4. PILLOLE DI DANTE: Il Bestemmiatore Capaneo

Il gigante Capaneo (Inf. XIV) fu tra i sette re che assediarono Tebe quando scoppiò la guerra tra Eteocle e Polinice, i figli di Edipo, dopo che il primo si rifiutò di stare ai patti ed abbandonare il trono della città, che, secondo accordi, avrebbero dovuto, invece, governare alternatamente per un anno ciascuno.

Sotto le mura, dotato di forza e superbia estreme e sovrumane, urla e cerca di ingaggiare deliranti tenzoni addirittura con Zeus in persona oltre che con altre divinità e semidivinità.

Nella tebaide di Stazio il colosso afferma “il coraggio è il mio Dio”.

Infine, stufo di tanta stolida tracotanza, Zeus lo centra con una delle sue terribili folgori.

Capaneo precipita immediatamente dalla cinta muraria di Tebe ad arrostirsi disteso e immobile sotto i fiocchi di fuoco dell’Inferno cristiano, tra i bestemmiatori: i violenti contro Dio.

Bestemmiare il Sommo Dio pagano è bestemmiare quello cristiano. D’altra parte al canto sesto del Purgatorio Dio viene appellato “Sommo Giove”.

Sul sabbione dove nevica fuoco, Dante assiste alla sua recita, all’ennesima e vana mostra di tracotanza dai tratti impossibili: sprezzante afferma di non essere mai cambiato, e d’esser sempre quello di una volta, incapace di abbassare la testa e sottomettersi a chicchessia, lui non permetterà a Giove di avere allegramente la sua vendetta.

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