Coglioni nella mia vita, ricordo XXIII

Ho visto un sacco di coglioneria nel mondo, sono stato ammorbato dai personaggi più ripugnanti, superficiali, vanesi, arroganti, gretti, pavidi, che si possa immaginare, voglio trarne qualcosa di buono dandoli in pasto ai lettori, e così, almeno, beffarmi di loro.

 

Non dilunghiamoci troppo nel soffriggere i vecchi rancori, ma si sa come, specie grazie ai nostri colleghi maschi, eroi del servilismo, la nostra zona è forse la più insopportabile al mondo quanto al rapporto uomo-donna. Qua, inoltre, da trent’anni vanno gli anni ’90, e da lì non ci si muove, specie nella musica, ok! Adesso qualcosa sta cambiando in cucina, grazie alla tv forse (la tv! …siamo o non siamo al Medioevo?) e anche grazie a tutte le puttanate che si inventa chi deve venderti qualcosa, per farti credere che tu stia comprando chissà che: tutti i pistacchi sono di Bronte (ma quanto sarà grossa Bronte?), tutte le peggio cerecie te le chiamano visciole, la parola marmellata usata alla buona, così comprensibile, casalinga, è sparita dal vocabolario (poi entrano orrori come: “sdoganare”, “h24”, “location”, “splendida cornice”, “obiettivi sensibili”, etc. di ‘sti ebeti, coglioni, analfabeti, purtroppo dotati di una bocca) ci sono solo confetture e composte in giro. E potremmo continuare all’infinito. Però, tutti arrivano ora alla riscoperta della cucina tipica regionale, anche quella da osteria per intenderci (moda, pure quella), e un po’ di grezzagine è ammessa anche negli ambienti “bene”. Di colpo diventa usuale, anche per la spocchiosetta con le scarpe puntute, parlare delle spuntature, mangiare la trippa, provare la coscia di rana, il cinghiale, il cervello fritto, adorare il salametto del contadino (buongustaia!). Molto bene! Una volta se putacaso invitavi una fica di legno ascolana doc&dop a mangiare la trippa o il cinghiale non usava il taser solo perché, essendo acefala, non sapeva di che si trattava. Andavano di moda gli eterni piatti di bresaola grana e rucola, la pizza coi “pachino” e la bufala, la tagliata e l’orrido sciroppo di aceto balsamico, le penne alla vodka; ricordo chi ridacchiava se dicevi di amare il salmone affumicato scozzese, perché non era più di moda… lusso scontato… Gli anni Novanta! A Teramo, verso l’una di una giornata di lezione del 1994 ci viene fame e, in tre, proponiamo a due cretine del Piceno, di quelle apprensive che vogliono gli appunti, di andare a mangiare qualcosa. Una pizza, ovviamente. Dove!? Si lancia una ipotesi. Coooome? In quel posto che per mille lire ti danno un pezzo di pizza enorme? Eh! Ma che razza d’obiezione sarebbe? La pizza è cattiva? No, non era di moda! Manco per le studentesse! Loro andavano da qualcuno che le faceva spendere di più e mangiare di meno! La spianata, o qualche succursale della magnifica Sanbeach nel teramano. Il bello è pure che i marchigiani si sentono migliori degli abruzzesi, roba da non credere!

(Visited 54 times, 1 visits today)