Cosa farcene di Dio, il diavolo, i santi, la patria e tutto il resto?

Questo post era stato realizzato tempo addietro, e ha trovato una puntuale conferma nei suoi contenuti al concerto del 7.6.13 a Roma del gruppo svedese Ghost B.C. Come ha sinteticamente chiosato un geniale amico: l’unico vantaggio di esserci dovuti sopportare il cristianesimo sono forme d’arte come questa.

Allora: che farsene ormai di ferrivecchi come Dio il diavolo, santi, e gli altri miti che la scienza ha disabilitato e destituito di fondamento concreto? Erano nati per spiegare le cose, ora non servono più! E non solo; ormai come prendere e considerare oggetti e organizzazioni sociali in sofferenza quali la famiglia, la patria e molti altri che agonizzano?

Dovremo essere costretti a vedere nelle stelle sempre e solo degli ammassi di plasma e delle reazioni termonucleari? Niente più dialoghi con la silente luna, soli che ridono o urlano, niente più partite a scacchi con la morte? Il diavolo abbandonerà per sempre il nostro immaginario e così anche gli angeli? Ci befferemo di ogni dipinto, di ogni film, di ogni libro, o poesia dove compaiano e su cui si sono commossi e accese passioni di milioni di esseri umani e a nostra volta non ci commuoveremo più?

Niente di tutto questo!

È vero che la nostra attuale comprensione del mondo ha scaraventato inesorabilmente (chi non lo vuole vedere non lo veda, ma così è) tanti racconti anche bellissimi: i Re Magi, il bue e l’asino, la figura evangelica di Cristo, tutte altre storie e personaggi, vicino a Efesto e le sue fonderie mitiche dell’Etna, a Medusa e le Gorgoni, e compagnia bella.

È vero anche che gli oggetti e la natura che ci circonda da qualche decennio si sono rivelati molto differenti da come si era immaginato per secoli e millenni che fossero.

Ma tutto ciò non implica affatto che la tradizione, il mito, l’inverosimile, il fantastico, non abbiano più ragione di “esistere”, né un posto, un ruolo importante da dove continuare a suscitare nell’essere umano il tremore verso l’ignoto e l’arcano che lo caratterizzano, una indagine su di se e sulla propria esistenza, l’evocazione e al contempo l’allontanamento di paure e speranze.

Non dobbiamo più avere paura del diavolo, certo, né adorarlo, né combatterlo, ma questo non implica la sua completa scomparsa dal nostro intendimento, come di nessuna altra fantasia! Egli rimarrà con noi, anche come ghiotto oggetto per realizzare forme d’arte, un serbatoio immane di storie e estetiche irrinunciabili.

Se volessimo davvero continuare a impostare il mondo come se nulla fosse successo negli ultimi secoli, e specie negli ultimi decenni, per non rinunciare a tutta la nostra bellissima e ricca cultura del passato, saremmo dei pazzi! Ma se la buttassimo tutta via e la ridicolizzassimo sacrificandola in modo superficiale e gretto sulla pira di conoscenza incendiata dalla scienza faremmo anche di peggio.

No! Tutto ha un ruolo e tutto appartiene a noi e contribuisce ad arricchire il sapiens! Basta saper cogliere quell’ineffabile spirito che è nell’occhio umano e nel suo ancora sconosciuto potere di comprensione e rappresentazione del mondo. Tutta la bellezza, la piacevolezza, ha un posto nel mondo umano, ed essa si annida ovunque e ci parla nel linguaggio che è più necessario per sopportare l’esistenza.

La bellezza e la piacevolezza si annidano anche nelle nozioni e figure che l’osservazione scientifica ci regala: nelle dimensioni ulteriori alle conosciute, nelle dinamiche quantistiche, in un sole che brucia idrogeno in elio, in una terra che s’è formata miliardi di anni fa. E a volte parla anche dalla paura, dall’ignoto, dal quel nostro ancestrale terrore che ci attrae e repelle.

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