Coglioni nella mia vita, reperto XXIX

Ho visto un sacco di coglioneria nel mondo, sono stato ammorbato dai personaggi più ripugnanti, superficiali, vanesi, arroganti, gretti, pavidi, che si possa immaginare, voglio trarne qualcosa di buono dandoli in pasto ai lettori, e così, almeno, beffarmi di loro. 

Ero alle elementari, una mattina un compagno, un bambino alto, tranquillo, silenzioso, dall’aria povera, rimane in classe col berretto a scacchi in testa. A quell’età, specie con le famiglie piene di pregiudizi, maldicenti, chiuse, coi genitori pattume tipici del piccolo centro, tutto maldicenze, invidie, timidezze e “guarda quello”, sempre vergogne o accuse, basta niente per sembrare differente. Invece di destare curiosità, vieni preso per il culo, se lo sei. Oggi pare diverso, orecchini, gel, ma è uguale: i genitori pattume si sono messi d’accordo alla seguente riunione di condominio cittadino, attualizzati, ed hanno “ammesso” certe cose, ma devi comunque e sempre essere medio! Lì bastava il berretto a scacchi, sì, per suscitare le prese in giro, ma la maestra, decide di metterci il carico! Non si porta il berretto in classe! Grave no? “Sto male” fa lui, tutto intimidito, “ho il raffreddore” dice tirando su col naso e facendo le “t” come “d”. Niente da fare! Il berretto se lo deve togliere lo stesso! Non se lo toglie! Insiste! Non se lo toglie! Incazzata nera si alza, a grandi passi, pesanti, da donna grassa, va verso quell’insopportabile anarchico di un trenta chili, le strappa perentoria il berretto dal capo, e quello poveretto inizia a piangere sonoramente, come una fontana. Ci prova pure a non fare rumore, ma proprio non gli riesce: “Buuuuh”. Si copriva la testa con le mani. Ancora me lo ricordo, un’in-caz-za-tu-ra portavo! Era completamente pelato! Tra i singhiozzi spiega che a casa sua non andavano dal barbiere, il nonno faceva i capelli a tutti, e con lui si era sbagliato, o forse glieli aveva fatti all’unica maniera che gli usciva, come si usava nella sua pidocchiosa epoca di inutile guerra tra pezzenti. Fatto sta che la maestra ribadisce! “Ben ti sta!”, “Non si dicono le bugie!” Credo fu in quel momento che sviluppai tutta la mia persistente avversione per l’autorità. Tutti a gridargli: “Coccia pelata!”, “coccia pelata”. Figurati! Non partecipai, già a otto anni ne avevo le palle piene dei coglioni della mia vita, e anche delle prese per il culo perché non sapevo la formazione dell’Ascolicalcio e i marcatori. Non avrei mai pensato che il non essere inserito nella massa m’avrebbe portato, secoli dopo, a prendere io per il culo gli altri, invece che il contrario, ma le cose cambiano con l’età ed eccomi qua! E sempre dalla mia parte!

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