A Ritroso

Attorno al 922CE il famoso Aḥmad ibn Faḍlān (…ibn al-ʿAbbās ibn Rāšid ibn Ḥammād), viaggiatore arabo ancora molto celebre e protagonista anche di film hollywoodiani, incontra una popolazione vichinga, di Rus’, e tramanda copiose notizie sui loro usi e costumi.

Il suo testo è a tutt’oggi ritradotto e ripubblicato in molte lingue, e fonte tra le più importanti per gli studiosi delle popolazioni nordiche; per esempio Ibn Fadlan and the Land of Darkness: Arab Travellers in the Far North, Penguin 2012.

Nello scritto, l’antico studioso riporta anche il rito funebre di un capo della popolazione, scena di interesse sommo e di almeno altrettanta crudezza ai nostri occhi.

Rileggendola l’attenzione mi è caduta su un particolare preciso che mi ha fatto riflettere e che non ricordavo.

Durante il rituale si dà un sacrificio umano, una schiava del signore si offre volontariamente di accompagnarlo nell’aldilà, e dopo varie pratiche specifiche che contemplano anche sesso rituale con vari uomini, viene da essi e da una “strega” uccisa e deposta nella barca in cui giace il cadavere del vichingo.

La strega è descritta come una vecchia assai brutta, che rappresenta la morte; successivamente il parente più prossimo del defunto, questo il punto che mi ha incuriosito maggiormente, si avvicina alla barca nudo e con una torcia in mano, procedendo (camminando) all’indietro.

Il camminare all’indietro ha evidentemente un preciso valore simbolico per le popolazioni in questione e non solo, dato che lo si trova in innumerevoli altre situazioni rituali e magiche; per esempio nelle antiche saghe la vǫlva, una strega e oracolo, forte in rituali magici e di divinazione, è ripetutamente detta camminare all’indietro nelle sue pratiche oscene. A titolo di curiosità, in altri contesti culturali, possiamo ricordare che è tipico delle interazioni con il mondo dei morti non solo l’affrontarlo di spalle, ma è anche proibito voltarsi indietro, errore compiuto da Orfeo nella sua catabasi per riscattare l’amata Euridice (si volta, la guarda per verificare che di lei in effetti si tratti e la perde per sempre). Tra tante altre situazioni, però, questo particolare fa subito tornare in mente i maghi e gli indovini dell’Inferno di Dante.

Alla Bolgia quarta, Dante e Virgilio vedono la processione di persone che vanno all’indietro e con il capo totalmente girato (a 180°) sulle spalle. Si tratta appunto di maghi e indovini, tre essi c’è anche una strega, Manto. Fanno “ritroso calle” afferma il poeta, perché troppo vollero vedere in avanti, ora non possono che guardare indietro. Il contrappasso pare dei più lineari, ma in effetti è, invece, dei più elaborati e con la complicazione erudita aumenta enormemente anche il suo fascino. Inoltre, una cosa è il voler scrutare il futuro e essere costretti perciò a guardare solo indietro (testa completamente girata), un’altra, forse, è il dover procedere all’indietro.

Non riporterò quanto di solito affermato dagli studiosi veri, ci sono varie interpretazioni della loro colpa, che nel testo è sancita dalla domanda retorica di Virgilio: “chi è più scellerato di colui che al giudizio divino passion comporta?”, verso dei più intricati e che ha dato il via a elaboratissime elucubrazioni tutte molto raffinate.

Quello che mi preme di realizzare è una riflessione sulla situazione alla luce delle nostre attuali conoscenze dell’universo e dei suoi meccanismi, considerazioni che non avrebbero mai potuto (probabilmente) trovare posto nella mente di uomini antichi. Eppure…

Maghi e indovini e specie i secondi, avrebbero la presunzione di arrivare a conoscere, e così persino riuscire a cambiare, il futuro, che è per definizione ignoto, specie, nella concezione teologica cristiana, a causa del libero arbitrio. L’uomo non è predestinato (determinismo), ma agisce liberamente, e se Dio sa come agirà in virtù della sua onniscienza, egli resta libero, e a nessun altro che al Sommo è dato sapere altrettanto delle scelte di ciascun individuo. Il mondo, il futuro è incerto per definizione; voler osar scardinare questo principio è di per sé empio e sanzionabile.    

Ammettiamo però che non è facile resistere alla tentazione di prevedere ciò che avverrà, d’altra parte è pure vero e tutti si è osservato che, avendo abbastanza dati, il verificarsi di alcuni avvenimenti risulta essere piuttosto scontato. Se lascerai cadere una pietra da una torre, essa toccherà terra e lo farà in accordo con delle leggi fisiche. Più si conosce del mondo, più si è “intelligenti” e preparati, più sarà possibile avere un’idea accurata di ciò che succederà nel futuro. E conoscerlo con esattezza è un sogno dell’essere umano, antico quanto lo è la sua specie.

La magia però non si limita a questo, pretende a volte di arrivare a ben altro, ed in particolare, specie in alcune pratiche alchemiche, pretende di invertire il normale corso degli eventi, invertirne la direzionalità. Questo a ben vedere significa, tutto sommato sempre, il procedere all’incontrario del tempo e non meramente anticipare il contenuto del futuro.

Il tempo della divinazione rimane “intonso”, scorre nell’apparente direzione vettoriale che gli è propria e che illusoriamente e intuitivamente appare procedere “in avanti”. Nella concezione classica il tempo si limita a “testimoniare il cambiamento”: le cose cambiano, il tempo scorre, l’indovino sa già cosa avverrà.

Oggi il tempo è tutt’altro che un valore assoluto o del tutto astratto o indipendente dalla materia. Il concetto di contemporaneità è stato smantellato, come tanto altro, dalla relatività; “un secondo” per un osservatore, non è detto corrisponda al “secondo” di un altro osservatore, la durata è inscindibile dallo spazio in cui è percepita, dalla sua curvatura data dalla presenza di accelerazione gravitazionale. La successione degli eventi non è più chiara.

Tutto ciò concesso, il tempo conserva sempre e comunque una sua vettorialità, che al momento non pare possa avere eccezioni. Se si parla di “viaggio nel tempo” si parla di una “diversa velocità” alla quale trasferirsi nel futuro, ma nessuno riesce al momento neppure a teorizzare una maniera per poter “riavvolgere il nastro” e tornare a stati pregressi, al passato.

La magia, tutto sommato, molte volte parrebbe pretendere questo limitatamente a certe situazioni particolari: ringiovanire, resuscitare, etc.; vorrebbe invertire la meccanica delle cose e riportarle a uno stato anteriore al presente. Anche senza finire in incomprensibili (per uomini del passato) discorsi di fisica, non solo sullo spaziotempo, ma anche sulle leggi della termodinamica, sulla conservazione e il deterioramento dell’energia e l’aumento costante dell’entropia, anche nell’antichità si era però notata una determinata direzionalità degli eventi, conforme all’illusorio scorrere di un tempo “assoluto” (cioè valido per tutti in ogni contesto, o cornice di riferimento).

Forse il procedere a ritroso che uomini di tante culture e di tante epoche hanno immaginato come punto centrale delle pretese magiche e alchemiche, altro non è che la testimonianza della comprensione della direzionalità inappellabile che il cambiamento conserva anche nella nostra oggi raffinatissima rappresentazione dell’universo.

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