Coglioni nella mia vita, scoglio IX

Finalmente qualcosa di personale! Sto invecchiando! Ho visto ambienti di tutti i tipi, palestre, biblioteche, università, consigli di amministrazione, tribunali, bettole, ville, famiglie, ospedali, alcuni di essi particolarmente adatti alla profusione di coglioneria. Questa è una nuova serie dedicata a tutte le persone coglione che hanno lasciato un momento indimenticabile di coglioneria nella mia memoria.

 

Forse non esiste lavoro perfetto, ma quello che per me gli si potrebbe avvicinare è all’Università. Non è che fossi del tutto soddisfatto in merito alla mia tesi, avrebbe necessitato di ulteriori rifiniture, lo ammetto di buon grado quand’anche chi la valutò mi assegnò il massimo. Una bacchettata però mi giunse da un confuso (ascoltandolo e leggendolo) professore di Trento al quale mi ero rivolto affinché, se lo avesse considerato del caso, mi fosse concesso, grazie alla sua sponsorizzazione, il dottorato con formula europea, di nuova istituzione, invece di quello normale e corrente. No! La mia definizione di reato informatico e la sua categorizzazione era insoddisfacente e, per dirla con la sua prosa: apodittica! Nelle mie conclusioni ipostatizzavo stocazzo, erravo in ultronee divagazioni, e via blablaterando. Basta acidità! Bisogna saper accettare sia le critiche, che una sana intransigenza scientifica! L’onestà intellettuale prima di tutto! Se una sponsorizzazione non è meritata non la si faccia. Certo lì per lì ci rimasi male, ma volli trarre un insegnamento prezioso dal giudizio e risposi al mentore mostrando sincera ammirazione per il suo rigore scientifico e investigativo. Vero è che nessun barone della mia università di origine lo aveva mai contattato, come d’uso, per tastare il terreno, ed indirizzare il suo giudizio (non amo queste pratiche) e forse il subalpino si sarebbe rammaricato di sapere che il mio strapotente presidente di tribunale c’era rimasto male e avrebbe voluto convincerlo a cambiare idea. Mi imposi e non volli che si facessero pressioni su quest’uomo integerrimo, per una volta! W l’Italia, grande paese, le cose funzionano! W l’Italia e il suo troppo poco pubblicizzato e conosciuto rigore scientifico, pensai amaramente felice. Scoppiavo di orgoglio patriottico, mio malgrado. Il mondo accademico è davvero minuto. Anni dopo, mi mandarono un articolo in italiano da tradurre in spagnolo, sul mio tema di tesi. Era dell’eroe della ricerca scientifica di cui sopra. Iniziai a leggerlo con l’amaro sorriso di chi contempla un pezzo del suo passato, ormai ero relegato nella pratica forense di provincia. In esso il puritano trattava anche lui la definizione del concetto di reato informatico, ma riprendeva paro paro la mia apodittica e non condivisibile categorizzazione. Moortacci sua! La traduzione (gratis) se la fece da solo (la fece un altro schiavo, suppongo) che poi già ce la aveva, visto che la mia tesi era in spagnolo e la aveva copiata. Non gli ruppi quella faccia da cazzo come avrei dovuto, la benzina è cara. Pezzente! Stanco di tanta coglioneria accademica m’ero avventurato per altri ambienti, che però pure pullulavano di coglioneria. Ma questa è un’altra storia.

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