Coglioni nella mia vita, brano VII

Finalmente qualcosa di personale! Sto invecchiando! Ho visto ambienti di tutti i tipi, palestre, biblioteche, università, consigli di amministrazione, tribunali, bettole, ville, famiglie, ospedali, alcuni di essi particolarmente adatti alla profusione di coglioneria. Questa è una nuova serie dedicata a tutte le persone coglione che hanno lasciato un momento indimenticabile di coglioneria nella mia memoria.

 

Per i latini non c’era nulla di più drammatico della povertà: Homo sine pecunia est imago mortis! Ciononostante il disprezzo implicito nell’espressione “morto di fame” non si dirige pura e semplicemente verso il povero, ma, essendo onesti, è piuttosto un insulto verso colui che ancorché agiato, come pezzente usa comportarsi. Ed era il caso di un tronfio collega toledano, il quale, privato della penosa necessità di lavorare per vivere, collezionava lauree e avrebbe concluso (l’intenzione almeno quella era) la sua preparazione cingendosi dell’alloro in fisica; disciplina che lui, nonostante gli studi già avanzati, si ostinava a chiamare, con banale e insipiente poeticità, la disciplina di Dio. Portava un bracciale di peli di elefante africano ucciso in caccia. Alto, ossuto, presuntuoso, amico della famiglia reale, coi nervi infermi come chi da sangue stanco, e propenso a invettive, sfuriate improvvise e scatti d’ira, che lo portavano sempre ad insultare chiunque proprio alludendo alla loro mancanza di danaro, ti dava la mano in modo plateale mordendosi il labbro inferiore e facendo partire l’arto sin dalla spalla desta; poi, afferrandoti come se volesse frantumarti i metacarpi, emetteva, al limite del grido, un “commmmmmmmpañeroooooo” che voleva essere amichevole e passare, ostentatamente, sopra alle differenze di casta. Differenze di casta che venivi a conoscere di solito (feci una media) alla terza volta che lo vedevi apparire. Allora sapevi che lui, di nobile, o quasi, famiglia toledana, possedeva un patrimonio ingente e seimila ettari di terra. Invitatomi a casa sua a due ore da Madrid, per provare in un rustico ristorante locale delle famose chuletitas de cordero, all’ora di pagare il conto, invero parco, lo divise.

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