Coglioni nella mia vita, residuato XXVIII

Ho visto un sacco di coglioneria nel mondo, sono stato ammorbato dai personaggi più ripugnanti, superficiali, vanesi, arroganti, gretti, pavidi, che si possa immaginare, voglio trarne qualcosa di buono dandoli in pasto ai lettori, e così, almeno, beffarmi di loro.

Per carità! Sono contrario all’esistenza, tanto è vero che, azionando il marchingegno del ragionamento, non voglio figli; io stesso, in quanto nato, mi sentirei di pretendere cospicuo guidrigildo per essere stato tirato in ballo così, tra questa manica di coglioni, senza esser stato consultato, o aver potuto decidere nulla, dire la mia: “…e mo ti arrangi!” Son cose da farsi? Bello scherzo! Sì, davvero, ma adesso finiamola! Pensa se potrei mai condannare qualcuno, che si suppone dovrei amare, alla stessa sorte, sapendo, oltretutto, che non si trova affatto chi sia disposto a risarcirti per la sventura di esser nato… Ad ogni modo, quando l’istinto prende il sopravvento, la biologia con tutta la sua immane forza in piena ti travolge e trascina su e giù attraverso un corpo perfetto per la prosecuzione dei tuoi geni. Essi iniziano a dominare i tuoi comportamenti con la loro voglia ruggente e rabbiosa di andare avanti e non estinguersi, a forza di carne uno si sente pure incline a inseminare. E certamente, alla fine, vedere il frutto di tanta pazzia non mi creerebbe che una sana, infinita gioia, soddisfazione, piacere. Non credo, onestamente, che potrei avere giorno più memorabile e lieto in vita di quello della nascita di un marmocchio (sano), anche se sono disposto a rinunciarci pur di fargli un piacere (per generosità). È per ciò che mi stupì quanto sostenuto a gran voce (con tanto di insulse motivazioni blablaterate insistentemente) dalla mia professoressa di liceo, al punto di doverla inserire, a pienissimo titolo e in pompa magna, tra i Coglioni della mia vita. Anzi la natura l’aveva infarcita di coglioneria, ne era ripiena, visto il fisico, come la tasca da pasticcere un bignè di crema. D’accordo, per fare un figlio si deve essere in due, ma come considerare questo, anche se femministe, come un dato sufficiente a scardinare l’ovvio e a sostenere che il miglior giorno –più importante, gioioso- della propria vita sia quello della laurea? Della laurea…! Che invece si conquista da sé! Che essa sia il vero “traguardo dell’essere umano”, della vita! La laurea! Bah! Laurea anni ‘60, poi… col diciotto politico e la contestazione, …e subito dopo posto fisso, casa, prole, macchina, casa al mare, stipendio e arrotondi con le ripetizioni… forse aveva ragione lei, da questo punto di vista.

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