghiera anti-serenità”