Colorado!

A forza di essere troppo accondiscendente uno finisce per trovarsi in posti dove non vuole essere e magari davanti alla tv. Unico dato positivo: in 20 anni che schifo assai le reti Merdiaset, non mi sono perso niente! Ma lo sapevo!

Il leitmotiv di una trasmissione spazzatura come Colorado, piena di “comici” (tecnicamente buffoni, non comici) patetici (in senso atecnico: che fanno pietà e compassione) è quello di un maschio coglione e arrapato, assolutamente zerbino, che cerca un modo “ingegnoso” e surrettizio per poter “approfittare” di una deficiente bona, che rappresenta l’oggetto del desiderio (sempre potenzialmente frustrato) e che implicitamente non gliela darebbe mai (deve supplicare).

Scatta quindi “l’esilarante” scenetta che va avanti da 30 e rotti anni di un servo della gleba che, pur di poter toccarle il culo, o spigolare un bacetto, da una che coi cazzi parrebbe avere dimestichezza (surreale, il tutto!), è disposto a sacrificare ogni scampolo di dignità e ricorre a trucchetti e scusette da imbecille indegno.

Una specie di Willy e Coyote, ma per adulti cialtroni e mentecatti e nel contesto di sto cazzo di sesso che pare il centro dell’universo di chiunque. Ma la gente a casa, perché non si scopa e riscopa la moglie invece di stare a vedere le chiappe di una deficiente circondata da ritardati? Che cazzo si sposano a fare le persone?

Ne esce una icona di maschio italico da vomitare! Un cialtrone che dopo essersi prestato a ogni bassezza e sacrificio di autoconsiderazione, preso a tu per tu, si giustificherebbe pure, invece di impiccarsi immantinente, come dovrebbe, riprendendo qualche punto fronte a un disavanzo di qualche trilione, con un “oh ma la hai vista quella?”. O più verosimilmente ricaccerebbe la storia da pistolettata in fronte, che “lui è un artista”, o che (etica consequenzialista e del risultato) con tali espedienti lui ci campa alla grande e scopa più di chi lo critica. Implicitamente dando ragione agli argomenti di chi lo disprezza.

Dubito che alla specie facciano comodo soggetti perdenti e ignobili come quelli, purtroppo però una società complessa (nella banalità) li partorisce e riescono a cavarsela. D’altra parte di “necessario” non c’è niente a questo mondo e sia il ratto che il ghepardo vogliono ed hanno “diritto” a vivere (a metterla in modo rigoroso in natura non ci sono diritti, ma ci siamo capiti). Il problema è che non fanno bene manco al paese e mi condizionano, a me come a tanti altri ‘sti ciarlatani.

I luoghi comuni, poi, non si contano: lei che non gode a letto, lui che non ci sa fare, c’è il gay di cui ridere per qualche secondo, lui che alza un po’ la cresta dando obliquamente della zoccola a lei, che ci rimane male, ma non reagisce, incassa (è la femmina di un paese mediorientale, deve essere adorata, per il corpo, ma è tutto finto: al posto suo e sottomessa!) alla scena successiva torna a prendere il sopravvento mentale e fisico, etc. Da suicidio! Se sapessi di dover vedere cose del genere per il resto della vita chiederei l’eutanasia.

Fisicamente poi, fronte a una stanga da riproduzione, vestita da troia e del tutto priva di eleganza, ma che stimola l’appetito spermatico, si presentano sempre: o sciatti panzoni “simpatici” e “geniali (battuta pronta, doppio senso, pure pronto), o icone di una bellezza maschile con le spalle da Andreotti ma incamiciati e curati. Curati come le peggio checche!

Le vere checche non sono gli omosessuali. Le vere checche sono questi soggetti qua. Un maschio ridotto in quel modo fa venire da vomitare, non gli piace nemmeno il culo: tecnicamente dovrebbe aspirare ad essere un alfa. Figuriamoci!

Chiunque risponderebbe che è tutto un gioco e che si scherza.  Sdrammatizziamo!

Non è così! In questo modo si scherza solo in Italia. Il che vuol dire che ci sono profonde ragioni dietro. In nessun altro paese quel tipo, ed atri tipi, di “comicità” nostrana avrebbero senso. Personaggi sorti qui, Fantozzi vari, caratteristi di borgata, esseri vili che si fanno sputare sulla lingua pur di campare e che divertono tanto il popolo, possono esistere ed esistono solo nel Bel Paese del Cemento. Altrove non verrebbero né capiti, né lascerebbero negli spettatori altro che imbarazzo generale.

Perché implicitamente l’italiano si disprezza. La radice del disprezzo che prova per se viene (ancora, perché con le cose bisogna farci i conti!) da una guerra persa, e che s’è fatto finta di aver vinto.

Se quella buffonesca e piuttosto posticcia rampata di orgoglio del fascismo aveva portato alla sconfitta, voleva dire che la perdita assoluta di ogni scampolo di dignità ci avrebbe salvato.

Purtroppo invece, dopo 30 anni di condizionamenti Merdiaset e Rai (più leccapreti, ma della stessa univoca pasta ammassata di merda nazionalpopolare sciatta e vile) il “carattere italiano” zerbino e furbetto ha solo portato il paese alla rovina (oltre che, paradossalmente, proprio alla penuria del sesso di cui si parla tanto e a una clamorosa impennata del prezzo di mercato mondiale per una scopata).

Dopo la guerra (che chiccazzo se la ricorda ormai e chissenefrega) si sarebbe stato molto meglio chiuderla lì e ricominciare daccapo, invece di cercare la patta e trascinarci dietro ogni complesso e bugiardia, con ciò arenandoci su questi lidi di autocommiserazione e disprezzo. Per carità, il disprezzo è meritatissimo e ci aggiungo tutto il mio! Dovrebbero pagarmi per farli sentire delle merde, già che uno psicoanalista direbbe che è questo che segretamente vogliono e di cui hanno bisogno. Se mi pagassero glielo direi tutti i giorni: fanno veramente schifo! Sottomessi, pecore, leccalulo, indegni, vigliacchi, etc. (però, nel gruppo ci siamo tutti).

Basta! Su, assolviamoci dalla colpa dei nonni di aver partecipato e perso una guerra e vaffanculo a tutto! All’estero, dove neppure sono geni (so’ sapiens di merda pure loro), il complimento amarissimo e migliore che accatti è: “sai che non sembri italiano?”.

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