Coglioni nella mia vita, pamphlet XVIII

Ho visto un sacco di coglioneria nel mondo, sono stato ammorbato dai personaggi più ripugnanti, superficiali, vanesi, arroganti, gretti, pavidi, che si possa immaginare, voglio trarne qualcosa di buono dandoli in pasto ai lettori, e così, almeno, beffarmi di loro.

 

A volte la coglioneria incombe su paesi interi, città, quartieri; in certi casi in modo tipico e caratteristico del posto. Lavapiés, quartiere alternativo, “bohémien”, di Madrid, 2004 c. “Abdul è proprio una forza”, “sì, è proprio una forza Abdul”, “che poi se sta in serata ti fa crepare dal ridere”, “è simpatico Abdul!”, “chi non lo conosce Abdul!”, “non coooonosci Abdul?” “Guarda!”, “eccolo lì Abdul!” Si avvicina un tipo, tutti lo festeggiano, piccolino, rovinato, sarà un tossico, quaranta, cinquanta anni? Vestito militare, con sotto un maglione da zecca, peruviano, forse. Non è in grado di rispondere, inscena una mezza danza ciotta con gli astanti, passandoseli sotto braccio in un minuetto cionco e sbilenco, poi si allontana facendo versi con una bocca larga larga incorniciata da una ispida e corta barba marrone. Agitando le braccia sopra al capo, in modo peculiare agli occhi di un occidentale, si congeda tra scoppi di risa e amichevoli arrivederci che lo facciano sentire un amato personaggio. “Ahhh! È proprio una sagoma Abdul!” “Uno lo vede così ma è stato un gran reporter di guerra e fotografo, è afgano, se ti si mette a parlare ti si accappona la pelle!”, “ha collaborato con tutti i più grandi, BBC, CNN, Al Jazeera!” “Un anno, ma tanto tempo fa, a ragione di un tremendo report che realizzò gli diedero il Pulitzer, e allora si trasferì a Madrid, dove vive da anni, sempre nello stesso posto.” “Ancora ha le schegge in corpo Abdul!” “Quante ne ha dovute vedere!” “Una mina sì!” “Suo fratello è morto in guerra!” “No, non s’è mai ripreso!” “Non ne parla mai, a me lo confidò una sera… Ma siamo molto in intimità lui ed io…” Una mattina, una mia amica mi chiama, pare preoccupata, vuole che vada da lei. È una faccenda un po’ delicata: “vedi, Virio, di te mi fido!” “Ieri avevo detto ad Abdul di passare per farmi vedere delle foto che aveva fatto in Afganistan, dopo che mi aveva fatto vedere quella rivista che porta sempre con sé, hai capito, no? (no!) quella azzurra, che non è molto famosa, ed è solo parte del lavoro che ha fatto in guerra. Lo avevamo deciso così, per approfondire il tema; e farci una bevuta prima di uscire. È arrivato solo con la rivista che mi aveva già fatto vedere la sera prima e ci sono rimasta un po’ male, manco se ne ricordava. Mi ha fatto un po’ pena. Comunque per non essere scortese ci siamo fatti un paio di birre, e poi gli ho proposto di uscire. Lui ha detto che preferiva fare due chiacchiere e magari un paio di rum e cola prima, allora, sempre per non essere scortese, li ho preparati. Siamo andati avanti per un po’ poi gli ho riproposto di uscire, ma lui, invece mi ha baciata! Non volevo essere brusca e l’ho lasciato fare dapprima, ma subito dopo gli ho detto che si doveva uscire, però! Lui invece si è spogliato e ha iniziato a fare sesso. Io non volevo proprio, ma non sapevo che fare, come dirlo, ero paralizzata; gli ho detto di andare via, ma non se ne è andato! L’ho fatto fare, allora, e poi se ne è andato. Io sono rimasta qui. Ho controllato, non ha mai vinto nessun Pulitzer! (c’erano dubbi!?) Ora vedi, io non volevo fare sesso con lui, glielo ho anche detto! Lui non mi ha ascoltata, ha fatto come gli pareva, (piange) tu sei all’università, sei un avvocato, come devo fare per denunciarlo per violenza sessuale? Lo voglio denunciare! Lo posso fare? Vinco!?”

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