Astronauti

Della faccenda della Cristoforetti a me irrita davvero un solo fatto, che poi non è certo inedito, anzi, è tipico del procedere nazionale: la piaggeria a tutti i costi, certo servilismo strisciante. Vespa! Un servo liberto che ha fatto scuola! Con la sua faccia e voce da verme!

Per di più qualche povero cretino smanioso di farsi notare, risponde negando l’evidenza, come fa, se avete voglia di cavarvi gli occhi dopo aver letto oscene amenità, la Lucarelli, una coglionauta della rete patentata. E mio nuovo oggetto di antipatia. Ma lasciamo stare questa povera puledra idiota! A noi!

Che un astronauta sia una persona ammirevole per doti e dedizione, è persino imbarazzante doverlo ripetere. Non c’è discussione! Si tratta dell’eccellenza della specie umana, della nostra civiltà! Incarnano qualcosa di inedito nella storia sapiens e fanno per definizione qualcosa a cui solo i migliori possono arrivare.

Se esiste una missione che unisce scienza e sfida, che possiede una parte razionale alla quale si somma un sano spirito “prometeico” e “titanico”, insomma che unisce razionalità e sentimento nel migliore dei modi, essa è la conquista dello spazio.

E chi riesce, dato che ci vogliono doti notevoli, ed anche l’ulteriore fortuna di un fisico adatto, a spingersi sino a lì, va senza dubbio considerato un orgoglio per la specie umana. Certo si può e si deve essere orgogliosi anche di tutto il contorno. Come ho già puntualizzato rispetto al nazionalismo: chiunque collabora affinché la civiltà vada avanti, può sentirsi parte delle sue conquiste, che poi sono le conquiste dell’essere umano!

Sì, di tutta la specie umana! La scienza è solita collaborare al di là dei confini nazionali, oggi, e inoltre non c’è punto sul quale la collaborazione sia così spinta, dello spazio! Il resto del mondo rimane diviso, ma per fortuna c’è un punto in cui quello che si fa parla per tutti! Ed è lo spazio! Nello spazio ci va: la specie umana!

E addirittura forse anche qualcosa di più della sola specie umana. Ci va la vita autocosciente, ci va la materia in questo strano stato: la materia che cerca di comprendere sé stessa.

Dopo una prima fase inevitabilmente competitiva, con la seconda guerra mondiale appena terminata e il suo orrendo massacro costato ottanta milioni di vittime, con la guerra fredda a punto di iniziare e poi in corsa, oggi la cooperazione tra nazioni è massima. C’è una stazione spaziale internazionale, gli astronauti di ogni nazione, compresi russi, tedeschi, cinesi, francesi, hanno cooperato tra loro e sono stati ospiti nelle varie stazioni.

Il primo uomo nello spazio fu il russo Gagarin, nel 1961; all’epoca Von Braun, per gli USA, col suo team, non riusciva a concretizzare il successo che le sue capacità promettevano. Allora sì, era una questione di orgoglio nazionale conquistare lo spazio, e fu Kennedy a chiedere un ennesimo sforzo all’America del tempo, che rispose come già aveva fatto, in modo epico e unitario, e con il Saturn prima, e definitivamente con l’allunaggio dell’Apollo nel 1969 finirono in testa alla corsa, senza mai più mollarla.

Da allora tanto è cambiato, per fortuna, e solo l’Italia pare ferma a una strana epoca sua propria. L’Italia è ancora bisognosa di una cosa perfettamente inutile oggi: il mito. E per di più il mito nazionale! E per trovarne fa di tutto, come sempre si fa, senza ritegno e scrupoli, senza verità.

Non solo dà il giusto risalto a chi il risalto lo merita, ma calca la mano maldestramente, e cerca di isolare un successo in modo che appaia ancora maggiore. Così facendo, però, finisce per distorcerlo, renderlo grottesco, persino irritante, tradendo il suo vero spirito, la sua vera profondità. Insomma: lo sminuisce.

Come al solito in Italia si usa strumentalmente qualcosa (tutto) per un meschino, piccolo, patetico fine mediatico specifico. Facendo un paragone scemo: è come se si usasse la corona d’oro dell’imperatore romano, per aprire noci a tavola in una cena tra cafoni, che non sanno cosa hanno tra le mani.

Nello spazio hanno viaggiato 538 persone, dal 1961 con Gagarin primo tra tutti, per URSS; 7 astronauti nella storia sono stati italiani, solo 12 hanno calcato la Luna e sono tutti USA; 58 sono donne, Liu Yang, è stata la prima per la Cina nel 2012, Anousheh Ansari, per Iran e USA (dove vive), è stata la prima donna musulmana nello spazio, nel 2006.

Pensare nel 2015 che una donna nello spazio sia una “eccellenza” nel mondo per questo semplice fatto in sé, così come proposto dai media italiani e dalla patetica, avvilente politica nazionale, è semplicemente imbarazzante, umiliante. Davvero credete di essere ancora in tempo per formulare certe affermazioni?

Finire sempre per distorcere qualunque cosa per un fine piccolo e pidocchioso, provinciale, nazionale, “politico”, rende l’idea dello stato del Paese, uno stato preoccupante e fuori dal mondo.

Se non nascondi tutto il contesto attuale della ricerca spaziale, la Cristoforetti semmai colma una sorta di ritardo! Non per suo difetto, sia chiaro! Se poi “ritardo” c’è davvero e se davvero ‘sto cavolo di “gender” è così maledettamente importante! Se davvero per una persona razionale ed intelligente, è così diverso se nello spazio ci va un maschio o una femmina un asiatico o un nero. Se le “femmine” devono ancora dimostrare qualcosa… nel 2015. Ed assurgere al ridicolo status di “mamme orgogliose”. Bravi mammiferi!

Beh se così fosse, e non per colpa sua, ribadisco, ma per “quell’eccellente paese” che è l’Italia, la Cristoforetti da trentottesima donna in orbita, è un po’ in ritardo sullo scacchiere mondiale, l’Italia è in ritardo e la sua collocazione nella “hit parade” è in picchiata.  

Dobbiamo essere orgogliosi di lei, della nostra cooperazione internazionale alla conquista dello spazio, del fatto che nonostante tutto, sì, nonostante la nostra politica, il nostro straordinario grado di corruzione e sciatteria mentale, nonostante il giornalismo ebete che abbiamo, le divisioni tra la popolazione ancora allo stadio con partite truccate e in “guerra fredda”, si riesca ad essere lì. “I miracoli esistono”, mi pare già di sentire qualcuno gridare! W sant’Emidio!

Ma usare questa scienziata per fornire agli italiani una sorta di “orgoglio patriottico” è semplicemente umiliante.

La stampa nazionale non s’è mai occupata di scienza! Questa è la verità! Evidentemente non è una priorità, nella strana scala di valori nazionalpopolari. La stampa nazionale non si occupa di scienza e l’italiano medio non ha il mito della scienza. Ecco tutto!

Principalmente ci si occupa del Papa, e lo si fa come si deve fare con un re, blandendolo ed essendo ruffiani. Oggi, occasionalmente distratti, non potendosi inventare, così su due piedi, “un nuovo modo di trattare” l’oggetto della devozione, si sposta la tecnica utile per piaggiare il re, su altro, e sempre di piaggeria si tratta. Per un fine pidocchioso, come sempre, per galvanizzare un po’ una popolazione amareggiata, sfiduciata, vinta da uno strisciante nemico interno.

Nel 2015, usare un successo e una figura come la scienziata Cristoforetti, per orgoglio nazionale, invece che come simbolo della cooperazione mondiale (…quando vogliamo possiamo! Noi esseri umani ancora in guerra, ma…) o per lotta femminista e parità del sessi… mi viene da piangere! Ma davvero! Mi fa piangere!

Ma non voglio concludere con un brutto sentimento! Per noi sapiens sono importanti i sentimenti e non c’è da vergognarsi ed oggi c’è da celebrare!

Allora colgo l’occasione per ricordare le parole di un grandissimo tra i più grandi, di un grande essere umano e un grande genio. Maschio, femmina che importa? Di che nazionalità? Che importa? Quando nel 1990, cioè venticinque anni fa, scrisse la sua immortale riflessione sull’ultima foto mandata a Terra dalla sonda Voyager 1, quella che contiene il “Golden Record”, un disco d’oro con informazioni su di noi, gli esseri umani, affinché qualche intelligenza aliena possa sapere che esistiamo. O che siamo esistiti.

La foto è la “Pale Blue Dot”, dalla quale il nostro pianeta è colto dall’esterno più remoto a cui l’essere umano si sia spinto, ed appare come un piccolo, sbiadito, insignificante puntino azzurrognolo nelle vastità siderali.

Rileggiamo Sagan, per salutare la Cristoforetti, nell’orgoglio (certo!) di aver potuto contribuire come nazione, nonostante tutto, al progresso della scienza.

«Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.

Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che noi si abbia una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.

La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.
Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto.»

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