Cenni sulla scrittura come attività

Premessa. Non vogliamo chiamarla arte? L’attività in assoluto più difficile è la scrittura, e tra lo scrivere la forma più difficile è la poesia (questa sì è arte e non è un’opinione).

Per questo da sempre il poeta è cinto di lauro ed è considerato il maggiore degli artisti, di fama imperitura, etc. La suprema delle arti in sé, invece parrebbe essere la musica, almeno nei classici, e ricordiamo che da Omero tutto è migliorato, non la poesia!

Ah! Premetto pure che io scrivo perché ho una grande passione, lo faccio da quando ho quindici anni, e per molti anni con risultati assolutamente non soddisfacenti. Ma lo farei e insisterei anche fosse l’ultima delle attività e delle arti, quindi quanto segue non è né “campanilismo”, né serve a “farsi belli”, che poi sarebbe anche misero.

Qui di seguito, solo considerazioni un po’ in risposta ad alcuni argomenti che nel corso del tempo ho sentito ripetere, forse per qualche tempo li ho anche ritenuti validi (sulla fiducia), ma coi quali, oggi che posso avere un’opinione mia, mi trovo in assoluto disaccordo.

Fare una “classifica” delle arti suona un po’ a discorso infantile, vince Godzilla o Hulk… non va inteso così quanto segue. Propongo solo alcune mie idee in considerazione della mia costanza ed esperienza, avendo dovuto provare, mio malgrado, un po’ di tutto, scrittura accademica (giuridica) e narrativa.

Come ho detto altre volte, cominciare a scrivere facendo poesia è un po’ da dementi e, a meno che non sia straordinariamente dotati, non ha alcun senso, perché la poesia è sì qualcosa di tutt’altro e di diverso dalla prosa, ma ne è anche, se vogliamo, una sua sublimazione, una distillazione dell’attività di “chi scrive” non solo (o affatto) per comunicare un concetto, ma in primo luogo per la bellezza in sé.

Il fatto che ci siano in giro più poeti che scrittori (e concorsi per poeti), la dice lunga sul livello generale di comprensione di questi temi!

Oggetto. Perché dico che scrivere è l’arte più difficile? Ci sono tre aspetti da considerare per motivare questa affermazione:

-l’attività in sé: linguaggio-tecnica

-l’investimento materiale necessario per realizzarla

-la fruibilità (immediata o meno) da parte del soggetto esterno

Ci sono tantissimi scrittori, o meglio, c’è tantissima gente che scrive, c’è chi scrive anche per vivere, come i giornalisti, gli avvocati. Come si fa a dire che “scrivere è l’arte più difficile”? Se lo sanno fare tutti!

Primo. In parte proprio per questo! La scrittura è oggi un patrimonio comune. Dopo l’alfabetizzazione tutti sanno scrivere, è qualcosa di scontato saperlo fare. È uno strumento che per essere usato non necessita di altre particolari abilità da acquisire oltre a quelle che sono insegnate a scuola.

Il fatto che scrivere sia relativamente facile come attività in sé e che sia scontato saperlo fare, non rende di per sé la redazione di alto livello né più semplice, né più difficile (certo!) ma rende il distinguersi assai più faticoso ed estremamente più complicato.

Per due fattori: in primis riuscire a risaltare e fare arte con qualcosa che sanno fare tutti è dura, potremmo banalizzare: c’è tanta “concorrenza”, e non hai “vantaggi speciali”, magari in virtù di quelle capacità tecniche, che devono avere i pittori o i musicisti, che come dire: conoscono “segreti” che gli altri ignorano.

In secondo luogo dal momento che tutti hanno le conoscenze sufficienti e necessarie per poter scrivere, tutti saranno anche più inclini, sia a pensare di poter avere un’opinione legittimamente fondata su cosa questa attività implichi, sia a dare per scontato che scrivere sia facile perché sanno come si fa astrattamente; anche se loro né ci hanno mai provato, né saprebbero farlo in modo soddisfacente se ci provassero lì per lì. Non se ne percepisce, insomma, la reale difficoltà (che invece è evidente nel disegno, la musica, etc.)

Tutte le altre attività artistiche richiedono oltre che doti personali speciali, tecniche di difficile ottenimento quali scultura, pittura, grafica, fotografia.

Secondo. L’accessibilità della scrittura, come attività, è massima. Basta avere carta e penna! Non devi nemmeno comprare i colori!  Essendo realistici, oggi, serve un computer, che è qualcosa che, come anche l’alfabetizzazione, hanno ormai tutti. Computer tra l’altro senza grosse pretese, deve poterci girare un programma di scrittura, che non è esigente quanto a risorse di sistema come quelli di grafica, per esempio.

Le altre arti richiedono tutte un maggiore investimento, fotografia, pittura, musica, persino la recitazione (che usa la parola “detta”) è più esigente quanto a sforzo economico, sempre essendo realistici.

Terzo. La scrittura è l’arte meno immediata.

Le arti grafiche sono le più immediate, al di là dei livelli di comprensione del fruitore, più o meno esperto, più o meno dotato (sempre), quello che si percepisce insieme con uno sguardo solo e con la vista (senso più poderoso) è senza dubbio più accessibile di ciò che richiede tempo, come la musica.

Colpo d’occhio e il quadro o la foto ti piacciono! Per brutti o cafoni che siano. Il film: ti metti sul divano e ciao! La musica a sua volta è privilegiata rispetto alla scrittura in quanto non richiede un’attività positiva dal fruitore, ma la sua “passività”: l’ascolto.

Leggere è un’attività che, come lo scrivere, tutti sanno fare, ma che non tutti fanno o vogliono fare. È difficile spingere qualcuno a leggere quello che scrivi tu, è difficile poi (v. punto primo) mantenerne l’attenzione, specie se non si sparano solo idiozie e banalità assonanti, per compiacere il gusto medio.

Quindi, riassumendo: abbiamo una attività di massima diffusione, sia in quanto tutti possono cimentarsi, sia in virtù della sua economicità, ma che poi richiede dal destinatario il massimo impegno, tra le arti.

Una conferma che scrivere non sia così “facile” come pare che si pensi, è anche nel fatto pratico che seppure moltissimi così la vedono (o sembrano vederla), personalmente conosco più fotografi, pittori, illustratori, musicisti, che scrittori (considerando tali quelli che producono, non quelli che hanno prodotto una cosa, una volta). Chi scrive, questo lo ripetono in molti competenti e di successo, scrive tutti i giorni! E si esercita come un pugile, uno spadaccino, etc. legge tanto e scrive tanto… e butta tanto!

Qualche considerazione finale, pure esse in risposta ad opinioni che ho sentito reiteratamente. Ovviamente parlo per me, ci sono eccezioni, differenze, ma in generale la vedo così.

Scrivere viene dal malessere” o comunque da una situazione di infelicità, si dice spesso. Falso! Che una vita “disgraziata” o meglio che le difficoltà della vita (chi non ne ha?) facciano maturare lo scrittore è tanto vero e valido come in tutti gli altri casi, pittura, musica, etc. e in genere valido per tutte le persone. Va bene pure che certi momenti di difficoltà di un paese spingono i cittadini ad essere più impegnati e quindi magari la produzione letteraria è più abbondante (non so se ci sono studi in proposito), concesso anche che in tali momenti persino drammatici si seleziona meglio chi scrive dato che lo fanno solo quelli che hanno la vera “urgenza” di farlo (e a loro rischio e pericolo, spesso) ma per scrivere si abbisogna di una situazione di sostanziale calma e benessere. Nei momenti di forte squilibrio personale non si scrive, o meglio si scrive assai male. Ci sono eccezioni ovviamente, ma fondamentalmente sono convinto di quello che dico.

Scrivere è una terapia psichiatrica”. Falso! Falsissimo! Chi ha bisogno dello psichiatra va dallo psichiatra, anche perché sennò invece di esserci molti o troppi scrittori sarebbero TUTTI scrittori! Che poi abbia avuto successo sporadicamente qualche matto che parla dei suoi problemi, non cambia nulla. Non si scrive per terapia, è una cosa che fanno i dilettati e gli ingenui.

Infine, la relazione tra alcool e scrittura è complicata e intensa, famosi molti scrittori alcolizzati! Forse dipende anche dal talento (o l’esercizio che fa tanto in tutto), dall’abitudine (resistenza all’alcool specie) o dal tipo di scrittura (più o meno spontaneo, più o meno tecnico) di ciascuno, ma scrivere in severi stati di alterazione psicotropa è assai difficile se non impossibile. Si può riuscire a scrivere nonostante aver bevuto? Concesso! Ma di certo bere NON aiuta! Mai una riga (nuova) personalmente ho salvato da una sbronza e poche dal giorno successivo. La saggistica (qualcosa tipo quello che faccio ora qui), che è più che altro “mestiere”, esce già meglio essendo infinitamente più facile della narrativa (sua difficoltà più grande è la ricerca che presuppone, il rigore nell’esprimersi).

Francamente non ho mai creduto troppo neppure al musicista che suoni sbronzo, e pure lì, salvo eccezioni, quelli che ho visto dal vivo palesemente sbronzi hanno fatto pena. E così gli attori.

Due spunti di riflessione ulteriori. A dispetto di quanto molta gente pare credere, scrivere è un’attività che richiede un ingente sforzo, oltre che un grosso investimento di tempo. Ci sono molti tipi di scrittori, più o meno dotati “naturalmente”, più o meno “spontanei”, talentuosi, così come ci sono decine di tipi di lettori, e non tutti con le stesse capacità.

Dipende da cosa si scriva e a chi ci si rivolga, ma una cosa va precisata: scrivere per cercare di costruire “qualcosa di bello” (quindi oltre che semplicemente comunicare qualcosa in modo corretto ed esatto, cosa che fa l’accademico) è una attività dalle grosse specifiche tecniche.

Di solito non ci si fa caso o si ignora, ma sotto l’apparenza leggera ci può essere (e di solito c’è) tanto lavoro. Nel mio caso all’occorrenza saprei spiegare la scelta di ogni singolo vocabolo, giro della frase, etc. nulla è lasciato al caso! Ma è solo uno dei tanti modo di scrivere.

Di solito il lettore non lo nota, o meglio, lo nota, ma non in modo consapevole, lo percepisce inconsciamente, ma una certa frase, invece di una analoga, appena diversa, susciterà non solo sfumature di significato, ma proprio sensazioni e a volte persino sentimenti in certi casi anche profondamente diversi. Che poi è quello che lo scrittore spesso cerca di provocare.

La vis comica o drammatica, data anche dal climax della frase, è fondamentale per la scrittura, e, come in ogni altra arte, ci si basa sui dettagli. Le frasi possono essere elegantemente formate e plasmate, oppure no! Se così non fosse non ci sarebbero stati poeti che si sono definiti: fabbri, ermetici, petrosi, etc.

Come in ogni altro campo c’è un modo di scrivere sciatto, facile, ad effetto, cafone, banale, grigio, scialbo, come c’è pittura di mostricioni per adolescenti e film di tornado di squali, e ci sono frasi di una delicatezza e profondità impressionanti, oppure assai dinamiche, colorite, comiche, etc. Che poi nel salotto di casa ti appendi l’immondizia… è un problema tuo! (Il fatto che la gente in genere non capisca un cazzo e finisca, alla meglio, per seguire le mode, non me lo devo certo inventare io!)

Nei migliori casi, ogni parola, suono (nel cervello), la musicalità, fanno un gioiello della parola scritta, che non può essere migliorato, non va toccato. In poesia questo fattore è estremo, la poesia infatti va imparata a memoria (ed è bene farlo, checché se ne dica) declamata, e se sbagli una parola vai fucilato! Ma certa scrittura gli si avvicina molto.

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