24. PILLOLE DI DANTE: Origini Infernali

L’Inferno di Dante “narra di sé” in prima persona (incipit Inf. III). Sull’iscrizione incisa sull’architrave della porta scardinata dall’entrata di Cristo per sottrarre le anime degli antichi ebrei prima ospitati nel Limbo, esso dice di durare in eterno e di essere stato creato quando solo altre cose eterne erano state create.

Difatti esso si origina solo dopo la caduta di Lucifero, che, andando avanti, il pellegrino troverà incastrato, a creare venti gelidi con ali da pipistrello e masticare tre anime, al centro della terra: la parte dell’universo più lontana da Dio, nella cosmogonia del poeta.

Fino ad allora erano state create, appunto solo cose di durata eterna (Cieli, Intelligenze angeliche etc.), e la ribellione di Lucifero e la sua caduta conformano la topografia terrestre così come la immaginava Dante: l’emisfero australe, più nobile dei due, è sede dell’impatto dell’immane demone, che, cadendo di testa, si conficca con il busto in su verso quello boreale.

La terra, pur essendo solo materia bruta, nonostante, si ritrasse per l’orrore provocato dal Signore del Male: da un lato le terre emerse si assieparono tutte dalla parte opposta al punto dell’impatto, dall’altro, per evitare il contatto con il corpo terrificante dell’angelo caduto, formarono il condotto, “natural burella”, che Dante e Virgilio usano come via d’uscita verso il monte Purgatorio.

Quest’ultimo è composto proprio dal materiale residuo del condotto stesso. Il monte, immenso, nell’emisfero australe, per il resto privo di terre e sommerso interamente dalle acque, ospita, sulla sua cima, il Paradiso Terrestre da cui Adamo sarà scacciato; come racconterà lui stesso.

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