5. PILLOLE DI DANTE: La Morte Di Manfredi Di Sicilia

Nel 1266 a Benevento l’aquila d’oro dell’elmo dell’autoproclamatosi re Manfredi di Sicilia (Purg. III) discendenza –illegittima- del “secondo vento di soave” (Federico II, della casa di Svevia), si stacca e cade a terra poco prima dello scontro con le milizie francesi. Pessimo omen!

Le milizie siciliane, saracene e teutoniche difesero strenuamente il loro re, mentre quelle italiane lo tradirono.

Non potendo evitare la sconfitta quel coraggioso preferì morire combattendo ed esaurire in campo tutto il suo immenso valore, piuttosto che arrendersi.

Tutti i nobili avversari francesi, riconoscendo il suo indiscutibile fegato in battaglia e nella vita, lasciarono in sfilata un sasso ciascuno sul suo tumulo, scavato nel terreno dove aveva trovato la morte.

Il clero però -e in specie l’arcivescovo di Cosenza Bartolomeo Pignatelli, con il consenso dell’allora papa Clemente IV- non sopportò l’omaggio tributatogli: fece esumare dalla “grave mora” –la fossa così omaggiata di pietre- le sue ossa e le fece condurre senza insegne sacre in riva al fiume Liri, dove vennero gettate, insepolte- a tremare di vento e bagnarsi di pioggia.

(Visited 132 times, 1 visits today)