14. PILLOLE DI DANTE: Un Romano Severo e Venerando

Catone Uticense (Purg. I), non solo di fede pagana, ma anche suicida, è tratto dal Limbo –da Cristo: “che la gran preda levò a Dite”- assieme a grandi figure ebree e posto a guardia del Monte Purgatorio.

Si palesa a Dante e Virgilio, severo, dopo la loro uscita dalla “natural burella”, cioè il condotto di pietra originato dal ritrarsi della terra all’impatto di Lucifero con essa e che, dal centro del mondo sferico dove il demone principio del male è rimasto incastrato, risale verso l’emisfero australe fino a sbucare agli antipodi di Gerusalemme: in Purgatorio.

Catone si aprì le viscere ad Utica, a quarantanove anni, dopo la sconfitta dei pompeiani a Tapso, preferendo la morte alla perdita della libertà garantita dalla forma di governo repubblicana.

Anche se Dante vede la nascita dell’Impero e l’abbandono della forma repubblicana come il compiersi della volontà divina che guida la storia, e un sacrificio necessario a predisporre l’avvento di Cristo, e così la salvezza dell’umanità, egli ha grande stima e considerazione dell’integrità integerrima dell’antico romano.

Egli, nel pensiero complesso e ponderoso del poeta non è certo un semplice malato di ingratitudine ontologica come lo sono i volgari suicidi e disfacitori di sé.

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