1500 parole sui matrimoni gay.

Sono necessarie due premesse.

In primo luogo credo che attualmente dare troppa visibilità al problema delle unioni gay (con la fame che fa capolino) non renda un buon servizio alla causa. Causa che sposo incondizionatamente da anni. D’altra parte un potere distante dai cittadini difficilmente capisce quando smettere di tirare la corda (vedi nomina di una signora nera e straniera al ministero per l’integrazione, e l’offerta di brioches al popolo incazzato da parte di Maria Antonietta). Ma ci tengo a precisare che, seppure è comprensibile l’insofferenza di chi ha ben altri problemi personali e non capisce perché dovrebbe occupasi di questo, una strategia del potere è sempre quella di dirottare il malcontento su una vittima sacrificale, e qui, per ragioni storiche ben note, gli omosessuali sono la parte che meglio si adatta all’uopo. Ogni responsabilità per quello che succede in Italia, ogni irritazione che sorga, inefficienza, ritardo, mancanza, assurdo, crimine commesso, suicidio etc. DEVE ricadere sul potere e solo sul potere e sui potenti. Sono LORO a dover pagare! E prima o poi pagheranno!

Secondo! Pur essendo del tutto ostile alle strutture sociali definite, ostile (in genere) al matrimonio, ostile ai rituali, e, pur sembrandomi insopportabilmente volgare e incomprensibile la brama di persone, che non hanno quel problema, di entrare in modo delirante e volontario negli inestetismi delle nozze, dal momento che appoggio in toto la loro completa equiparazione e inserimento sociale, vorrei chiarire dei punti in tema di nozze gay. L’uguaglianza implica anche l’idiozia!

Checché ne dicano (implicitamente o meno) i gipeti della Chiesa, il matrimonio, in primis, non è un “oggetto loro”, non se lo sono, ovvio, inventati e non hanno particolari “ipoteche” su di esso, non possono vantare alcun particolare titolo se non l’usurpazione secolare. In secondo luogo esso è tutto tranne che un concetto-istituzione immutabile. Come tutti gli altri del mondo e della società.

Anzi, tracciare una linea che unisca tutto quello che la parola, così come giunta a noi, arriva a toccare e comprendere, rapportandolo, poi, agli usi di altre culture, e fare un quadro generale, sarebbe una impresa antropologica e culturale titanica e in un certo senso anche inutile (per lo meno ai fini della decisione). Sarebbe del tutto impossibile persino tracciare rigorosamente i contorni del rapporto che, nei secoli e nelle culture del mondo, è intercorso tra tutto quello che la parola “matrimonio” può arrivare a inglobare, e un sentimento di amore tra gli esseri implicati.

Nella nostra cultura, il matrimonio è stato di tutto! Ha cambiato forma e sostanza, usi, e morale, in continuazione. È passato da essere un modo per creare, prima, e stabilizzare, poi, la società, a una compravendita, a una maniera di trasmettere beni e titoli con certezza, un modo per tutelare la prole, o per dimostrare pubblicamente l’esistenza di un vincolo affettivo, o di esclusività, stimolare gli scambi commerciali o impegnarsi in patti etc. ma un dato è più o meno costante: il matrimonio è stato per secoli e secoli soprattutto, e specie, un contratto.

Sappiamo bene che nel medioevo, tanto per fare una breve disamina e non piantare tutto il discorso sul vago, alcuni autori consideravano inevitabile e naturale l’insorgere di vincoli d’amore, carnale o platonico, ma legittimo, al di fuori del matrimonio, Dante stesso era sposato, ma ovviamente non con Beatrice (pochi ricordano il nome della moglie), pure Beatrice era sposata. A Roma ne esistevano di vario tipo, e poi come noto, Catone Uticense riprese la moglie in vecchiaia dopo la cessione di lei a Quinto Ortensio. Per epoche intere le figlie erano vendute, o non avevano margini di scelta sull’identità dello sposo etc. La letteratura s’è sbizzarrita a trovare frizioni tra le varie componenti e ragioni della nascita del vincolo, da Romeo e Giulietta, a La Marsina Stretta, Promessi Sposi compresi etc. etc. etc. Molti usi sarebbero per noi, oggi, spaventosamente ingiusti!

È solo con l’avvento di filosofie e movimenti ottocenteschi, che, su tutti i vari tasselli che compongono la ragione dell’insorgere del vincolo matrimoniale, ha prevalso il sentimento. Da lì si traccia il cammino per la nostra attuale concezione e percezione di cosa sia alla base di una unione matrimoniale: uno si sposa con una persona sopratutto perché la ama! Ama lei tanto da non amare nessuna altra e vuole che ciò sia ratificato dall’assunzione formale di un pubblico impegno (standard).

Per dirlo chiaramente la Chiesa ha finito (come spesso accade) per cavalcare l’onda, ma non ha mai, mai lottato per imporre o privilegiare una concezione del genere! La cultura cristiana, e mediorientale alla base, non ama la donna e non la equipara al maschio. Ricordiamo per esempio che l’adulterio è reato SOLO femminile! Anche nel codice Rocco (1930-oggi) era configurato in tali termini, e tradizionalmente non si lapida, né mette in carcere, un uomo sposato (che ha giurato pubblicamente di rispettare la propria compagna) se ha amanti e la cornifica. Neppure si biasima più di tanto, anche se tecnicamente è uno spergiuro, e dovrebbe essere visto dalla società come un soggetto inaffidabile, piuttosto vile: come tutti i traditori.

Oggi, dunque, ci si sposa per: amore!

Lungi dal poter affermare che l’amore fosse qualcosa di “sconosciuto” agli uomini del passato, (ho l’indimostrabile impressione che la specie sapiens sia cambiata poco o nulla nelle poche migliaia di anni di storia conosciuta) va solo rilevato che il suo ruolo nell’economia sociale era semplicemente diverso, vissuto in altro modo, con altre ripercussioni.

Parimenti nella mia isolatissima vicenda umana (di scapolo) devo constatare (ne parlo perché è pertinente: sono un sapiens anche io) di essermi sì innamorato, ma sempre delle persone sbagliate, e quindi, in effetti di NON essermi innamorato mai (ai fini pratici delle nozze). Se tutti facessero come me (per me benone!) la società non avrebbe strutture. Ho però visto molte coppie, meno intransigenti di me, aver fondato la loro unione palesemente su altre motivazioni (che l’amore), ma sempre, sempre, sempre dichiarando, anche in modo assai ipocrita, il contrario. Oggi è visto come squallido sposarsi senza amarsi! Per quanto si sia consapevoli di come sia difficile trovare qualcuno da amare ed essere amati a nostra volta!

Orbene. Se quello che conta è il sentimento, e non la trasmissione di beni ereditari, o altre ragioni economiche (che pure contano e che appunto sarebbero argomenti anch’essi pro matrimonio gay) o la difesa della prole, o demografiche e quant’altro. Per quale ragione l’insorgere di un sentimento sincero tra due persone (esseri umani) dello stesso sesso, tra l’altro contrassegnato dalla presenza di un desiderio, una brama sessuale (quindi più forte e distinto dalla semplice amicizia) dovrebbe essere diverso da quello eterosessuale?

Se si impediscono i matrimoni omosessuali si relega il rapporto, del quale essi chiedono l’ufficializzazione, a semplice relazione amichevole, mentre è palesemente tutt’altro! Se dovessimo decidere se una relazione stabile tra due persone omosessuali, conviventi, che fanno sesso, etc. somiglia più a una amicizia, o a un matrimonio, che dovremmo dire? Gli eterosessuali fanno di solito sesso omosessuale coi loro amici solo perché si vogliono bene? O vogliono una ufficializzazione del loro vincolo? Non si fanno più nemmeno i patti di sangue!

E se di questa relazione, del sentimento che li accompagna, etc. i soggetti implicati chiedono una ufficializzazione coram populo, quale sarebbe il problema? Perché non dovrebbero avere come altri un riconoscimento sociale della loro unione? Solo perché non s’è mai fatto? Neppure s’è mai prima basato il matrimonio sull’amore tra esseri umani, e neppure molte altre cose sono mai state fatte prima di ora, eppure ora si fanno!

Il comportamento che assumono nella vita quotidiana le coppie omosessuali è, riconosciamolo,  del tutto normale e esattamente analogo a quello di quelle eterosessuali: vivono insieme, fanno la spesa, cucinano, dormono abbracciati, litigano, si riappacificano, fanno sesso etc. Invece di dover usare presidi contraccettivi, hanno il problema risolto alla radice.

Ammettiamolo! Di sfuggita! Forse la diffusione dell’omosessualità a cui diamo tanto risalto e di cui si fornisce inopinatamente una lettura moralistica, non è altro che il risultato di un meccanismo naturale di reazione della specie alla eccessiva antropizzazione di un luogo e non abilita nessun giudizio di valore o ingerenza esterna, come nessun altro comportamento sessuale consensuale e non lesivo di integrità o sviluppo altrui lo abilita.

L’unica, davvero l’unica, cosa che cambia tra le relazioni etero e omo è che nelle seconde le femmine faranno sesso tra loro, e i maschi pure. Nella vita di un maschio ciò implica una penetrazione anale o orale con altro maschio. Ma quanto dovrebbe essere significativo questo gesto? Quanto riprovevole? E perché, poi, crea tanto disagio, schifo, rifiuto, quando non è affatto nulla di speciale, o di così rilevante? Né poi diverso da altre pratiche e penetrazioni che si realizzano in tutte le case ogni giorno. Io stento a capirlo!

Cosa ha di così significativo o fastidioso la penetrazione anale maschile? Un gesto che durerà nella vita di un individuo poche ore a settimana! Se parliamo di schifo, ad immaginarci in dettaglio le scene, potremmo provarne per molte situazioni diverse, (vecchi-giovani, coprofagia, sadomasochismo, o anche scialbo e poco soddisfacente sesso convenzionale un po’ gelido da focolarino) dopotutto ognuno ha le sue avversioni e simpatie, amori e odi, pretese e esigenze, non discutiamone, non sono esse che ci fanno motivare le scelte generali, mai. Fa ribrezzo pensare a nostri amici, magari brutti, impegnati nell’atto, o ai nostri genitori, anche se belli. Ragioni e reazioni culturali! Perché, poi, del lesbismo nessuno s’è lamentato mai in questi termini… nessuno parla di “schifo” quando si menzionano le coppie di donne (al massimo ci si arrazza).

Però! Siccome qualcuno, che magari tollera sangue e violenza, morti e massacri, volgarità e incultura, menzogna e ipocrisia, o inquinamento e sporcizia (cioè cose che davvero ripugnano, ed è comprensibile che ripugnino, dato che nuocciono a qualcuno, o alla specie) non tollera la penetrazione anale omosessuale, tutta la società deve fermarsi, andare contro logica e, invece di trattare il simile come simile, e il diverso come diverso, deve fingere che il sentimento insorto tra due persone dello stesso sesso non sia amore, o deve negare, il che è crudele e inammissibile, a chi ama un altro essere umano, la possibilità di ratificare tutto ciò dinanzi alla società, assumendosi gli stessi impegni, a radice della nascita del vincolo anche giuridico che ne scaturisce, che tutti possono assumersi oggi, liberi da costrizioni!

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