Attività pericolose, il coraggio …e il superpotere che sceglierei per me

Ci tengo a sottolineare (e potrei provarlo) che questo articolo, ovviamente tranne questa frase, è stato scritto prima dell’attentato di Parigi.

Il coraggio è da sempre per tantissime culture visto come una virtù, una bella caratteristica nell’essere umano. Numerose sono le sue celebrazioni nell’epica, per dirne una, e numerose anche le maniere che ogni civiltà ha avuto di farne mostra (iniziazioni varie, per esempio).

Probabilmente è apprezzato perché garantirebbe una maggiore possibilità di sopravvivenza; essere intraprendenti, prendersi dei rischi, accresce abilità e può portare a dei migliori risultati in termini di benessere.

Quindi alcuni selvaggi si lanciano con liane per le cascate e ognuno ha un suo rito più o meno stupido e delirante per sfoggiarlo in comunità.

Anche noi abbiamo (ancora) il “mito del coraggio”. Ci sono per esempio gli sport da combattimento, o i così detti sport estremi, la F1, il motociclismo e varie. Rischiosi! Si muore!

Ma cos’è in effetti il coraggio?

Il coraggio è un determinato atteggiamento verso l’ignoto e l’incerto. O meglio è l’atteggiamento intraprendente verso l’ignoto e l’incerto. L’incerto spaventa, per le conseguenze che può avere, ma si vince la paura e si va avanti. È quindi una accettazione di rischio realizzata però con criterio, dato che il coraggio non equivale affatto alla completa spericolatezza assoluta.

Se manca il rischio, il coraggio svanisce! Rimane solo la bravura-dote personale. E se manca un minimo di raziocinio anche.

Il coraggio è quindi una vittoria sulla paura, che uno percepisce, ma accantona, domina. C’è uno strano brivido nella vittoria sulla paura (anche quest’ultima serve alla sopravvivenza), da cui si può anche diventare dipendenti e che non è affatto la non percezione del pericolo.

Rimane comunque il fatto che se non c’è incertezza verso un esito, ma solo una difficoltà d’esecuzione tecnica per ottenerlo, non c’è mostra di coraggio, ma solo di bravura e capacità e ciò è qualcosa di assolutamente diverso.

Chi è sicuro di vincere, perché troppo superiore, non mostra “coraggio”, ne mostra solo quando il risultato è incerto. Altrimenti si sfoggia la muscolatura e basta, si è prepotenti.

In una gara del tutto priva di rischi, si mostra una particolare abilità e bravura, capacità rare nel condurre un’auto, ma non certo di un maggiore coraggio di chi si dedichi agli scacchi. Una volta resa la F1 completamente sicura, addio coraggio!

La rischiosità di una attività è data dal numero di volte in cui il tale rischio generico e astratto si concretizza. Se nessuno si fa mai male, l’attività semplicemente non è da definirsi pericolosa.

Sono ovviamente d’accordo con il realizzare sport estremi in relativa sicurezza, specie perché da tempo ho rinunciato ad apprezzare la mostra del “coraggio” sbandierato in modo puerile, ma se essi sport sono realizzati in totale sicurezza… ebbene non sono più sport estremi! Non indicano più il coraggio di un individuo ed è buona cosa chiamare le cose con il loro nome.

Il fatto di realizzare attività apparentemente rischiose, ma in effetti solo percepite in genere come spaventose o che provocano un’emozione forte (brivido), è indice di un particolare gusto-predisposizione personale (bungee jumping, per es.) ma non esattamente di coraggio in senso autentico.

Affrontare volontariamente una situazione difficile e incerta, fosse pure anche a scacchi, è invece un atteggiamento coraggioso.

Veniamo a un altro punto. Il fisico-allenamento col coraggio c’entra poco!

Il fisico è solo uno strumento, e oggi nemmeno più il principale, per poter svolgere certe attività. La preparazione per realizzare un’azione è scelta razionale e saggia. Acquisire ed accrescere le proprie abilità è non solo spontaneo nell’essere umano, ma anche fondamentale. Ma è frutto di strategia, quindi di intelligenza, è pianificazione.

Ma la preparazione (compresa quella fisica) può essere “nemica del coraggio” da un certo punto di vista.

Quando mi alleno, non essendo fondamentalmente un uomo d’azione, ma mite e di calamo, lo faccio per estrema diffidenza e sfiducia verso l’essere umano. Ciò serve, a minimizzare il rischio di essere aggredito! …Dopo un calcolo razionale per cui il tempo speso non mi sottragga troppo alle mie vere attività vitali.

Io ho paura, e quindi cerco di sapermi difendere. Non me ne va per niente di andare in palestra a me! Soffro per evitarmi una sofferenza maggiore: aggressioni, umiliazioni, etc.

Ci si dota di deterrenza, per scremare la possibilità di essere attaccati da coloro che sono disposti a ricorrere alla violenza, creandogli certe difficoltà. Quindi si incide sul loro coraggio, proponendogli una situazione di incertezza che li faccia desistere dall’aggressione. In vita mia ho visto che se sei mite e morbido (che poi è la mia naturale disposizione) la gente se ne approfitta… perché pochi sono coraggiosi, e molti solo vermi brutali.

Io disprezzo l’umanità, pur essendo un illuminato, ma la deterrenza serve proprio ad evitare la contesa, non a vincerla.

Se potessi mi munirei di casa blindata, recinto autonomamente elettrificato con annessa fonte di energia propria, di un cospicuo arsenale atomico e mi garantirei l’inattaccabilità personale.

Chi usa la violenza quando sa che è certamente efficace e invincibile per attaccare prepotentemente gli altri è solo un vigliacco, per forte, grosso, o abile che sia.

Affrontando ora il discorso da un punto di vista “nerd”, se mi si chiedesse quale superpotere preferirei avere, non avrei dubbi! Come detto, l’inattaccabilità.

Niente raggi gamma, invisibilità (per penetrare ignare fanciulle: l’opzione più quotata), tele di ragno, essere multimilionario e genio inventore, esoscheletri… diventare una massa verde e incontenibile se aggredito…

Ottenuto il mio superpotere, di lì in poi mi dedicherei solo alle mie attività intellettuali fidente del fatto che la scienza (o un miracolo, ma non ci credo) mi ha dotato di una assoluta e impenetrabile difesa.

Andrei dove mi aggrada, alle riunioni dell’ISIS o dell’ETA magari, seduto, fischiettante, senza che nessuno possa minacciarmi o cacciarmi, impedirmi di stare dove voglio e fare come preferisco, dicendo quello che penso di loro criminali comuni, cialtroni e stupidi. Tanto non possono fare nulla prepotentemente per farmi cambiare idea e atteggiamento…

Direi quello che penso esattamente come lo penso a chiunque, a volte anche esagerando, perché no? Per dispetto! Ci si deve pur divertire! Dal Papa, al più psicopatico dei soldati, o violento dei rissaioli, feroce dei dittatori… riderei di gusto dei gradassi, degli esaltati, dei megalomani, dei ricconi… prenderei per il culo mezzo mondo, praticamente. Ah, per non parlare delle vignette su Maometto! Che sottoscriverei per-so-nal-men-te.

Penso che diventerei l’essere più fastidioso della Terra, irritante come nessuno. Ma lì finirebbe la cosa.

Ma oggidì… Come dice il mio saggio amico: “amicus Plato, sed magis amica veritas, ma ancora più amica m’è la dentatura!”

Oggi non potrei mai farlo, è solo un sogno! Eh, ma è bello sognare! All’inizio di sicuro ci sarebbe da parte mia un po’ dell’atteggiamento inelegante tipico del parvenu, mi vedo a ruttare a Buckingam Palace e pisciare sul tappeto del più esclusivo Club della finanza mondiale, tirare sonori peti davanti allo sceicco.

Oggi non potrei dirlo, ma andrei alle partite di calcio fiorentino, o alle riunioni della curva, solo per far capire a certi soggetti quanto sono ridicoli. A 25-40 anni a pigliarvi a botte… su! Ma lo sapete che c’è gente che manda sonde nello spazio? Ma non vi sentite inferiori? Non vi vergognate? Che vi mettete pure in mostra, invece? Castrati! Non dovreste uscire di casa!

La scienza! Signori miei la scienza! Miei cerebroless!

Chiaramente sarei sincero con tutti, uomini e donne, sono per la parità dei sessi, io, mie care deficienti! Triade cinese? Risate! La Yakuza! Mi collasso! Che tatuaggi di merda ‘sti giapponesi! E dovreste fare paura? I cialtroni latitanti barricati in case di amianto da mafia siciliana… non c’è pertugio dove non mi potrei infilare pur di concedermi una buona cacata. Si sa, come si caca nel soggiorno di uno stronzo non si caca in nessun posto!

Oggi non posso dirlo, ma certi wrestler etc. grossi come montagne tatuati mi paiono uova di pasqua russe decorate… e gay. E i Bikers? Quando la smetteranno con il perenne cospaly? Si scherza! Io voglio bene a tutti! Oggi! Anche a Mao e Maometto, quel finocchio pederasta! Scherzo! O no? Ma sì che scherzo dai, amici arabi! Amici Musulmaniaci!

Che bello sarebbe poter fare e dire quello che mi tira il culo di dire e fare. Come ora ma senza rischiare i denti.

Questa situazione estrema, e per me ideale, è concretizzazione perfetta della libertà fino alle sue ultime conseguenze. Libertà di espressione, nello specifico, con una sottile sfumatura aggressiva… ma è solo una goliardata! Non si fa male a nessuno. Su!

Qualora tutti fossero altrettanto dotati, il che non mi dispiacerebbe affatto, sono convinto che il mondo non diverrebbe un bailamme, ma finirebbe per essere ideale, semplicemente perché persone in disaccordo e diverse, finirebbero per separarsi e andare ognuna per la propria strada ignorandosi a vicenda, dato che oltre che disprezzarsi non si potrebbe fare altro… nessuno potrebbe prevalere!

…Che poi è un po’ quello che succede già sui social network, se uno non è masochista e non si circonda volontariamente di gente e cose che odia.

La deterrenza estrema, come ho sempre sostenuto, è garanzia di libertà. Io non posso e non voglio aggredire, ma è semplicemente impossibile aggredirmi.

Il mondo sarebbe libero, e finalmente nel mio stato ideale: diviso in tante piccole realtà ermetiche, frammentate, e a sé stanti, autosufficienti, ignare le une delle altre e specie immuni dalla contrarietà provocata dall’osservazione di ciò che ci repelle.

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