Coglioni nella mia vita, storia XX

Ho visto un sacco di coglioneria nel mondo, sono stato ammorbato dai personaggi più ripugnanti, superficiali, vanesi, arroganti, gretti, pavidi, che si possa immaginare, voglio trarne qualcosa di buono dandoli in pasto ai lettori, e così, almeno, beffarmi di loro.

 

Quale è la vera selva dei suicidi se non quella sterminata degli appartamenti? Coppie di persone e di segreti convertiti in arbusti prugna e amaranto dalla noia. Ti sono accanto e non le conosci. Tu stesso non ti sveli del tutto, ti tieni qualche carta celata; qualche frammento di vita proprio non ce la faresti a farlo sanguinare in parole. Magari è quello, più di qualunque altro episodio conosciuto, ad alimentare diffidenze, ma soprattutto a determinare il tuo comportamento. Non è che te la sei cercata, e non cerchi un alibi. Che poi, che ci sarebbe di così vergognoso e di inconfessabile? Diventa tutto inconfessabile solo per obbligazioni che ognuno dice di sentirsi disposto ad assumere, per imitazione, per spossatezza. Chi mente meglio, vince! Cosa fai di bello, caro, nella tua mente? Nulla! E non è spossante pure il dover celare una natura che non ti sei dato da solo? Devi farlo per forza, perché altrimenti darai un vantaggio a un avversario, e non te lo puoi permettere. Anche tu devi cercare di vivere un po’ meglio a scapito di qualcuno. Non è mica detto che nel cuore di ogni uomo alberghi lo stesso, e meno che mai nelle vite di ciascuno gli stessi dolori. Non è forse vero che alcune vite sono più gioiose e spensierate di altre? Che alcuni caratteri meno inclini alla sofferenza, alla riflessione? Che alcune mani siano più destre, alcuni muscoli più forti di quelli di altri? E forse non sei tu la persona più retta, più lineare, più giusta del mondo. Non basta la fortuna immeritata e immane di non infrangere con le proprie occulte inclinazioni e impulsi i tabù della propria epoca, non essere un assassino, non essere un pederasta, potresti essere il peggiore lo stesso in una scala universale, e il più infelice. Da quando s’è separata “l’anima” dal “corpo” ci si continua a vergognare comunque dei difetti fisici, figuriamoci di quelli “morali”, che si vedono solo nelle scelte, nelle debolezze, e che puoi far finta di non avere: non serve nemmeno la parrucca! Non ti salvi dicendo: “oh, ma io, non ho mai fatto mai male a nessuno eh!”. Devi pure realizzare aspettative, essere all’altezza dello sguardo accigliato di chi vagamente ti vuole bene, anzi, tu non lo capisci mica bene chi ti ama, come gli sia saltato in mente! Se sia vero… Alla fine ciascuno, dal più nobile al più abietto, trova un mentecatto perso dietro a lui e subito dopo: corna magari. E meno che mai intendi a che pensava chi t’ha messo al mondo, se pure tu riesci a vincere quell’attrazione banale e puerile che la natura s’è inventata (povera scema) della copula terminata nella fecondazione. Essere evoluto! Superuomo! Tu fai sesso per piacere, mangi per gusto, combatti per diletto, pensi per sconfiggere la noia; non hai più necessità di spremerti le meningi per risolvere un problema, a casa tua non ci piove mica più, non ti abbrutiresti a nutrirti con morsi feroci, per fame, carne cruda, non ti sviliresti a lottare per sopravvivere, fino alla fine, contro una fiera, il pollo lo prendi dal banco frigo. Meglio il duello, la scherma, il pugilato corretto, o un torneo di lance per una dama da poter vagamente e squisitamente fingere di pervertire a letto, elegante e appassionata, facendone tutto tranne che una madre. Questo mi venne in mente quando, quindici anni fa, quel tale, presomi sotto braccio, accostò la sua bocca rossa e grigia al mio orecchio e paterno mi sussurrò: “sei più mica un ragazzino! Non è ora che ti sposi? Che metti su famiglia? L’amore, vedi, mica serve! Chi lo ha visto mai? Ma una famiglia la devi fare…” Anche certe frasi, certi consigli, patrimonio dell’infelicità di tutti, vanno dati per convenzione a un certo punto.

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