Axaxaxas mlö

La strana espressione “axaxaxas mlö” appare due volte in due diversi racconti di Borges entrambi nella raccolta “Ficciones”.

La prima volta, e con più respiro, in “Tlön, Uqbar, Orbis Tertius”, la seconda in “La Biblioteca de Babel”.

In Tlön le due parole sono parte di una frase poco più lunga fornita come esempio della Ursprache dell’emisfero australe del pianeta fittizio, nel quale i linguaggi, congenitamente idealisti, si configurano in modi ciononostante diversi. A sud non esistono i sostantivi e il linguaggio è organizzato su verbi impersonali. A nord l’elemento base non è il verbo, ma l’aggettivo monosillabico.
Ecco di seguito il passaggio originario:    

…Tlön. Las naciones de ese planeta son -congénitamente- idealistas. Su lenguaje y las derivaciones de su lenguaje -la religión, las letras, la metafísica- presuponen el idealismo. El mundo para ellos no es un concurso de objetos en el espacio; es una serie heterogénea de actos independientes. Es sucesivo, temporal, no espacial. No hay sustantivos en la conjetural Ursprache de Tlön, de la que proceden los idiomas “actuales” y los dialectos: hay verbos impersonales, calificados por sufijos (o prefijos) monosilábicos de valor adverbial. Por ejemplo: no hay palabra que corresponda a la palabra luna, pero hay un verbo que sería en español lunecer o lunar. Surgió la luna sobre el río se dice hlör u fang axaxaxas mlö o sea en su orden: hacia arriba (upward) detrás duradero-fluir luneció. (Xul Solar traduce con brevedad: upa tras perfluyue lunó. Upward, behind the onstreaming it mooned.
Lo anterior se refiere a los idiomas del hemisferio austral. En los del hemisferio boreal (de cuya Ursprache hay muy pocos datos en el Onceno Tomo) la célula primordial no es el verbo, sino el adjetivo monosilábico. El sustantivo se forma por acumulación de adjetivos.
No se dice luna: se dice aéreo-claro sobre oscuro-redondo o anaranjado-tenue-de1 cielo o cualquier otra agregación.”

“Axaxaxas mlö” è tradotto in inglese con “onstreaming it mooned” e in spagnolo come “perfluyue lunó”.

È celebre che il traduttore in inglese Andrew Hurley, scrisse che tali parole: “can only be pronounced as the author’s cruel, mocking laughter”.

E forse la presa in giro si ripete nella Biblioteca, dove sono nominati tre titoli di libri che, nel marasma del posto, paiono avere un minimo di senso:   

“Inútil observar que el mejor volumen de los muchos hexágonos que administro se titula «Trueno peinado», y otro «El calambre de yeso» y otro «Axaxaxas mlö».”

L’inclusione di queste due parole potrebbe non essere altro che uno scherzo interno. Inoltre siamo abituati a certe ripetizioni in Borges, per esempio:

“Que el cielo exista, aunque nuestro lugar sea el infierno.” Da: “Deutsches Requiem”

e

“Que el cielo exista, aunque mi lugar sea el infierno. Que yo sea ultrajado y aniquilado, pero que en un instante, en un ser, Tu enorme Biblioteca se justifique.” Da : La Biblioteca de Babel

Ma c’è un altro passaggio che forse indica che la scelta potrebbe avere un valore più suggestivo.

(Un número n de lenguajes posibles usa el mismo vocabulario; en algunos, el símbolo biblioteca admite la correcta definición ubicuo y perdurable sistema de galerías hexagonales, pero biblioteca es pan o pirámide o cualquier otra cosa, y las siete palabras que la definen tienen otro valor. Tú, que me lees, ¿estás seguro de entender mi lenguaje?).

Nella biblioteca si danno tutte le possibili combinazioni di lettere, questo comporta che nella biblioteca non sono solo presenti tutti i libri possibili, ma anche tutti i libri in tutte le lingue possibili.

Un’altra bizzarra conseguenza di un posto del genere, e segnatamente eterno, è che in un tempo infinito tutte le combinazioni di lettere avranno anche tutti i possibili significati.

Borges, in “El Inmortal”, insiste sul fatto che a un uomo con una vita infinita finirà necessariamente per succedere tutto, questo uomo sarà tutti gli uomini e tutti i possibili uomini. E ancora in “La Forma de la Espada”

Acaso Schopenhauer tiene razón: yo soy los otros, cualquier hombre es todos los hombres, Shakespeare es de algún modo el miserable John Vincent Moon.

La perdita di identità è un tema assai insistito dall’autore; anche una parola potrebbe “perdere identità”; se fosse eterna le saranno prima o poi attribuiti tutti i significati. Ma il senso non è nell’oggetto, ma nella mente, nell’interpretazione, e forse un solo essere immortale finirebbe per attribuire ad ogni parola ogni significato; d’altronde un personaggio de “El Inmortal” è un Omero che ha dimenticato il greco e di aver scritto Iliade e Odissea.

Forse l’uso di due parole di un linguaggio alieno in un testo altrimenti del tutto comprensibile ha un valore specifico: è un indizio che la lingua parlata dall’autore del testo non è necessariamente quella che crediamo sia. L’autore stesso ci mette in guardia nel suo discorso e nel passaggio già citato: “Tú, que me lees, ¿estás seguro de entender mi lenguaje?”, e con questo piccolo trucco il dubbio si rafforza. Nel mondo del bibliotecario le parole “axaxaxas mlö” paiono avere un valore specifico, perché sono citate come un raro esempio (tre in tutto) di senso accanto ad altre che sono in spagnolo, ma si tratta di una evidente bizzarria; non potrebbero significare nulla ed essere in alcun modo speciali a meno che non si fosse di un emisfero preciso di Tlön, o non si fosse letto il racconto incluso nello stesso libro dove appare quello del narratore della storia, che vive confinato in una biblioteca universo. 

Forse la scelta di ripetere due volte queste strane parole non ha altra radice che quella estetica e nessun senso speciale, ma sicuramente contrubuisce a comunicare quel senso di sgomento e smarrimento caratteristico dell’opera nel suo insieme.    

 

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