Gli Alchimisti Immortali- CAPITOLO V: UNIVERSO ALCHEMICO, ALCUNI SPUNTI DA UN INCONTRO CON DANTE

Forse tutti gli alchimisti sono arrivati a dare una versione della struttura della vita, dell’esistenza e dell’universo sostanzialmente analoga. Sicuramente i più potenti tra loro. Di tali argomenti parlano, probabilmente ciascuno omettendo, nonostante ciò, di svelare tratti distintivi della propria ricetta di immortalità.

Ognuno ha una sua specifica conoscenza approfondita di certi aspetti della così detta Natura, della realtà, e dell’universo: i più sono ferrati sulla materia, l’atomismo, e i materiali, altri, su questioni di spazio e tempo, altri ancora sulle interazioni tra strutture complesse e organismi. Continue reading “Gli Alchimisti Immortali- CAPITOLO V: UNIVERSO ALCHEMICO, ALCUNI SPUNTI DA UN INCONTRO CON DANTE”

Gli Alchimisti Immortali- CAPITOLO IV: Gli Alchimisti alle stelle (2ª digressione)

Cosa direbbero i mortali? “Guardate! Io pure, come tutti, ero più affascinato da quelle vecchie storie su di esse. Ora che so che galassie così brillanti, così numerose, sono vecchie di milioni e milioni di vite umane, mi sento spaesato. La luce pare così lenta per tanto spazio! Mi vien da pensare a quanto più lento sia io, immoto, o piuttosto impercettibile, così rapido a svanire. Chissà che caso ha mai voluto che proprio ora tutta quella luce giungesse a noi e ne parlassi e mi sorgessero tali pensieri. Lo chiederei a loro stesse se potessi contare su una risposta, un linguaggio comune, comprensione. Non la darebbero mai, o forse parlano così lentamente che non le intendo, perché di certo devono essere più intelligenti di me, e mi rifiuto di credere che non sentano nulla.”

È vero, sembra uno spruzzo di sperma nel cielo la via lattea, e non solo vecchia, dà l’idea di essere eterna. O migliaia di gocce di latte, o di sangue, o la striatura delle ruote ingovernabili di un carro schiantatosi. Tutto questo e molto ancora: vecchi Dei che narravano le loro storie grandiosamente, sopra i nostri occhi. Chissà perché paiono più belle quelle storie che la realtà, essa dà l’idea di essere più fredda, indifferente a noi, che non eravamo importanti neppure per gli dei che c’eravamo inventati. Forse in ogni uomo c’è il germe della consapevolezza di non avere alcuna importanza tranne che per se. Un essere umano, sgomento per quello spettacolo di luci, al massimo prenderebbe per la gola la vita, i suoi simili e gli direbbe: “Io protesto! Io non vi permetto di sfruttarmi oltre! Di usarmi per le vostre lordure, tormentarmi con le vostre bassezze, voi, molli pezzi di fango!”. No, non un essere umano qualunque, ma un uomo! Un uomo, direbbe questo, a tutti gli altri, distratti dal vivere, con gli occhi chini e miopi. Gli altri neppure questo e meno che mai la femmina, beata non per la sua discendenza, ma solo per la maternità. Un alchimista no! Un alchimista alzata la testa guarda dritto il sole senza distogliere lo sguardo e, agitando il pugno, impreca preannunciando la sua morte: “Vivrò più di te, astro abbagliante! Vedrò i pezzi di ferro ormai freddo in cui ti sei ridotto e andrò oltre!”

Gli Alchimisti Immortali- CAPITOLO III: Il Dio degli alchimisti immortali (1ª digressione)

Ogni alchimista immortale presto o tardi, diviene del tutto tediato dalla propria esistenza. Un tedio infinito, ma non stoico; languente, ma nel quale è impossibile arrivare a pensare a rinunciare ad essa. Ognuno reagisce a suo modo al raggiungimento di una condizione “innaturale”, o comunque alla quale pare che l’essere umano non sia preparato, non solo biologicamente, ma, specie, culturalmente.

In ogni caso essi non sono più come erano prima. Forse solo chi ci è passato può capire cosa voglia dire Continue reading “Gli Alchimisti Immortali- CAPITOLO III: Il Dio degli alchimisti immortali (1ª digressione)”

Gli Alchimisti Immortali- CAPITOLO II: L’ultima condanna a morte

L’ultimo processo contro un alchimista fu istruito a Venezia, il martedì grasso dell’anno 1888, lo stesso in cui Jack “the ripper” mieté le sue 5 vittime a Londra. Fu grottesco. Esso si tenne dinanzi a una foltissima folla, ignara di tutto. Fu una specie di sfida boriosa, che per un vezzo inutile, rischiava di mettere in pericolo la segretezza perseguita in modo così maniacale dal gruppo, e, con ciò, addirittura di far perdere la vita di centinaia di persone. Qualora infatti agli alchimisti fosse venuto in mente che qualcuno dei presenti avesse avuto idea, o intuito, di cosa si trattava in realtà, non avrebbero esitato a ucciderli tutti, pur di evitare rischi. Una decisione delle solite, assurda, come tante altre, del Fante di Coppe. Per fortuna loro nessuno dei presenti seppe mai, o intuì, di cosa si trattava e pensarono solo di assistere a una buffissima farsa in cui un ragazzino imberbe, pieno di spocchia, e dalla loquacità non comune vista l’età, giudicava un anziano colpevole, secondo l’accusa, impersonata da un uomo vigoroso e forte, sui cinquanta anni, e con accento dell’est, di essersi fatto rubare qualcosa di prezioso. Una preziosa ricetta di cucina, da quanto si poteva evincere. Il fatto che egli cercasse di non essere condannato per il furto subito (e non uno realizzato), di qualcosa di poco conto (una ricetta appunto), unito a quello che un giovanetto fosse, indiscutibilmente, la più alta autorità in mezzo a una giuria di persone tutte più anziane di lui, faceva morire dal ridere una platea divertita da questo mondo al contrario. Su un lato della piazza, a ridosso di un muro, era stata eretta una tribuna, su di essa, al centro, occupando lo scranno più alto e stupendamente fregiato, il giovane. Continue reading “Gli Alchimisti Immortali- CAPITOLO II: L’ultima condanna a morte”

Gli Alchimisti Immortali- CAPITOLO I: Introduzione

PREMESSA (e spiegazioni propedeutiche)
Sto per rivelare informazioni ignote a chiunque e secondo alcuni non dovrei farlo. Mi riterranno un traditore, ma non mi importa. Comunque sia è molto probabile che chi leggerà lo scritto non crederà al suo contenuto e lo relegherà tra le fantasie, quindi il danno sarebbe alla fin fine esiguo. Ciò nonostante per me significherebbe quantomeno un processo, e non è da escludersi una condanna, e questo anche se non metterò in pericolo nessun mio collega, e non farò alcun nome, né darò piste che possano portare all’identificazione di chicchessia. Il riserbo in cui è relegato il mondo a cui anche io appartengo, ha qualcosa di davvero sinistro e l’imposizione che si subisce da secoli è per me divenuta intollerabile. Non ho mai avuto la minima simpatia per la maggior parte dei miei colleghi e ho deciso di ribellarmi alle loro regole miserabili e violente. Mi chiamano “La Temperanza”, per mantenere l’anonimato userò questo nome, cosa che non ho mai fatto, e parlerò di me in terza persona, raccontando da esterno tutte le vicende, anche quelle che ho vissuto direttamente.

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