20. PILLOLE DI DANTE: Giganti

Alti sui ventotto metri, Nembrot, Fialte, Anteo, (Inf. XXXI) sono i mostruosi giganti visti dal pellegrino prima di scendere nell’ultimo cerchio infernale, quello del lago ghiacciato di Cocito, ultimo dell’imbuto nero che deve attraversare per realizzare il suo percorso iniziatico e di salvezza.

Per colpa del tracotante progetto del primo (presentato anche in Purg. XII come esempio) di raggiungere il Cielo, nel mondo non si parla più una unica lingua: quella di emanazione direttamente divina anteriore alla costruzione della Torre di Babele.

Ora lui, inebetito, non capisce più alcun idioma e si esprime con parole non intese da nessuno: “Raphèl maì amècche zabì almi”, erompe troncando paurosamente le riflessioni del poeta sulle dimensioni e la forza smisurata di tali bestioni.

Il secondo è feroce e ancora più grande del primo. Si tratta di uno dei due Aloidi ed è costretto, con un braccio dietro alla schiena e uno davanti, da una immane catena, per aver osato sfidare, minacciare fisicamente, e aggredire gli Dei dell’Olimpo e il sommo Zeus in persona.

Ebbe l’intenzione di scardinare il cielo sovrapponendo i monti Pelio e Ossa all’Olimpo e menare le mani contro le divinità: ormai è bloccato in eterno nei movimenti.

Ancora una volta, l’aggressione alla divinità pagana è aggressione all’unico vero Dio.

Per ultimo, al posto dello smisurato Briareo, che Dante curiosamente vorrebbe vedere, Virgilio lo conduce, invece, da Anteo, col proposito di servirsene.

C’è chi non esclude, fa dire il poeta da Virgilio al colosso, per blandirlo con una captatio benevolentiae e convincerlo a depositarli sul fondo del pozzo che i giganti orlano, che se egli si fosse unito alla grande battaglia di Flegra, contro gli Dei, gli esiti sarebbero potuti essere diversi.

Ovviamente ciò non potrebbe mai essere vero, meno che mai se vige una sorta di identificazione tra le supreme divinità pagane e l’unico Dio dei cristiani, ma le parole del mantovano non paiono assumere, come pure è stato detto, il tono di scherno verso un colosso pieno di sé e troppo poco intelligente per cogliere l’ironia.

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