Befana, Santa Claus, Chiesa Cattolica, Coca Cola

cocacolaLa Chiesa Cattolica, come si sa, ha una sua liturgia e mitologia, a Natale c’è Gesù, ci sono i Magi, i Vangeli, gli Angeli, la cometa, il Presepe, e non ama né l’albero di Natale, né Santa Claus (Babbo Natale), né tanto meno la Befana, personaggio tipico del folklore SOLO italiano, splendido, amatissimo dalla sua popolazione, la cui festa e celebrazione addirittura si provò ad eliminare, ma che (per una volta) si pretese di avere indietro. Oggi, stranamente, vive di un momento di particolare attaccamento. Bene!

Per inciso il “mettere becco su tutto” è pratica costante della Chiesa Romana che non ama nulla che non le appartenga direttamente, da Halloween ai libri di Tolkien, o di Harry Potter. Lo si sa.  

Per di più, in questo panorama già angusto e poco tollerante, c’è chi, per distinguersi, divide ciò che è “ammissibile” e va difeso, da ciò che va scartato, in funzione di deliranti categorie, storie e interpretazioni assai lacunose, se non del tutto false, e che riparte antipatie e simpatie in modo non cervellotico, ma proprio “vaginale” (“isterico”, letteralmente inteso, no?).
Tra essi in Italia brilla chi si autodefinisce “tradizionalista”, che poi alla fine è un cattolico, per quanto più o meno “fascistoide” voglia dire di essere, o con aperture al paganesimo, per capirci.

Il problema maggiore, e che rende maggiormente ridicoli, i c.d. “tradizionalisti” è che, non solo sono “tradizionalisti” di una tradizione completamente inventata, ma che, anche se le cose stessero come sostengono loro, si tratterebbe sempre e necessariamente di una tradizione sospesa tra una precedente ed una successiva tradizione, e il “taglio” che compiono per confezionare la loro proposta di “autenticità” è arbitrario come ogni altro, e non li abilita a critiche di sorta verso nessuno, e meno che mai a pretese di “purezza” o “eccellenza”.
Qua, vale ripeterlo, nessuno è speciale!

Se fosse per loro, per “pagani” che si dichiarino, ormai appiattitisi su posizioni ridicolamente pretesche, la vecchia e affascinante figura della befana sarebbe già completamente dimenticata.

E se essa sopravvive oggi è, tutto sommato, per una circostanza curiosa, grazie al grosso ritorno di Babbo Natale, Santa Claus, certo assimilabile a San Nicola (quando mai il cristiano non è entrato, maldestro, su ciò che già esisteva da secoli, appropriandosene?), ma che è di origini nordiche e alla ribalta grazie alla massiccia pubblicità di una odiata multinazionale, la Coca Cola, che, a costo di averlo trasfigurato anche nel colore (da verde a rosso), lo ha salvato dall’oblio, o ne ha perpetuato e diffuso enormemente fama e portata. Lo ha potenziato.

Il paradosso! Anzi, la beffa: che ciò che più viene accusato di massificare e distruggere radici culturali particolari, si renda causa strumentale di un processo di salvaguardia di antiche figure.

Cosa non cambia nella storia? Si fanno più i vecchi riti romani? I lupercali, i saturnali? Che anche quelli a un certo punto sono stati “novità”. Ma sono rimaste antiche figure, di cui i più, compresa la maggior parte dei “tradizionalisti”, ignorano le origini: la befana, il vecchione, certi santi, certi strani gesti.

La Chiesa, con la sua tipica insistenza odiosa e secolare, che va avanti anno, dopo anno, dopo anno, manipolando, “rubando”, distorcendo, mistificando a piacimento, per una durata che va ben oltre la possibile resistenza di una singola generazione umana, ha sempre lottato contro la Befana, contro Santa, che ha invisi, e che vorrebbe eliminare.
Ciò è quasi successo in Spagna, dove Bambino Gesù e i Magi (ci mancherebbe, figure tenerissime e magnifiche, ma non se imposte!) hanno molta più scena che altrove.
Ma ha finalmente l’avversario che merita, per dimensioni e potenza, non più lo studioso, il singolo, votato alla sconfitta, ma la multinazionale! 

Le multinazionali, tanto vituperate, sono svincolate da partiti presi, da devozioni religiose particolari, chiamate “ciniche”, “impersonale”, “disumanizzate”, sono però anche libere tutto sommato, più libere di altri, sono potenti, sono a volte una inaspettata fonte di salvezza per ciò che amiamo.
E così il commercio, la possibilità di lucrare sul Natale, ce lo mette in salvo dalla tristezza cristiana, dal pauperismo.
Babbo Natale vende, e con lui siamo tutti più felici!

Alla prossima! Cara Chiesa Cattolica! Ci sarà da lavorare per altri secoli! Coraggio! So che non avete fretta. A me non interesserà più, ma magari sarà la volta buona che sarete voi a scomparite, non Natale, non Gesù, non la Befana, voi! Magna’uffa!  

Me ne frega anche poco, ma tutto sommato me lo auguro, perché sono tristi, noiosi. Non fossero anche ladri, falsi, ipocriti, meschini, perversi, impositivi, manipolatori e tutto il resto, hanno comunque la peggiore delle iatture: la noiosità!

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