2. PILLOLE DI DANTE: Il Toro Di Perillo

Dai Tristia di Ovidio si apprende che il tiranno di Agrigento Falaride commissionò all’ateniese Perillo un grosso toro di bronzo –o rame- (Inf. XXVII) dove rinchiudere nemici e condannati per ucciderli orribilmente facendoli arrostire a lungo.

Esso doveva essere costruito in modo tale che, dopo aver acceso un fuoco sotto la pancia della statua,  in virtù di una particolare acustica, le urla dell’agonizzante, fuoriuscendo dal muso dell’animale, si tramutassero in versi e muggiti simili a quelli di un toro infuriato, o, come dice Dante, trafitto dal dolore.

Quando esso fu messo a punto, il primo a sperimentarlo fu, però, il suo stesso costruttore. Una volta messosi dentro quello, per dar prova del funzionamento, Falaride non lo lasciò uscire, ma anzi fece accendere il fuoco per comprovarne anche le sonorità: così quell’elaboratore di orrori orribilmente perì come meritava, cosa buona e giusta, sentenzia Dante. Si narra che pure il tiranno, poi, perì in esso, quando Telemaco lo rovesciò dal trono.

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