Critica all’Agnosticismo

Dedicato a chi mi urta i nervi con il suo: “sono agnostico”. Una delle frasi che ormai tollero di meno.

Alla domanda se si crede in Dio, non ci sono per davvero tre risposte, ma solo due: o sei un credente, o sei un ateo. Cioè, o credi in Dio, quello dei tanti che ti pare, nella configurazione che ti pare, o non ci credi.

La terza opzione, che spesso è venduta o come più prudente e/perché moderata, o come più profonda e colta (perché sfumata e gentile) di essere “agnostici”, oltre a non essere alcuna di queste cose, è anche una vera e propria imbecillità, un nonsenso pure un po’ pedante.

La domanda non è se tu sai se esiste Dio, al che tutti dovranno rispondere che non lo sanno, sia gli atei che i credenti, ma se tu ci credi.

Gli atei non sanno che NON esiste Dio, e non lo affermano, a meno di non essere soggetti da neurodeliri. In primo luogo perché non hanno le prove dell’inesistenza di Dio, come non si può avere la prova di nessun altra inesistenza, ma poi perché non è quello il punto per definirsi atei o credenti. Il punto è se tu ci credi o no, e tu NON credi e quindi sei e ti definisci ateo. E per non credere non serve essere 100% sicuri che non esista Dio; basta non credere che esista. …Il che, per la cronaca, non è neppure un giudizio, o una prognosi, sulla verosimiglianza della sua esistenza, dato che per quanto inverosimile (cosa è più inverosimile?) e anzi nonostante sia inverosimile, si può di certo credere e con assoluto fervore.  

Il credente nemmeno sa che esiste Dio, checché possa dirne, infatti, non si definisce “affermante” o “asserente”, ma appunto “credente”; ha bisogno della fede, difatti, e anzi è parte della sua “grandezza” l’affidarsi a ciò che non si manifesta direttamente.
Se semplicemente si sapesse che Dio c’è, non ci sarebbero discussioni, come non ce ne sono sull’esistenza dell’aria che respiriamo, dove tutti siamo d’accordo e respiriamo, punto! Non serve la fede e non ci si ammazza dietro.
Il credente dice solo di credere, o al massimo che la sua convinzione equivale a saperlo, ma non fornisce prove, e quindi in definitiva, non sa se esiste Dio, e sa anche di non saperlo.  

In questo panorama, rispondere alla domanda: “credi in Dio?” con un falsamente modesto e apparentemente profondo: “non so se esiste”, è un inequivocabile segno di idiozia, come è idiota chiunque ad una domanda risponda con qualcosa che non c’entra nulla: “che ore sono?” “Sì, piove, purtroppo!” per profondo che sia: “vieni a cena con noi stasera?” “La legge morale non risiede in una concatenazione causale”. Ecco! Ci siamo giocati il nostro caro amico! Si conclude. 

Se sei “agnostico”, che vorresti dire? Che non sai se esiste Dio? E capirai che novità! S’è detto: nessuno lo sa, manco chi dice di saperlo. Non occorre complicare le cose. 
O che non sai deciderti tu, se credere o no? Cioè? Non sai se credi? Non riesci a capirlo? Insomma, stai lì, ci pensi profusamente, chiedi: ”ma io ci credo in Dio?” E proprio non ti viene di dire né sì, né no.
Questo non è possibile, anche perché credere è un atto positivo, o credi o no, tutto quello che non è credere positivamente è NON credere. Non ci sono mezzi termini.
Se credi non del tutto convinto, non credi! Se sospendi il giudizio indefinitamente, neppure credi, perché se credessi, non avresti tempo da perdere nell’indecisione.
Se controlli il cellulare della tua fidanzata mentre lei è in bagno, non ti fidi di lei! Non è che non sai se ti fidi o no. 

È del pari ridicola la posizione di uno che dica di credere a qualcosa al 50% esatto. E che per questo non può decidersi. Perché se credesse al 51% direbbe di credere e basta? Quindi finirebbe per credere al 100%.
Se credesse al 49,999%? Finirebbe per non credere? Ma si dà il caso che proprio è in stallo, lì nel mezzo, a 50 esatto. In bilico, per anni.

Forse, se rispondi di essere agnostico, vorresti solo dire che la domanda non ha senso, perché l’oggetto è inconoscibile. Ma questa è la stessa posizione di un ateo! Cioè non credi in Dio perché non è conoscibile, e così formulata è anche la più estrema e sprezzante: non solo non credi, ma non ha nemmeno senso porre la domanda. Che perdiamo tempo a fare? 

Rispondendo di essere agnostica, una persona mostra solo la sua idiozia. Fa la figura dell’indeciso, del fanciullo capriccioso o dell’adolescente in eterno dilemma, lacerato, malinconico. Per di più prende tutto il peggio dell’essere ateo, dato che di sicuro non è una risposta che accontenterà il credente, che alla fin fine metterà tutti nello stesso girone infernale, e, se può, nell’inferno in vita, e prende pure tutto il peggio dell’essere credente, dato che il sospetto viene che questo ostentato “dubbio intellettuale”, celato in lemma greco, sia una scusa per dissimulare certa superstizione, o fifa: non voglio dire che non credo, mi fa paura la parola ateo, non sia mai che… Agnostico!
E prenditi queste belle catene di sottomissione superstiziosa, allora! Falla finita! 

La prossima volta che vi si chieda qualunque cosa, voi che rispondete di essere “agnostici”, rispondete sempre di non sapere, perché alla fin fine non si sa nulla per certo, nemmeno il proprio nome, o perfino l’autenticità della propria esistenza. Mi hanno sempre raccontato di essere Virio! Sarà? Sono? Ma scherziamo? Io morire? Io esistere? No! No! Non posso essere sicuro! 
Anzi, a questo punto (e buona fortuna per avere una vita piena e funzionale!), andate sempre avanti con la solida certezza arrogante di un dubbio tetragono: “sono assolutamente convinto del mio dubbio!” “Sono 100% convinto di dubitare al 100% su questo oggetto”. “Dubito con assoluta convinzione! Positivo!” “Sarò categorico nell’affermare, e recisamente, il mio bel dubbio tondo!” “Chi non dubita è proprio uno stupido!” Etc.

Tutto quello che non è credere positivamente in Dio è non crederci. E basta.

(Visited 158 times, 1 visits today)