10. PILLOLE DI DANTE: Come Generare Un Mostro

Pasifae, la ninfa moglie di Minosse e progenitrice del Minotauro, generò il mostruoso figlio, metà toro, metà uomo, dopo che, innamoratasi febbrilmente, e per castigo divino, di un magnifico toro bianco, incaricò  Dedalo di costruire una vacca di legno in cui rinchiudersi per ingannare la bestia e ottenere di copulare e farsi penetrare da essa.

Lei (Purg. XXVI) è citata da Dante come esempio di lussuria sfrenata, e, sia il marito, che la discendenza, sono incontrati, invece, in persona all’Inferno, dove figure della mitologia classica sono reclutate da Satana e preposte a compiti e mansioni di varia natura.

Minosse (Inf. V), re e giudice in terra, presiede come un severo burocrate giudiziario romano il punto in cui a ogni anima, previa ineluttabile confessione fededegna, viene indicata la propria destinazione. È ubicato dopo il Limbo, quindi dispone per le anime che scenderanno dal cerchio secondo al nono.

Lunga è la tradizione che lo vuole nell’Ade o nell’Erebo: Omero, Virgilio, Claudiano. Meccanicamente e provvisto di attributi animali, dopo la confessione completa dei peccatori, indica il cerchio in cui saranno gettati, avvolgendosi in spire con la sua lunga coda per il numero di volte corrispondente all’ordinale del cerchio stesso di destinazione.

Il Minotauro (Inf. XII), di cui non conosciamo con esattezza la rappresentazione che Dante se ne faceva, presiede, come guardiano, l’ingresso al girone dei violenti dando mostra di una rabbia impotente e frustrata.

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