Amarcord dal Liceo

Un’amica mi consiglia una vecchia trasmissione radio, ed ecco che mi trovo a ripensare a quanto sia strana la situazione per cui una minuta signora, eternamente di mezz’età avanzata, capello in filo d’argento, pelle diafana, ossa di gesso da lavagna, filo di perle della compianta ava materna e patriota garibaldina, dal sorriso delicato, ma gelido e marmoreo al contempo, con calma assoluta -nessuna fretta o minima disposizione ad alterarsi ed accelerare alcunché nell’esistenza tutta-, e con voce lieve e il massimo distacco e naturalezza, ti parla di argomenti che dovrebbero drizzarti i peli, atroci abomini e efferatezze… pacata come se stesse conversando del tempo che fa, dell’insipida cena della sera prima alle sette della sera, ancora con la luce, o delle esigue opzioni per quella dopo sempre alle sette della sera e ancora con la luce; inoltre, tra tutto il feroce delirio narrativo, la ricordi che va ponendo l’attenzione solo su quanto poco tu sappia e abbia sempre saputo la sua materia, quanto poco tu abbia studiato, e presti attenzione in classe.

È la professoressa di greco antico, la più strana delle impiegate statali e forse delle creature che l’Italia abbia mai partorito. Spesso solinga e impercettibilmente inacidita -o no! forse piuttosto… stantia e solennemente mantenuta a rispettosa distanza, come un cracker ormai un po’ morbido- educata e di gusti e traiettoria biografica assolutamente innocui e anodini, è diventata per decenni la depositaria monocorde e piuttosto noiosa di una tradizione antichissima, che si ritrova tra le mani, ma che non fa per lei e non le appartiene in nulla, che s’era creata per tutt’altre ragioni che il suo sostentamento a minestre e diete vegetali. Eppure, per una serie di stranissimi e impensabili, inconcepibili rimpalli, casi, sovrapposizioni -legislazioni e inerzie-, in virtù di caparbietà e un concorso pubblico, di piani di studio deliranti quanto le sue storie, è finita fino a noi proprio così com’è! Con tutta la stranezza che incarna! Chi avrebbe mai potuto prevedere nell’agorà, la nascita un giorno lontano, di una figura del genere?
Mese dopo mese esige, senza parole, uno stipendio che puntualmente le arriva, affinché possa rivolgersi, quasi invisibile e inesistente, a generazioni di assoluti indifferenti, eccitati ed eccitanti quanto lo è lei, recettivi quanto può esserlo chi, scalpitando dentro, a quindici anni o giù di lì, deve ripetere qualcosa di incomprensibile a memoria e per forza, mentre vorrebbe essere altrove in primavera, a dimenticarsi a pallonate, o a batticuori per baci spesso mai dati, di tutto quel bizzarro sapere, divenuto ridicolo, e incespicato sino al terzo millennio, nessuno sa bene come e perché: ammazzamenti, punizioni, stragi, violenze sessuali, concupiscenza, omosessualità, stupri, guerre, infanticidi, amputazioni e menomazioni di ogni tipo, cecità, sangue a oceani, mostri tremendi, persino Dei mostruosi, o vendicativi e instabili, o volubili, o rancorosi, adulteri, carneficine, metamorfosi, parricidi, matricidi, incesti.

La vita è uno strano sogno! Se uno si svegliasse con questo bislacco personaggio nella mente la mattina, non penserebbe mai, neppure per un attimo, che esso è realmente esistente. Francamente non so neppure se ancora esista, e se esista ancora il Liceo Classico, nella Repubblica Italiana, dove era uso operare.
Invero non so più neppure se quella lontana scuola, in una città ancor più lontana, sia mai realmente esistita e con essa tutte quelle strane storie che vagamente mi pare di ricordare, come da un sogno, al risveglio preoccupato dopo un pranzo imprudentemente pesante, in un’estate dall’afa inflessibile, dove dovresti mangiar meno e studiare di più il greco antico da recuperare a settembre.

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