Su Excalibur, il film del 1981

Vidi il film  Excalibur per la prima volta appena uscì, con mio padre e mio fratello, all’età di cinque-sei anni; ora, trentacinque anni dopo, tanto è cambiato al mondo, ma questo film non ha ancora perso il suo smalto. Qui di seguito alcune mie considerazioni che cercano di non ripetere nulla che possa essere trovato altrove.

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Sei come ti racconti di essere

È un po’ quello che succede ed è narrato nel film: “L’Uomo che Uccise Liberty Valance”.
Da osservazioni strettamente personali, vale a dire che potrebbero essere fortemente influenzate da pregiudizio, mi pare proprio che alla fine si diventi, anche come singoli, ma specie come collettività, quello che ci si racconta di essere, e lo si rimane fino a che non cambia il racconto che di noi stessi si fa. Continue reading “Sei come ti racconti di essere”

Sui miei Post Parodici (come: “Il fumetto come forma d’Arte” o “Scheda di Assaggio del Whisky Nevermore”, “Turismo Fascista”, etc.)

Il fatto è che l’uomo ha “inventato” il linguaggio e la comunicazione, li ha anche posti al centro del suo universo, ma poi li ha definiti in modo completamente diverso da ciò che sono. Forse non può definirli altrimenti, proprio perché “non sono ciò che sono” (che dovrebbero essere, che si “vorrebbe” fossero).  Continue reading “Sui miei Post Parodici (come: “Il fumetto come forma d’Arte” o “Scheda di Assaggio del Whisky Nevermore”, “Turismo Fascista”, etc.)”

Il modo più semplice per identificare un impostore culturale

Una persona di cultura non è un semplice erudito, che divora e immagazzina dati e opere, non è nemmeno un “artistoide” pretenzioso che segue le correnti nel perpetuo e insicuro anelo di sentirsi al passo con le ultime tendenze, ma è chi si coltiva nel tempo, con interesse costante, sincero e autonomo, mai forzato o con secondi fini, verso diverse forme di creatività umana. Continue reading “Il modo più semplice per identificare un impostore culturale”

Quello che penso dei film “impegnati”

Questa patetica farsa va avanti, cambiando di pochissimo la sua forma, dagli anni della contestazione, ma si continua ad affidarsi al filmettino, e alla sua moraletta internazionale falsamente progressita o liberale, tagliata con la scure del luogo comune accettato e vidimato, buono e benintenzionato, e che parla il linguaggio universale e univoco della superficialità impegnata e “d’inchiesta”. Continue reading “Quello che penso dei film “impegnati””

Amarcord dal Liceo

Un’amica mi consiglia una vecchia trasmissione radio, ed ecco che mi trovo a ripensare a quanto sia strana la situazione per cui una minuta signora, eternamente di mezz’età avanzata, capello in filo d’argento, pelle diafana, ossa di gesso da lavagna, filo di perle della compianta ava materna e patriota garibaldina, dal sorriso delicato, ma gelido e marmoreo al contempo, con calma assoluta -nessuna fretta o minima disposizione ad alterarsi ed accelerare alcunché nell’esistenza tutta-, e con voce lieve e il massimo distacco e naturalezza, ti parla di argomenti che dovrebbero drizzarti i peli, atroci abomini e efferatezze… pacata come se stesse conversando del tempo che fa, dell’insipida cena della sera prima alle sette della sera, ancora con la luce, o delle esigue opzioni per quella dopo sempre alle sette della sera e ancora con la luce; inoltre, tra tutto il feroce delirio narrativo, la ricordi che va ponendo l’attenzione solo su quanto poco tu sappia e abbia sempre saputo la sua materia, quanto poco tu abbia studiato, e presti attenzione in classe. Continue reading “Amarcord dal Liceo”