Coglioni nella mia vita, memoria XXXII

Ho visto un sacco di coglioneria nel mondo, sono stato ammorbato dai personaggi più ripugnanti, superficiali, vanesi, arroganti, gretti, pavidi, che si possa immaginare, voglio trarne qualcosa di buono dandoli in pasto ai lettori, e così, almeno, beffarmi di loro. 

Il mix di patologie mentali, e il marasma di vigliaccheria, coglioneria, protervia e servilismo (secondo i casi) che si manifestano a vario titolo in un dipartimento di una facoltà di giurisprudenza sono inarrivabili. Vale la pena visitare siffatto zoo. Il genietto di turno, tutti esami al massimo dei voti, una faccia da servo prepotente inenarrabile, sostiene penale col mio amico, e fa un esame niente di che! Peccato, ma incespicare ogni tanto può succedere nella vita, non c’è da farne un caso! Invece questo tizio gli si presenta a revisione, e da subito, a dispetto dei voti, non sembra proprio dotato del gran cervello che ci si sarebbe aspettati; le sue tenaci argomentazioni per riportare il voto (6) in media (9.9) sono: “Ho la media del nove punto nove! Questo esame me la abbassa!” E che ci vogliamo fare? Suppliche varie, tragedie, sfoggio di liquame eristico, neppure ingegnoso, etc. Il voto non cambia. Punto. Mi complimento col mio amico: certa gente deve capire di non essere il centro del mondo, imparare ad affrontare la frustrazione, ed inoltre, dato che nel suo ruolo il professore è garante di tutti, c’è da aggiungere che le persone meno sfacciate di questo soggetto vanno tutelate dall’intraprendenza fuori luogo e invadente di simili arrivisti. Siamo tutti d’accordo. Il giorno dopo il capo del mio amico, un vaporoso e canuto principe del foro, basso, con faccia da scimmia e mascella larga, noto per le sue buone maniere, ma invero ai miei accigliati occhi un gran faccia da culo dotato di una ridicola “eleganza” da conduttore televisivo degli anni Sessanta, gli chiede di alzare il voto del soggetto in questione da sei a nove. L’amico mio trasecola e mi chiede consiglio. Gli dico che, se vuole dare un senso al suo lavoro, non deve alzare nessun voto su raccomandazione, e ciò anche se il suo capo gli ha detto che il padre del coglioncello è un suo grande amico e la situazione lo mette in imbarazzo. Si prova a resistere, scambio di telefonate, forse ci scappa qualche urlo e malumore, e addirittura il Decano interviene in appoggio del ragazzo. Alla fine il genietto di carta pesta prende il suo meritato nove! Rimango un tantino deluso. Penso: magari l’aveva fatta già altre volte questa manovra; forse i suoi esami sono tutti sei, passati a nove con tali trucchi semplici e efficaci, come si può saperlo? A che serve una votazione del genere? Cosa garantisce, indica di preciso? A chi si finisce per dare le borse di studio per merito? A chi è data la possibilità di andare all’estero e poi magari addirittura di avere una vita di successo? È tutto da buttare al cesso! Tipico: non gliene frega un cazzo a nessuno! Il mio amico, remissivo, o, piuttosto, più in grado di vivere in società di me, aveva un posto migliore del mio, aveva una casa più bella della mia, migliori incarichi, vestiva meglio, aveva più soldi, era di gran lunga più bello di me. Ad essere del tutto onesti era anche più intelligente: si spiegava meglio, notava più sfumature, senza menzionare che scopava infinitamente di più. E quindi aveva ragione lui! Ma il giorno che si arrese alle richieste illecite del suo capo, dal suo sguardo capii che anche lui sapeva di essere destinato ad abbassare la testa dinanzi all’umana coglioneria e alla prepotenza, e che non sarebbe mai stato mai né libero, né soddisfatto di sé. Ed anche questo ha un valore, e come tutto ciò che ha un valore, ha anche un prezzo!

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