Animalisti

Non capirò mai cosa significhi in effetti la parola “naturale”, ma meno ancora l’atteggiamento schizofrenico degli animalisti rispetto a come trattare le specie terrestri, in particolare quando si riferiscono a tale concetto.

La mia visione delle cose è chiara, non la ripeterò.

Nel linguaggio corrente attuale (in passato non era così) “naturale” è considerato quasi opposto ad “artificiale”. Un bosco è natura, un tribunale no. Un rimedio con le erbe è naturale, un vaccino no. La cocaina non è naturale perché si usa la chimica per ricavarla, e così l’oro, ma un tetto in legno lo è e così magari pure una staccionata. Un cane che caca è naturale, un filosofo che scrive un libro di filosofia no. A volte naturale è considerato l’habitat selvaggio, mentre ciò che è costruito dall’essere umano se ne distacca e non lo è più. Il Grand Canyon è natura, Los Angeles, evidentemente no. La fioritura di Castelluccio, con tutto che siano campi coltivati, è natura, un grattacielo no. E via discorrendo.

Natura è quindi quella “cosa” che va avanti da sola, in assenza dell’uomo. Se l’uomo le si accosta la sporca, contamina, insozza, deturpa, etc. L’uomo, ne farebbe pure parte, ne fa inevitabilmente parte, anzi, ma se vuole vivere “secondo natura” deve “rispettarla” (mai capito che voglia dire) viverci in una strana simbiosi, dove non prenda più del minimo necessario per vivere, o che lei offre, insomma deve intaccarla al minimo (al limite cercando di non sterminare neppure naturali malattie di piccoli batteri che pure loro, sarebbero da considerarsi parte della natura stessa).

Un animale nel suo ambiente naturale, selvaggio, va lasciato “libero”, non va altro che osservato con discrezione, senza spaventarlo, stressarlo.

L’uccello in gabbia è disdicevole, il pesce nell’acquario pure, per non parlare del circo.

Da un lato però non ho mai capito se questa “libertà” di cui si parla sia un concetto che possa essere applicato agli animali. Sono felici nella condizione in cui sono? Questo è il punto? Perché la “natura” è pure una gran bella lotta, costa sofferenze, fatica. E ancora, possono essere “felici” gli animali? È “naturale” umanizzare le bestie (intelligenti, chi lo nega?) e parlare di “libertà”, “felicità”, “sfruttamento”, laddove, nel loro mondo, regnano regole spietate (dal punto di vista umano) e parecchio dolorose? E specie visto che loro non hanno gli strumenti per porsi problemi e darsi risposte, ma fuggono solo il dolore, e cercano il beneficio?

Insomma, un animale va aiutato, o no? È legittimo volergli bene e aiutarlo a soffrire meno, o va lasciato in “pace”? Si tratta di rispetto delle proprie inclinazioni, o di abbandono? Va fatto lottare fino all’inevitabile fine, senza problemi?

Una tigre in gabbia pare avere nostalgia della giungla, ma sarà vero? La tigre sì, assicurano gli esperti, è nata per stare nella giungla, e non è che ci sta perché ci si trova, ma pure “gli piace”. Quindi non ama mangiare a sbafo, ma uccidere (altri animali! I credenti se la prendano col creatore, verrebbe da dire).

Non saprei, osservo me stesso e vedo che a volte persino io non riesco ad evitare di compiere “scelte” irrazionali dettate da un’indole misteriosa che mi condiziona e che seguo seppure dolorosa. Ci somigliamo tutti noi mammiferi, forse qualche parentela si trova, nelle aspirazioni e nei comportamenti.

Il gatto no! Il gatto va tenuto in casa e amato, non gli manca mai la vita di strada. Va pure castrato o puzza, ma gli amici degli animali rimangono tali anche se castrano i gatti.

Non voglio usare questo argomento in modo emotivo, dico solo che si usa la scienza e l’artificio per far vivere la “natura” con noi, ma si fa finta di nulla, è un episodio, con altri, che si dimentica subito. Come il “turismo naturale”, non ha nulla di naturale, ma non ci si sofferma a pensarci, o si rompe la magia che ci fa sentire insoddisfatti e inconsolabili nella nostre gabbie di civiltà. L’importante è avere un pretesto per lamentarci. Come gli adolescenti! Forse la “natura” (evoluzione?) vuole che non ci passi mai la fase adolescenziale.

Preciso che ovviamente castrare un gatto non è lo stesso che castrare un essere umano, io ho ben chiare le differenze, il sapiens nel sesso veicola una tale mole di questioni, inedite nelle altre specie, che ogni paragone sarebbe risibile. Ma una volta castrato il gatto, l’amore prosegue. In senso naturale? È natura quella o artificio?

E dire che il cane, o il gatto, con la loro più limitata capacità di soffrire valgono come una scimmia umana, che per abietta che sia di “cazzi” nella vita ne ha tanti, è un atteggiamento sano? Comprensibile? Su che si basa?

Il cane l’abbiamo creato noi, noi umani, quello, simile a lui, che ama la natura selvaggia è solo il lupo, o la volpe, al limite. Che però la ama fino a che non trova un civilizzato pollaio, che razzia. È un comportamento naturale, prendere e depredare da dove c’è. Quello che non è naturale, come al solito, è costruire pollai! O sì?

Ma il cane in appartamento, si sente a suo completo agio? I baci gli piacciono? Parrebbe di sì. Qui però ognuno ha le sue opinioni. A volte la natura e la sua bellicosità sono necessarie all’animale, deve correre, deve sfogarsi, altre volte esso va salvato dalla sofferenza, amato, amato con gli stessi oggetti che vorremmo per noi, casa calda, poltrona, baci, etc. oggetti che in effetti i cani paiono gradire assai. E pure i gatti.

I serpenti? Possono essere rapiti al mondo selvaggio? amano i baci?

L’unica cosa chiara è che l’uomo come si muove contamina e deturpa, tutto il resto è magnifico e meraviglioso. Ancor più chiaro che ogni animalista ne sa più dell’altro quanto ad animali e a come assecondare al meglio le loro esigenze. Natura e selva, o amore e coccole in misure perfettamente equilibrate, per non pervertire l’indole, ma non far soffrire. Avere un animale è un’arte, non è scienza! Abietta scienza!

Ho potuto osservare che ciascuno in effetti asseconda a seconda della propria voglia di muoversi, correre, o stare a casa il proprio pezzetto di natura, in modo competente e impareggiabile.

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