Coglioni nella mia vita, rappresentazione XXXVII

Ho visto un sacco di coglioneria nel mondo, sono stato ammorbato dai personaggi più ripugnanti, superficiali, vanesi, arroganti, gretti, pavidi, che si possa immaginare, voglio trarne qualcosa di buono dandoli in pasto ai lettori, e così, almeno, beffarmi di loro. 

Ci si fa tante storie, uno si forza …la buona educazione… sei accompagnato… e tutto il resto. Ma era inevitabile, è la biologia che domina, mica “l’educazione”, l’ipocrisia; se entrava in un qualunque posto affollato, tutti i sapiens maschi, accoppiati o meno che fossero, le lanciavano almeno un’occhiata. Il suo mondo era gentile e disponibile, ovunque arrivavano cocktail pagati, inviti a feste eleganti, non c’era un conto al ristorante che fosse diviso a metà, non esisteva di camminare al vento, sotto la pioggia, per tornare a casa, succedeva a me questo; per lei c’era sempre qualcuno disposto ad accompagnarla, che passava giusto sotto casa sua: no! Nessun problema, figurarsi. I lavori arrivavano con una certa frequenza, saltuari, ma costanti. I segretari di facoltà erano gentilissimi. Strano! Erano dei cani di solito, latravano, mica parlavano. I professori la incoraggiavano, le prestavano testi, parlavano per ore; li prendeva sempre che non avevano niente da fare, che invece era ciò che accadeva con più frequenza, che manco ti guardavano né si fermavano per i corridoi se facevi loro qualche domanda, tiravano dritti e sbuffavano tra parole pietrose e scarse. Il suo mondo era pieno di gente sorridente, brillate (o che ci provava ad esserlo) spiritosa (o che ci provava ad esserlo) disponibile. Un’isola che non c’è. Per gli altri! Ci ero cresciuto insieme, mi facevo i fatti miei, stavo al bar una sera sbronzo, lei si divincola, e un po’ stufa, annoiata, mi vuole rendere partecipe di come sia dura la vita sociale, con quegli occhi verdi e grandi che non ti stuferesti mai di guardare, i capelli biondi, gli zigomi sporgenti, un viso d’angelo, il labbro e la dentatura che le conferivano con una smorfia caratteristica e adorabile che faceva subito pensare a… e il fisico di una pallavolista. Che stress! Che avvilimento! Che noia, ripetitività. Tutti che ti guardano, ti desiderano, ci provano… Non dissi nemmeno una parola.

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