A Cecco

Un tentativo di omaggio a Cecco Angiolieri, senza rifargli il verso, ma cercando di reinterpretare ed attualizzare la sua ostilità universale trascinandola fuori dal sociale (Papa, Imperatore, etc.) e rendendola chimera di salvezza dai dolori della vita. Non è una poesia, ma solo una serie di frasi (5) in cui il ritmo è dato unicamente dall’estensione piuttosto lunga delle prime due e da un significativo accorciamento delle restanti, oltre a un epilogo beffardo e assonante in anticlimax con l’incedere pomposo e inappellabile delle precedenti. L’escalation è data dalla conversione di un corpo umano, preso solo come ammasso d’atomi, in un’arma prima, con effetti solo sul pianeta, poi in un oggetto stellare privo di luce, ed infine un ambiguo accecante abbaglio dai tratti biblici e quindi un evento sconosciuto all’esperienza scientifica. 

 

Ah, potessi esser tale che tutti gli atomi del mio corpo sprigionassero siffatta esplosione termonucleare da devastare ogni sogno umano, e coprire d’una fuliggine così spessa il pianeta fino a privarlo d’ogni traccia di vita!

O magari essere condensato tanto da divenire un buco nero che macinasse tutto il conosciuto e ogni luce defecandolo in una poltiglia grigia e spenta d’altro universo privo di Dio, Natura, madri, padri, vinco d’amore e conoscenza!

Liberarmi di ogni laccio, affetto, debito, sofferenza, illusione, scopo, sconfitta!

Oppure avvampare tanto, abbagliante sì da accecare e intronare l’universo intero e stordirlo sino alla demenza estrema.

Orbene mi contento di fottere e bere, stordirmi io e non vedere.

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