31. PILLOLE DI DANTE: Un Truculento Intreccio Familiare

Atene sotto assedio viene liberata solo grazie all’aiuto di Tereo. Egli ottiene perciò in sposa Procne -o Progne- (Purg. XVII), ma la loro unione, disgraziatamente, viene officiata dalle Eumenidi: le dee della vendetta femminile.

Una volta in Tracia, terra di Tereo, i due coniugi concepiscono un figlio: Iti. Dopo cinque anni Procne, presa da inguaribile nostalgia per la sorella lontana, chiede ed ottiene che il marito si rechi ad Atene e preghi il padre Pandione di lasciarla andare in Tracia a trovarla.

Tuttavia, quando Tereo vede Filomela, viene assalito da una bruciante e folle passione per lei. Una volta sbarcati, Tereo conduce Filomela in una stalla e la prende con la forza. Lei, dolente e incolpevole della violenza subita, minaccia di rivelare tutto agli Dei, ai boschi e agli uomini, e così, affinché non riesca a dar seguito ai suoi propositi delatori, Tereo, incollerito e spaventato al contempo, la imprigiona, le mozza la lingua affinché non parli e si reca dalla consorte con la falsa notizia della morte dell’amata sorella. 

Un anno dopo Filomela riesce comunque a ricamare su una tela il racconto dello stupro e la fa recapitare a Procne. Lei, distrutta dalla notizia, sfrutta la notte dei baccanali per liberare la sorella. Poi, madre degenere, infierisce sul suo stesso figlio Iti, lo uccide, lo cucina e lo serve a Tereo.

Dopo che questi ha mangiato, ignaro, la carne del suo stesso figlio, Filomela si manifesta, insozza di sangue il re e gli tira in faccia la testa recisa di Iti. Tereo immerso nell’orrore più nero, si lancia all’inseguimento delle due sorelle, ma tutti e tre si trovano di colpo mutati in uccelli: Tereo in upupa, Filomela in usignolo, Procne in rondine.

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