11. PILLOLE DI DANTE: Un Borioso e Manesco Cialtrone di parte Avversa

Filippo Cavicciuli, detto Argenti (Inf. VIII) viene riconosciuto da Dante nonostante sia lordo di fango, dato che è immerso e sguazza nella palude dello Stige riservata agli iracondi. In vita personaggio manesco e borioso, nerboruto e dal pugno di ferro, aveva avuto il vezzo di ferrare d’argento il suo cavallo, di qui il nomignolo. Una volta, membro di un ramo cadetto della famiglia degli Adimari, di consorteria avversa a quella di Dante, prese anche a ceffoni l’Alighieri.

Si narra che andasse a cavallo con le gambe singolarmente divaricate per urtare e percuotere con esse i passanti più umili che si incrociassero sul tragitto.

Nel suo viaggio iniziatico il poeta, è durissimo con lui: lo riconosce, lo schernisce, lo fa respingere da Virgilio in acqua con una pedata, e chiede e ottiene di poter contemplare con soddisfazione la sua sorte ignobile. L’iracondo, scompare dalla vista mentre, in modo bizzarro, morde le sue stesse mani, furente di ira, e i compagni di pena lo assalgono.

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