Coglioni nella mia vita, soggetto XI

Finalmente qualcosa di personale! Sto invecchiando! Ho visto ambienti di tutti i tipi, palestre, biblioteche, università, consigli di amministrazione, tribunali, bettole, ville, famiglie, ospedali, alcuni di essi particolarmente adatti alla profusione di coglioneria. Questa è una nuova serie dedicata a tutte le persone coglione che hanno lasciato un momento indimenticabile di coglioneria nella mia memoria.

 

Quando si  studia e riflette su qualcosa si deve per lo meno essere sinceri sulle proprie opinioni e conclusioni. Non c’è posto per la vergogna se si persegue la “comprensione del mondo”! E tante idee apparse scandalose in determinate epoche sono divenute la regola in altre e viceversa. Durante una conferenza sulla pena di morte, contrarissimo ad essa per molte eccellenti ragioni, dissi però che il suo rifiuto non lo vedevo tanto nell’infranzione di una regola etica universale e chiarissima che ci impedirebbe di ucciderci a vicenda, quanto nella “burocratizzazione” della morte e nell’applicazione concreta che di essa si fa da sempre: rischi che non valgono i pochi benefici insiti nell’eliminazione fisica e definitiva di certi soggetti. Come si sa, vengono soppressi spessissimo solo gli ultimi disgraziati della società, o quelli invisi a un ordine costituito, e affatto i soggetti più nocivi e pericolosi, egoisti. Immagino con ogni verosimiglianza che da quando il sapiens si chiama sapiens non sia mai passato un sol giorno in cui un membro della specie non ne abbia soppresso un altro; bisognerà pur fare caso e dare il suo peso a tale circostanza e, pur tendendo all’eliminazione di ogni violenza, si dovrebbe evitare di parlare di questo obbiettivo ancora lontano come di un qualcosa di già concreto e davvero vincolante. D’altra parte non lascerei mai a un essere umano (giudice) il potere di sopprimerne un altro, avallando il suo operato con il mio implicito consenso, immagino, invece, varie circostanze e scenari in cui potrei prendere l’iniziativa autonomamente per accoppare qualcuno. Semplifichiamo assai: se violenza deve esserci e c’è, almeno sia brutale, personale, non sia organizzata dalla legge, ma rimanga relegata nell’ancora forte residuo belluino presente nell’essere umano, e specie non invada anche il diritto, che in un certo modo ne rappresenta (essendo ottimisti ed errando assai) un cammino per l’uscita dall’irrazionale e dal primitivo. Detto ciò, raccatto, in simposio, grande biasimo generale degli ascoltatori! Mormorio! Brusii, no! La ragione per cui non si deve uccidere è solo che: non si deve uccidere. Kant insegna! Dio lo vuole! Unico a dissentire in sala, mi piego alla saggezza del maestro. A fine pippa, vari compagni di studi mi si avvicinano e mi fanno i complimenti per l’intervento, che però non aveva raccolto il minimo cenno di accoglimento lì per lì. Pavidi! Anzi, alcuni di loro sono ancora più estremi di me, sono favorevoli, addirittura, alla pena di morte! …Ma come dirlo…

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