Coglioni nella mia vita, avventura XXIV

Ho visto un sacco di coglioneria nel mondo, sono stato ammorbato dai personaggi più ripugnanti, superficiali, vanesi, arroganti, gretti, pavidi, che si possa immaginare, voglio trarne qualcosa di buono dandoli in pasto ai lettori, e così, almeno, beffarmi di loro.

Probabilmente sarà stata pure una brava professionista, per carità (…che chi se ne frega, poi!), non la conosco e non ho intenzione e curiosità di conoscerla, ma a voler essere sinceri, dando dattero per fico, dall’aspetto sembrava una brutta e grassa casalinga italiana qualunque che veda “Amici”, mentre si lima le unghie di piedi enormi e sgraziati a forza di sostenere tanto peso. Non fosse stato per il posto e per un certo accento caratteristico (pare come quando alcune esponenti della “bella gente” aggiungono “u” a parole tipo: “ciuascuno”, “spagniuolo”, “cogliuone”, etc.) di coloro che esercitano la professione legale, non avrei pensato altro. Mai basato nulla sulle prime impressioni, io! Non è che si stesse all’acceleratore di particelle del CERN, stavamo aspettando davanti alla sala udienze del Giudice di Pace (con tutto il rispetto per chi esercita degnamente il suo lavoro in tale sede e ovviamente per le casalinghe sovrappeso) e lei senza conoscermi, sento che ostentatamente parlando con una collega, carina, minuta, ma con aspetto da secchiona vile e falsa, a voce alta, come per farsi sentire, dice: “Certo che il livello quale vuoi che sia, ormai? C’è pure gente che s’è abilitata in Spagna che fa la nostra professione!?” (e che professione!). L’altra, tutta eccitata dal “coraggio” della prima, ridacchia come un’oca, tanto che di colpo mi ricorda le compagne del liceo, ma con altri vent’anni addosso. Abbassa lo sguardo e arrossisce livida; guardando la spocchiosona di sottecchi, reprime la risata, come se la sapesse lunga. Bella frecciata, no? Beata lei, penso, che ha ancora tanta frivola spontaneità e spumeggiante voglia di ridere così come ‘na scema alla sua età; io non faccio altro che borbottare e sbuffare come una vecchia caffettiera strinata, sul fuoco da venti anni: distillando un umore nero come caffè amaro! Beh, va bene, dal comportamento corporale escludo che il tema fosse stato tirato in ballo per caso, visto che ho vissuto nove anni in Spagna e mi sono abilitato lì e Ascoli non è precisamente una metropoli. Non dico una parola, per carità! Il mio “livello”… non sarà eccelso, sarò pure un troglodita, non saprò scrivere, leggere, far di conto, (che sapranno loro?) mi vesto troppo spesso da metallaro d’altronde, ma non giudico il “livello” (culturale, umano, professionale, etc., boh) di chi non conosco affatto, e meno che mai tanto per sentito dire, o basandomi sull’aspetto. Ancor meno mi servono tali penose “scariche di adrenalina” nel quotidiano e meno che mai il rivendicare l’appartenenza a un gruppo, a cui si accede ad Ancona, copiando elaborati, come spauriti scolari, a trent’anni. Era semplicemente avvilente! Tutto è avvilente! La loro coglioneria è avvilente! Ma capisci pure bene che sei fuori posto tra gli ascolglioni, cosa utile se cerchi motivazioni e alternative.

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