Coglioni nella mia vita, storiella VI

Finalmente qualcosa di personale! Sto invecchiando! Ho visto ambienti di tutti i tipi, palestre, biblioteche, università, consigli di amministrazione, tribunali, bettole, ville, famiglie, ospedali, alcuni di essi particolarmente adatti alla profusione di coglioneria. Questa è una nuova serie dedicata a tutte le persone coglione che hanno lasciato un momento indimenticabile di coglioneria nella mia memoria.

Un uomo di scienza, o di “conoscenza” dovrebbe avere una onestà intellettuale immacolata e dura come squillante acciaio, oltre a una mente affilata come rasoio. A volte persino nelle materie c.d. scientifiche si verificano vergognosi casi e lamentevoli di disonestà, figuriamoci in quelle discipline tradizionalmente invase, è notorio, da paraculi e miserabili servi del danaro e del potere. Congresso intergalattico di diritto penale socioeconomico: eminenze bigie del diritto processuale tedesco, tra cui un noto trippone di professore alemanno toccaculi di giovani studentesse, professoroni autoctoni, magistrati di corte superna, pubblico di villici universitari qualunque, operatori del diritto nel settore, (servi, camerieri e camelerlenghi di governanti e miliardari) ovviamente valvassini ricercatori, ma persino il ministro Sig. Dott. Salcazzo in persona: presente in sala e addirittura, laureato in legge, insipido conferenziere. Una bella bisaccia di stabbio umano! L’avv. Toalla, spagniuolo di razza, grande esperto di diritto economico, e legale di grosse società e multinazionali, si spertica a favore del suo lavoro e contro l’idea di istituire la tracciabilità di transazioni e perfino la possibilità di controllare le ricchezze di cittadini e persone giuridiche, investigando, in tal modo, sulla loro provenienza. Grave, intollerabile, fascistica lesione di diritti fondamentali quali la privacy e ancor maggiori interessi costituzionalmente garantiti in tutte le carte supreme illuminate. Non essendomi chiaro il punto, a fine conferenza, tra la solita timidezza generale, chiedo delucidazioni, portando evidenze sia teoriche che pratiche dei benefici insiti del poter conoscere ricchezza e provenienza della stessa di ciascuno; del sapersi pubblicamente agiati, non ci sarebbe poi da vergognarsi, e difatti non ci si vergogna affatto, se, come è vero, il ricco fa sempre di tutto per apparire tale. Per quanto ne so, se e quando nasconde di esserlo è solo al fisco. Livido di rabbia il tapino non risponde esattamente alla parte tecnica-giuridica della mia domanda, ma si lancia in una invettiva che mi dipingeva, il kiodo genera fraintendimenti, come un pezzente nazi-fascis-comunista-anarco-dittatore. “Viva lei, se crede, in un mondo dove si sa quello che ciascuno possiede!” Non che ci sia mai stato tanto da sapere… nel mio caso! Ma non lo dissi perché semmai è della povertà che si è indotti, scioccamente, al riserbo e alla vergogna. Se non che il magistrato di Corte Suprema prof. Spocchia, che mi conosceva bene e di cui ero stato discepolo, prende la parola e chiamandomi per nome pubblicamente, spezza una lancia a favore delle mie argomentazioni. Ripresa la parola, l’ulcerato conferenziere, e uomo di “scienza”, defecò, seduta stante, una succinta palinodia, che aveva come fulcro una entusiastica captatio benevolentiae sull’illuminante chiarezza di sua eccellenza il magistrato di Cassazione.

 

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