5 Minuti d’odio: Cari Cantanti Italiani!

Ci risiamo! Nulla muta qui! Trascorso mezzo 2013 la top ten di musica italiana vede otto canzoni d’amore, un testo lagnoso di passiva e adolescenziale lamentela “sociale”, uno ancora più lagnoso contro la chiusura mentale. Inutile dire che quest’ultimo è solo l’ennesima trita riproposizione di una scialba ed erronea posizione “progressista” del tutto insensata e ipocrita, il classico pregiudizio di sinistra all’italiana fondato sul senso di colpa cristiano: che suona bene e altrettanto bene fa al paese da decenni.

Allora mi chiedo: che vita hanno i cantanti italiani, ma soprattutto gli italiani miei compaesani? Deve essere una vita del tutto diversa dalla mia, con tutt’altre inquietudini, problematiche, perché a me proprio nel 2013 di parlare di amori impossibili e intensissimi, di voler partire con una “lei” per non si sa dove e amenità varie, non è che non me ne freghi niente, e mi sembri parecchio ridicolo, mi pare proprio impossibile! Lamentarmi poi, così: passivo, senza azione, me ne va ancora di meno.

Che poi… sarò forse l’unico che in giro non vede praticamente una sola persona innamorata? “Amore”, “amore”, ma che amore? Non vedo ai tavolini che coppie più o meno scialbe, tanta gente sola, gente sola pure se unita a qualcuno: più sola di me! Ma di che vogliamo parlare? Che senso ha? Che vita si vive? Perché nell’assiologia dell’italiano medio vedo altro che l’amore a fondamento. Non mi pare ci siano tutti questi sentimentali in giro, palpitazioni, prese di posizione ardimentose, baci ardenti, passioni; mai visto qualcosa tipo: qualcuna che ti si mette a correre dietro sotto la pioggia battente ti raggiunge, gira di forza e mette la lingua in bocca sussurrando “ti amo”, eppure di pioggia ce n’è stata quest’anno. La gente non vuole bagnarsi e basta!

Ammettiamo che la musica in questione sia arte. Ammettiamo anche che l’arte abbia una qualche missione, o scopo, ecco cosa rimane: intrattenimento! Distrazione delle masse con sogni fatui, banali, invero con una forte nota pecoreccia e dozzinale a misura di popolo. Poetica, come dire? Come definirla? Poetica di merda! Ecco come definirla. Brutta, volgare, sciatta, scontata, melensa. Non è certo scopo dell’arte attuale l’interpretare le inquietudini del momento storico, svegliare le coscienze, meno che mai catturare brani di “eternità” della specie umana: paure, aspirazioni, scopi, comuni a tutti da sempre.

Forse non ci siamo capiti, cari i miei timidi e distratti artisti e concittadini persi tra zoccole angelo e piagnistei vari: si sta tornando al medioevo! Avrete una vita incerta, da schiavi, con potenti sempre più potenti e voi con sempre meno diritti. Sarete costretti a mendicare, a tacere (anche se già lo fate e pare che vi ci troviate a gusto) sarete ricattabili, infelici, servi, poveri. Non arriverà nessuno a salvarvi, e non ve ne andrete da nessuna parte con nessuna donna angelo!

E parlate e pensate all’amore? All’amore di chi? Con chi? Con che coraggio, se non se ne vede in giro mai, di coraggio? Per amare ce ne vuole invece, mica è per tutti! Non siete innamorati di niente e non farete innamorare nessuno! Non amate manco voi stessi, il paese, insomma quelle quattro cazzate in croce che però, a non essere dei nichilisti estremi, ci si potrebbe pure tenere. Avete il peggio di un nichilista (l’inazione) senza esserlo! Dei geni! E come osate definirvi artisti!?

Si torna al medioevo, al feudo, al Don Rodrigo di turno che si fotterà la vostra innamorata. Sì, quella donna che, a sentire la robaccia che gira tra tv e radio, sarebbe il centro della vostra vita da servi. E voi donne non avrete dei “Che” da ammirare qui e di cui innamorarvi, non rimarrà nient’altro che maschi evirati dalla sottomissione. E non fate niente? Non vi viene in mente niente? Niente altro che continuare nel 2013 a comporre e sentire la solita merda compaesana? Le canzoncine d’amore!

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