Birre

51Z96mea9nL._SS500_Si sentono spesso amenità come: “una casa senza donna è come una lanterna senza lume”, “una casa senza libri è come una stanza senza finestre”, oppure, variante: “una casa senza libri è come un corpo senz’anima”, o addirittura “una fortezza senz’armi”, non saprei!

Quello che so è che non c’è nulla, nulla, di più triste di una casa con un frigo privo di birra! Triste come un alienante, desertico e gelido paesaggio lunare esoplanetario, uno spettacolo che solo la perversione livida e occultamente adirata e rancorosa di un vegano può sopportare senza commozione. Dove c’è Barilla c’è casa? Il cavolo! Dove c’è BIRRA c’è casa!

Un frigo pieno di birre, basta poco per la felicità a volte, mette un’allegria pressoché inarrivabile, scalda il cuore, l’anima (chi si sente di averla), riempie di gioia; una gioia semplice, modesta, alla portata se non di tutti, di moltissimi. Ma la vera felicità, se esiste, è quella alla portata di ogni essere umano per il fatto di essere tale, il resto sono solo distrazioni fatue a presagio della fine.

Non serve dotarsi di molto, solo qualche lattina, bottiglia, sono così piene di colori, con quelle belle etichette e scritte moderne o antiquate, vintage, quei nomi, a volte bizzarri, evocativi. La schiuma! A chi non mette allegria la schiuma? La birra porta conforto persino all’udito, togliere un tappo a corona, il caratteristico “crack” della lattina mettono gioia! Per non parlare di una rastrelliera di spine!

Ho avuto tante amanti, liaison, avventure, lo scotch, il gin, la vodka, la tequila, alcune durate il volgere di una nottata… no! Posso definire unico amore della mia vita solo la birra, duraturo, costante, istantaneo, come dovrebbe essere ed è nelle migliori saghe e storie; dove però esso ha sempre un oggetto errato: nessuno ama così a lungo e tanto un altro essere umano! Con tutti quei difetti che abbiamo!

Non me ne voglia nessuno, ma fino ad ora non si può competere! Ricordo ancora benissimo: tutto iniziò quando avevo solo tredici anni, ero uno sbarbatello ignaro del mondo, con una pessima bottiglia di Adelscott in mano! Non ci separeremo mai! Lo sentii dire forte e chiaro dentro di me! Quel liquido mi sarebbe stato per sempre accanto, a confortarmi, darmi ispirazione: non ci separeremo mai! E per una volta fui capito! Da una bottiglia!

Basta ripetermi! Ho divagato! Devo scusarmi! Succede sempre quando si parla d’amore!

Il termine birra arriva all’italiano forse dal francese (bière) che a sua volta discende dal germanico, ma, come tutti sanno, non è bevanda alcolica tipica della nostra tradizione locale, ma piuttosto nordica. In inglese fa beer, in antico faceva beor che è parola di antiche quanto disputate ed ambigue origini, che si diffonde ampiamente nelle lingue germaniche come bior, fino ad assumere il moderno: bier.

Probabilmente attorno al VI secolo, la parola si forma nei monasteri della Germania occidentale con un prestito dal latino per “beveraggio” (biber) dal verbo bibere (bere). Altri suggeriscono l’origine proto germanica *beuwoz-, da *beuwo– da cui barley: “orzo”.

Ma la birra è stata comune anche in Egitto, Mesopotamia, quand’anche presso greci e romani fosse conosciuta solo come un prodotto esotico, per dirne una: il “vin d’orzo” di Teofrasto. Presso loro, come ampiamente documentato (anche dall’epica) e risaputo, era diffuso, infatti, solo il vino.

Inciso: l’origine di vino è controversa, nella storia sono state proposte varie alternative. Forse si tratta di parola giunta dall’ebraico, aramaico, dato che quelle popolazioni lo conobbero prima degli indoeuropei e dei latini, i quali lo ebbero dai greci che a loro volta ne appresero dai fenici (popolazione semitica). Secondo altri l’origine sarebbe ariana antica, e quindi svincolata dal “hn” ebraico. Mommsen riconduceva la parola al sanscrito vedico venas (amabile, delizioso, piacevole) da cui anche la Dea Venere. Secondo i più, però, vino non può discostarsi dal nome della pianta che lo origina: vitis (la vite) così come in greco òinos (vino) verrà da òine (vite), dalla radice sanscrita vi, di attorcersi.

Tornando alla birra, i greci ebbero brytos, usato in riferimento a bevande trace o al frigie e imparentate con l’antico inglese breowan. Il latino zythum viene dal greco zythos, che fu usato per le birre egiziane e trattato come parola egizia, che però forse è parola proprio greca, connessa a zyme “lievitare”.

In Spagna si usa il termine cerveza dal latino cervesia forse connessa al latino cremor “brodo spesso” che in italiano è tradotto linearmente con “cervogia”, parola desueta e che per la prima volta da bambino lessi sui fumetti di Asterix, circostanza che sicuramente si sarà ripetuta nelle esperienze di altri miei coetanei. Alcuni collegano la radice alla dea “Cerere” e al “cereale”.

In Italiano non differenziamo, ma in inglese è chiara la distinzione tra beer e ale. Ognuna delle due categorie ha poi specifici tipi di prodotti, le cui origini sono piuttosto note e d’uso anche in italiano: pilsner, lager, porter, indian pale ale, weiss, etc. Tutto ciò è più un discorso da sibariti che da appassionati di etimi e linguistica.

Ale anticamente ealu “birra ale” discende dal proto germanico *aluth– da cui il sassone antico alo, e il norvegese öl i quali forse discendono da una radice proto indeuropea per “amaro”, da cui il latino alumen “allume”, oppure da radice proto indeuropea *alu-t, da radice *alu-, che ci riconduce a significati di magia, stregoneria, possessione, ed intossicazione.

Originariamente pare che ci si riferisse (XV sec.) a un liquore di malto non luppolato. Nel diciottesimo secolo comunque tutti i liquori di malto erano ormai luppolati e ciò portò a un mutamento del senso dei due termini i quali per un periodo furono sinonimi e poi si ri-differenziarono nel prodotto industriale “cittadino” (beer) e quello campagnolo, oggi diremmo “artigianale” (ale).

Da ultimo può essere interessante segnalare che in USA è pure diffusa una terza variante a noi sconosciuta di quello che in Italia si indica come “birra” che è il malt liquor (in Canada francofono: liqueur de malt). In effetti si tratta di un prodotto affine alla birra di malto, con una gradazione piuttosto sostenuta e un prezzo piuttosto contenuto, che ne fanno un buon candidato per una economica sbronza giovanile.

(Visited 122 times, 1 visits today)