Coglioni nella mia vita, scorribanda XXVI

Ho visto un sacco di coglioneria nel mondo, sono stato ammorbato dai personaggi più ripugnanti, superficiali, vanesi, arroganti, gretti, pavidi, che si possa immaginare, voglio trarne qualcosa di buono dandoli in pasto ai lettori, e così, almeno, beffarmi di loro. 

 

L’ambiente in cui più alto è il grado di quella disgustosa forma di coglioneria che accompagna un evidente e becero opportunismo è l’ambiente legale. Lì, senza paura di sbagliare, sono arrivato a credere che il successo personale sia in stretta correlazione col grado di opportunismo delle persone, “uomini” (si fa per dire) o donne che siano. Cosa che non credo dilaghi siffattamente in altri campi come magari la fisica, o la filosofia, per esempio. In varie occasioni, specie ai ricevimenti succede di frequente (ma non solo, anche nel lavoro quotidiano capita), le persone si possono sentire sole, e non sono abituate alla assidua frequentazione di loro stessi. Si considerano, come è giusto che sia, insopportabili e vogliono diluire la noia usando qualcun altro. Si scherza! Invero il fatto è che non “fa elegante” farsi vedere senza un interlocutore tra tante persone, per molto tempo. Si deve sempre conoscere, se non tutti, almeno qualcuno, o fingerlo! Nessun personaggio importante sta mai da solo! Possono succedere due cose: o qualcuno si sbaglia sulla tua identità ed inizia a trattarti in modo più cortese di come farebbe se sapesse che non sei proprio nessuno (né figlio di…, né discepolo di…, né collaboratore di…), oppure, più frequentemente e in modo meno divertente, un “superiore” ancora non inserito nel gruppo, ti piglia, ti si spupazza un po’ fino a che non arriva l’occasione di parlare con qualcuno del suo rango, o da cui avere qualcosa che gli interessa, o comunque fino a che non capita un’alternativa migliore a te con cui cianciare e ciarlare di niente. Allora vieni escluso senza remore! Ho perso il conto delle volte che ho dato amabile conversazione a sconosciuti fino a che non mi hanno piantato in modo assolutamente cafone (tanto chi se ne frega di quello che pensa questo qua? Chi lo rivede…). Da quando mi sono stufato di tutto il teatrino, mi sono imposto di parlare solo con donne, in tali contesti. Ma vorrei ricordare un aneddoto a caso, tra i tanti occorsi! Una volta, per pura gentilezza, intrattenevo un trombone di professore e avvocato italiano che aveva l’occhio su un politico che voleva conoscere (in Spagna). Conosciutolo, dopo una interruzione non troppo prolungata della nostra grigia conversazione (piuttosto noiosa, davvero) per pura cortesia, amabilmente chiesi a costui di proseguire ad espormi il tema che andava trattando (“ma mi dica…”) dandogli agio di terminare il discorso, quindi, e lui, mentre si infilava in bocca bisquisite e prelibate supposte di sushi, dapprima provò con frasi sconclusionate e di circostanza a riprendere il filo, ma poi, resosi conto di non ricordare di cosa andava cianciando e non volendosi sforzare affatto (non valeva la pena) disse: “non ha importanza”. E se ne andò, tutto impettito e stirato, senza dire altro.

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