Coglioni nella mia vita, proposizione XLV

Ho visto un sacco di coglioneria nel mondo, sono stato ammorbato dai personaggi più ripugnanti, superficiali, vanesi, arroganti, gretti, pavidi, che si possa immaginare, voglio trarne qualcosa di buono dandoli in pasto ai lettori, e così, almeno, beffarmi di loro. 

Oggi molte cose potrebbero farsi senza intervento umano praticamente, ed ecco che, in un certo senso, torna quella particolare coglioneria spaventata che diede vita a movimenti come il luddismo. C’è gente che è esplicitamente avversa alla tecnologia (riduce posti di lavoro) e in un certo senso il sistema lavorativo-economico lo è implicitamente.

Ero all’Agenzia delle Entrate. Si deve fare una integrazione alla successione per avere un rateo di pensione. Questo implica di recarsi almeno due volte in quell’ufficio, riempire tre o quattro fogli in triplice copia, pagare una marca da bollo, fare fotocopie, pagare una imposta di successione, andare all’Inps. In due anni ti rimborsano (se la prendono comoda). Tutto ciò comporta una considerevole perdita di tempo per chi deve farlo, l’uso di risorse ingenti (carta, corrente, impiegati, uso di strutture, etc.).

L’impressione che hai quando sborsi i soldi della tassa relativa (oltre che del bollo) è che tali soldi che tu cacci dal portafoglio siano serviti giusto a pagare lo stipendio del dipendente che ti ha assistito durante il procedimento e le spese. Si crea un posto di lavoro, si obbliga il cittadino a una trafila per pagare tale posto di lavoro di un altro cittadino.

Ebbene, il cittadino non vorrebbe essere lì a perdere tempo e spendere soldi per pagare uno stipendio a qualcun altro, ma ovviamente gli stipendi sono necessari per vivere. Neppure l’impiegato, però, è contento di essere lì al lavoro, potrebbe fare altro, ma ovviamente deve lavorare per vivere.

Si crea una macchina di infelicità dove, per pagare uno stipendio, si creano una serie di pretesti, che finiscono in pratica nell’avere una persona schiavizzata da un lavoro inutile, dove tutto è invenzione.

Il suo lavoro è basato su una serie di situazioni del tutto improduttive, e anzi dispendiose, e create, inventate, solo per pagargli lo stipendio, sacrificando la libertà e il tempo di due persone (l’impiegato e il cittadino).

Sarebbe appena più saggio inventarsi qualche scusa delle solite per farmi pagare, ma almeno senza farmi perdere tempo! E senza schiavizzare un altro soggetto.

Gli stipendi li devi pagare, la gente deve mangiare, d’accordo! Ma allora paghiamoli senza far lavorare le persone, invece di mettere su concetti e attività costose che sprecano beni veramente esistenti, risorse (carta, luce elettrica, strutture) per mandare avanti pretesti, leggine, insomma la burocrazia, aria fritta, e che non generano che infelicità e tristezza. Nascessero carciofi dalla burocrazia avrebbe un senso avercela e renderla ipertrofica.

Per me sarebbe ideale che: lui, l’impiegato, se ne stesse a casa, io me ne stessi a casa, e pagassi in qualche altro modo che avvelenandomi il giorno.

Non si sprecherebbe un foglio e ognuno avrebbe tempo per portare avanti le attività che preferisce, invece di interromperle per qualcosa che non ha senso, è brutto, è triste.

In una lezione di economia si diceva che pur di creare lavoro lo Stato dovrebbe far scavare buche e ricoprirle. D’accordo sulla prima parte, creare lavoro, ma perché scavando buche? Almeno si scelga una attività non faticosa, minimamente produttiva, o divertente! Pagare la gente per giocare a bocce, pescare al laghetto, passeggiare sul lungomare, pilotare go kart. Perché si deve sempre essere infelici?

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