6. PILLOLE DI DANTE: Gli Occhi, e in Particolare quelli di Beatrice

Racconta Virgilio a Dante:

Poscia che m’ebbe ragionato questo,
li occhi lucenti lagrimando volse,
per che mi fece del venir più presto.

…Gli occhi di Beatrice (Inf. II) che poco sopra “Lucevan … più che la stella” (singolare per plurale) ora piangono per il poeta smarritosi nella selva, e il collega mantovano, accorato, si affretta a soccorrere il fiorentino.

Dante, prima titubante e invaso da paura e codardia, rispetto all’arduo e sovrumano viaggio da compiere, appreso dell’interessamento della sua amata, reagisce come i fiori, chiusi e curvati dalla morsa del gelo, ai tiepidi raggi del sole.

Gli occhi sono l’elemento cardine dello Stilnovo (cfr. Dante, Lapo Gianni, etc.) in Beatrice è da essi che si sprigiona la bellezza, e la luce di Dio, che vedono e riflettono.

Beatrice appare solo per mezzo dei suoi occhi fino ad ora, essi sono l’unico elemento di fisicità, e danno luce.

Anche in Purgatorio (XXVII) congedandosi –magnificamente- dal discepolo, Virgilio alluderà a quegli splendidi e luminosi occhi di beata, visti nel limbo che lo smossero al soccorso: “…vegnan lieti li occhi belli…”

Poco dopo, sempre in Purgatorio, sull’Eden, Dante vede occhi così belli, che neppure quelli di Venere innamorata –per errore di suo figlio Cupido che la aveva trafitta con una delle sue frecce- di Adone potevano competere: sono quelli di Matelda.

E gli occhi sono anche essi strali: quelli di Beatrice feriscono e percuotono, trafiggono Dante (Purg. XXX) come già il poeta aveva scritto nelle Rime (LXVII) “…entro ‘n quel cor che i belli occhi feriro quando li aperse Amor…”

Gli occhi saranno anche chiamati “lucerne” in accordo con Matteo: “Lucerna corporis tui est oculus”, ed infatti anche quelli di Lucia, la santa che aveva avvisato Beatrice della situazione peccaminosa in cui si trovava Dante e la aveva mossa ad intervenire, rifulgono (Purg. IX) e lei parla solo attraverso essi, senza aprire bocca.

Dagli occhi viene anche lo spavento, si intende il carattere, o il sentimento;  tanto per citare qualcosa: Caronte ha occhi di brace, e Cerbero vermigli, Farfarello –diavolo- vuol incutere timore proprio stravolgendo gli occhi, Cesare ha occhi di sparviero  –grifagni-, Paolo e Francesca sono indotti dalla lettura a guardarsi negli occhi –“li occhi ci sospinse”- finendo per amarsi, Ciacco torce gli occhi da umani a bestiali, quando smette di parlare, e similmente si comporta l’usuraio, ed anche Ugolino li storce riprendendo la sua figura ferina di divoratore della nuca di Ruggeri.

E, concludendo, ricordiamo che è dagli occhi che la Gorgone –Medusa- tramuta in pietra gli esseri umani, tanto che, dinanzi al pericolo, nel nono dell’Inferno, Dante li chiude e copre con le sue mani, e Virgilio si assicura sovrapponendo anche le sue di fantasma.

(Visited 969 times, 1 visits today)