Ano

Non riesco ad immaginare cosa avvenga negli altri Paesi, ma come succede a tutti in Italia, la prima volta che ho sentito la parola “ano” è stato alle elementari, a causa di un errore di ortografia sulla parola “anno”.

L’errore non era mio, per fortuna, all’epoca non usava farsi gli scrupoli di oggi, l’educazione vecchio stile, cattolicona bacchettona pedante, coi sensi di colpa e la vergogna, obblighi, doveri, fatica e tutto il resto dell’armamentario, era ancora in voga, latente pure dietro quella psicanalitica e laica che andava alla grande. Mica basta dire “non sono…” per non essere davvero, smettere di essere.

Mi ricordo che dissi tra me e me, mentre imperversava l’imbarazzo e tra gli scherni generali per la notizia: “che strano che persino una cosa del genere abbia un nome suo”. Mi pareva insignificante. 
Ero convinto che nella vita la parola non l’avrei mai usata; per che? Per dire che? Pensavo persino che la avrei dimenticata.
Dimenticarla non è possibile, è troppo simile ad “anno” e al nome “Anna”. Una volta saputolo, non ti uscirà più dalla testa!
Sull’uso, chi avrebbe mai immaginato all’epoca che invece quel “foro da cui esce la cacca” (così fu definito) fosse così importante e centro di tante attenzioni e fobie: a volte punto di orgasmo per le donne, altre surrogato della vagina per gli omosessuali e che ricevesse tante cure da parte di feticisti vari in così tante pratiche, di psicologi, psichiatri, mariti, mogli, e persino infermi, neurotici.

Mancava tanta di quella strada da fare, sarò stato alto un metro, che tutto quello che mi piaceva ha smesso di piacermi e tutto quello che non mi interessava o non mi piaceva ha iniziato a interessarmi e piacermi e poi smesso di nuovo. Strano che uno consideri se stesso ogni versione di sé che rinvenga nella memoria, e che consideri normale questo fatto. Si è così diversi.

Allora non avevo nemmeno sviluppato tutte le mie vaste potenzialità col lessico, e non sono non immaginavo che prima o poi mi sarei interessato agli ani, ma neppure che col buco di culo si potessero fare certi giochi o paragoni, e meno che mai giochini semantici e chiamarci persone, categorie intere di persone.

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