Blade Runner

Scheda Film:Blade_Runner_poster

1982 (Stati Uniti)

Regia: Ridley Scott

Scritto da: Philip K. Dick

Adattato da: Il cacciatore di androidi

Sceneggiatura: David Webb Peoples, Hampton Fancher

Interpreti: Rutger Hauer: Roy Batty – Sean Young: Rachael – Daryl Hannah: Pris – Brion James: Leon – Joanna Cassidy: Zhora – Edward James Olmos: Gaff – Emmet Walsh: cap. Harry Bryant

Si dice che da un brutto romanzo escano grandi film e viceversa, questo caso smentisce l’affermazione: brutto il romanzo e brutta la trasposizione su grande schermo. Parliamo oggi di uno dei film più celebri e celebrati della storia del cinema fantastico-fantascientifico e sul quale, molto a sproposito, sono stati addirittura scritti volumi.

Non c’è nulla di cui scrivere dato che quello che c’è di buono nel film è frutto di una serie di fortunate congiunture e coincidenze, mentre tutto il resto è un papocchio terribile, montato male, con errori banali, una storia che fa acqua da ogni parte e diviene poco comprensibile.

Ma tutto ciò è noto a chiunque si interessi di cinema, come è noto che il regista non abbia mai fatto molto di eccezionale, forse tranne “I Duellanti” (che si regge specie su un buon libro e una bella interpretazione di Keitel).

Con uno o un altro finale, con o senza voce narrante, restaurata o meno che sia, la pellicola è e rimane un noir mediocre e noioso.

Scovando l’unica parte davvero interessante di essa, la cui orrenda estetica ha fatto cadere, come in un domino di imitazioni, parecchi altri lavori, dobbiamo riferirci solo alla storia del Cap. Harry Bryant, il capo della polizia, per intenderci, interpretato da M. Emmet Walsh (migliore attore), il quale dovrebbe essere anche egli un replicante, ma che non lagna e frigna come gli altri, ma anzi spinge affinché ne vengano “ritirati” (uccisi) il più possibile.

Il suo cinismo, con il quale appella gli umanoidi “lavori in pelle” (Skin Jobs) lo rende un esistenzialista dai forti tratti volitivi e ribelli, disgustato dalla sua stessa natura e vero “superuomo” rivoltatosi contro essa al punto da non considerare una via percorribile nemmeno quella della vendetta, in cui invece si ostina il coprotagonista (Betty). Egli non cerca banali spiegazioni, o salvezza, redenzione, ma solo di compiere il suo dovere di sterminatore.

Purtroppo il suo personaggio di alto profilo è incastrato sulle storie banali e preferite di tutti gli altri, che emozionano i sempliciotti.

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