Curiosità Americane: Nomignoli e Motti di Stati… e in particolare l’imbarazzante motto in italiano del Maryland

Oggi che, a causa di sommovimenti sociali, le tensioni crescono, lo Stato del Mississippi ha deciso di cambiare la propria bandiera, epurandone la parte che ancora mostrava il vecchio simbolo della Confederazione della Guerra di Secessione, negli Stati Uniti conosciuta più semplicemente come La Guerra Civile. Era l’ultimo a non essersene ancora disfatto, nonostante urti la generale sensibilità.

La bandiera dello Stato del Mississippi prima delle modifiche del 2020.

Negli Stati Uniti ogni Stato (e Territorio esterno) ha una sua bandiera e, in genere, un suo stemma, un motto, e uno o più soprannomi (o sinonimo italiano di seguito usato: nomignoli).        
Questo non è un fatto chiaro in Italia, dove talvolta si fa uso di questi dati inconsapevolmente. Per tutti valga che quando nominiamo il famoso grattacielo di New York, l’Empire State Building, stiamo invocando lo Stato (non la Città) di New York con il suo nomignolo: “Empire State”. Lo Stato contiguo, il New Jersey è il “Garden State”. Alcuni Stati sono conosciuti con più di un soprannome.

Vecchia targa dello Stato di NY.
Un esempio di stemma, lo Stato del Kansas, col bel latino: “ad astra per aspera”.
Un esempio di due motti in un unico stemma.
Un esempio di “quarter” e motto in inglese dello Stato, motto in latino degli Usa.

 

Motti e nomignoli non sono però la stessa cosa. Uno (o più, chi ne ha) è di solito espresso nello stemma, nella bandiera, nel blasone (scudo d’arme), o nella moneta statale dei venticinque centesimi (quarter) ha un valore più ufficiale e una maggiore caratura, è spesso in latino, lingua ricercata, prova ad esprimere una visione o comunicare qualcosa di importante sul posto e le sue prerogative spirituali. L’altro, il nomignolo, è il modo in cui lo Stato è chiamato colloquialmente, in maniera più informale e spesso simpatica, esprime anche alcune caratteristiche (o pregiudizi) che la storia ha conferito al posto. Il soprannome o nomignolo, o uno dei tanti, è spesso usato nelle targhe automobilistiche.  

Un’altra moneta da 25 cent. con motto dello Stato.
Targhe automobilistiche, alcune con i nomignoli degli Stati.

Consiglio di scorrere le liste con questi dati, come è immaginabile, alcuni motti e alcuni soprannomi sono parecchio sorprendenti. Per me è stato divertente notare quante lingue appaiono e con che frequenza nei vari motti, sia degli Stati che dei Territori esterni. Guam e North Mariana Island sono gli unici sprovvisti di motto. Washington ha il motto in Chinook (lingua ormai quasi estinta). 25 Stati hanno il motto in inglese, di cui tre ne hanno uno alternativo in latino. Ad essi se ne aggiungono altri 22 che lo hanno in latino. Uno è in francese, uno in greco, uno in hawaiano, uno in samoano e uno in spagnolo, uno è in italiano. Alcuni sono molto belli.  

Facciamo un esempio concreto prendendo lo Stato in cui vivo, il Missouri, un bellissimo Stato del Midwest, molto significativo e ricco di storia, con due città note in tutto il mondo: Saint Louis e Kansas City.   

Il Motto del Missouri è piuttosto serio, in latino, recita: Salus populi suprema lex esto, il benessere del popolo è la suprema legge.   

Stemma dello Stato del Missouri con motti in inglese e latino.
Bandiera del Missouri con stemma.

Ma il Missouri è anche conosciuto coi nomi di:   
Bullion State: Stato lingotto.   
The Gateway to the West: Porta dell’Ovest.
Show-Me State: Stato del “fammi vedere” (o non ci credo).      
Il secondo nome è anche nel monumento simbolo di Saint Louis, l’arco, che è appunto la “porta verso il West”.      
Il più usato e famoso è il terzo, ma le sue origini non sono certe; ne parlammo e pare che un deputato del XIX secolo dicesse in un polemico discorso: I am from Missouri. You have got to show me.   
…(Vengo da uno stato che fa crescere mais, cotone, maiali e democratici, e la schiumosa eloquenza non mi convince né mi soddisfa.) Vengo dal Missouri. Devi farmi vedere.

 

Vecchia targa con nomignolo dello Stato del Missouri: “Show-me State”.

 

Ma tutto questo preambolo per dire di non aver mai notato, in vari anni qui, che esiste un motto in italiano (anticuato). Lo Stato del Maryland recita, dal 1874, il molto poco politicamente corretto: Fatti maschii, parole femine, da interpretarsi come: efficaci come uomini nell’agire, e gentili come donne nel parlare. Dal punto di vista del senso la frase mi pare richiamare quella famosa del presidente Theodore Roosvelt: “speak softly and carry a big stick” (parla con gentilezza e portati un grosso bastone”. Lo stemma però ha quello alternativo in latino: Scuto bonæ voluntatis tuæ coronasti nos.

Diritto dello stemma del Maryland.
Rovescio dello stemma del Maryland con motti in italiano (interno) e latino (circolare).

Da ultimo diciamo, per sottolinare come tali elementi possano essere usati per fini politici, che il motto (mai ufficializzato) degli Stati Uniti nel loro insieme è pure in Latino: “E pluribus Unum”, era presente sulle valute. Ora sulle banconote campeggia “In God we Trust” che fu adottato ed introdotto da Eisenhower nel 1956 a contrasto con l’atea Unione Sovietica. Proprio il Mississippi e la Florida sul loro stemma avevano già e ancora hanno lo stesso motto.

Lo stemma col motto latino degli Stati Uniti su una banconota.
La banconota attuale da un dollaro post 1956.
Lo stemma della Florida.
Lo stemma dello Stato del Mississippi.

Una considerazione politica.   
Premetto che da anni non sono più solito intrattenermi in considerazioni politiche del momento, da quando ho capito che la maggior parte delle situazioni sono assai spesso surrettiziamente create o provocate, o per lo meno ingigantite e cavalcate da Russia e Cina per destabilizzare l’Occidente. Non voglio collaborare con due nazioni i cui regimi disprezzo profondamente. Mantenere la calma e non vedere nemici immaginari, specie se interni, è l’unica via. Il “divide et impera” è storia vecchia.  
In questo caso però non avrei nemmeno un’idea precisa sulla gestione dei monumenti e simboli politicamente imbarazzanti disseminati sul territorio degli Usa, o sarebbe troppo lunga da condensare qui. Mille ragioni e controragioni, argomenti si affastellano, molti di pregio e degni di considerazione.    
In genere mi rifaccio a principi non miei, e specie, per la gestione specifica di opere scultoree, a principi e tecnicismi elaborati da storici professionisti, di cui sono al corrente, dato che il mio migliore amico qui è uno storico. Potete consultare il suo Blog “American Chimæra”.       
Non sono però, questo posso dirlo, per una rilettura emotiva e superficiale del passato, per la “damnatio memoriae” e meno ancora per una continua reinterpretazione autoreferenziale e monodimensionale della storia umana, specie se a farla sono purtroppo e troppo spesso dei fannulloni privilegiati con migliaia di ore di Play-Station e letture limitate a una sola cifra.
Forse lascerei dove sono i monumenti di Colombo, ma non per le mie origini natali, che davvero non mi motivano e per cui non sento attaccamento. Farei lo stesso pure con il generale Lee, pur sentendomi uno Yankee, e con molto altro. 

Qui volevo solo notare una qualche sciatteria della “Gestapo” di certa Sinistra, che non si straccia le vesti se non per ciò che è sotto gli occhi di tutti e evidente, alla moda. Chi vorrebbe spulciare motti in italiano anche se già tradotti e sciorinati su una semplice pagina Wikipedia e farne un caso!?

Cosa fare del motto del Maryland?   
Facciamo una breve premessa per dare un’idea di quanto intricate e fitte potrebbero essere le censure e le epurazioni se prendessimo seriamente certi principi.
Se volessimo rimuovere tutta la storia “imbarazzante” degli Stati Uniti non vedremmo mai la fine: è tutta imbarazzante.
Proviamo a prendercela solo con la monarchia, una forma di governo abominevole, oppressiva, e contro la quale gli Usa hanno combattuto.
Potremmo iniziare col cambiare il nome di parecchi Stati, tra cui proprio il Maryland; la Mary a cui ci si riferisce non è la Vergine, è una sovrana e per di più francese, e poi Virginia e West Virginia, anche qui non Maria, ma Elisabetta d’Inghilterra, la sovrana vergine come la Maria dei cattolici, Louisiana (Re Luigi), le due Carolina, Georgia.         

Ovviamente, nel passo successivo, ci sono contee, città, luoghi geografici, di cui tenere conto.          
Ormai nemmeno i vecchi padri americani vanno più bene, la loro visione del mondo per qualche strana e incomprensibile ragione, non era la nostra. Princeton ha rimosso il Presidente Wilson…    
…Basta elencare follie, finisco da dove si è partiti prendendomela con il whiskey Bourbon, che in inglese è la famiglia reale spagnola dei Borboni.

Sì, ma cosa farsene del motto davvero eccessivo e maleducato del Maryland? Sessista, si dice oggi. “Fatti maschi e parole femmine”, in inglese potrebbe risultare anche più incisivo, dato che a differenza dell’italiano i sostantivi non hanno genere (i fatti non sono in maschile e le parole non sono in femminile). Ci sarebbe, secondo me, un modo di conservare la parte buona del testo senza offendere un intero genere di primati. Proporrei: fatti, non parole; se vogliamo sostenere che le donne parlano e gli uomini agiscono, che potrebbe essere di ispirazione anche a molta polizia di giustizieri sociali da tastiera; oppure si potrebbe riprendere il motto che descrive in Italia gli abruzzesi, se vogliamo conservare l’interpretazione orignale del testo: forte e gentile. 

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