Dal caso Lake-Santos; due considerazioni (estremamente personali) sui diritti dei gay

Il caso. Una coppia gay sposata a Madrid, lui statunitense, l’altro lui spagnolo, ha deciso di avere figli ed ha optato per la surrogazione di maternità, realizzata in paesi in via di sviluppo; così avendo un bambino dall’India e una bambina da una donna tailandese che non è la madre biologica, ma solo (appunto per surrogazione) il “contenitore” della gestazione di una creatura di cui l’americano della coppia è padre biologico, mentre l’ovulo è di una donatrice.
Al momento di lasciare la neonata, la donna tailandese si è negata, portando la questione in tribunale, il quale dovrà decidere se obbligarla a cedere la piccola, secondo gli accordi previamente stipulati, o riconoscerle un diritto a tenerla in quanto partoriente della stessa.

La notizia mi è stata segnalata da una amica di Madrid, che chiedeva il mio appoggio per la coppia gay, che sta, ovviamente, raccogliendo firme e fondi e mobilitando l’opinione pubblica al fine di veder riconosciuto quello che sente essere un proprio diritto leso.
In un certo senso, il mio appoggio era –stupidamente- dato per scontato, in quanto notoriamente sono un difensore del matrimonio gay e di nuove formule familiari, il che, se uno ragiona per partito preso, dovrebbe portare ad aderire acriticamente a ogni altra pretesa degli omosessuali, o di alcuni di essi.

In effetti io non ragiono così, cerco di farmi un’opinione raccogliendo dati, in accordo coi miei personalissimi punti di vista, ma senza essere inerziale e tanto meno sentire la forza intimidatoria implicita nel voler apparire “progressista a tutti i costi”, piacere ai benpensanti così detti. Che tra l’altro, spesso, non apprezzo affatto.

Premessa. In sintesi, non posso dire di avere ancora le idee chiare su questo caso. E quindi non mi sento né di fare donazioni, né di sottoscrivere petizioni.
Probabilmente se dovessi essere chiamato a decidere sulla questione così come ora appare in Tribunale, con la pistola puntata alla tempia, forse darei la bimba alla coppia gay e al padre biologico, ma purtroppo sento che il tutto è “nato male”, dal principio, e che una situazione del genere si sarebbe dovuta evitare a priori. Ignoro, infatti, se a prescindere dal fatto di non essere la madre biologica, la donna che ha bene o male avuto più contatti con la nata, portandola in grembo per nove mesi, abbia potuto sviluppare una sincera relazione di amore a cui, ora che ci si trova, non sente più di poter rinunciare come aveva promesso. Se la donna non fosse mossa da spinte utilitaristiche, ma davvero sentisse di essere la mamma della piccola, le sue posizioni certamente assumerebbero rilevanza, e dovrebbero avere un riconoscimento, dato che un’intera gestazione non può certo trovare confronto con l’aver semplicemente dato dello sperma per una pratica da laboratorio.

Per approdare a una opinione del tutto certa, però, dovrei pensarci su parecchio e per iniziare ho ricapitolato il mio pensiero in quanto segue, per avere una base, e formulare delle prime incerte conclusioni, che poi probabilmente modificherò, ma che per ora, allo stato attuale della conoscenza dei fatti, così si conformano. Casualmente, ciò succede proprio mentre in Italia ci si straccia le vesti per l’apertura alle unioni omosessuali.

Voglio pure anticipare che onestamente non saprei dire se nell’istintiva ostilità che sento per la situazione in apertura riportata, c’è solo la tutela di terze parti e in specie della neonata, che è ora in una posizione difficile e dolorosa (nel futuro potrebbe esserlo, anzi è scontato che lo sarà), o si è infilato magari anche qualche “residuo” di una educazione tradizionalmente piuttosto contraria alle soluzioni tecniche, educazione che odio, ma che è dura a morire perché ci sono cresciuto.
In teoria e per “regola generale” sarei propenso ad usare la tecnica forzando la mano quanto necessario per ottenere il risultato cercato, senza scrupoli e remore che rimontino a concetti come “il peccato”, o “la hubris” greca. Qui però qualcosa non mi riporta.  

Ricapitoliamo in breve la mia strana posizione di “scientista pessimista” sui diritti dei gay.

Matrimonio. Sono assolutamente schierato dalla parte del diritto al matrimonio e a formare uno -storicamente nuovo- nucleo familiare omosessuale, per una estesa serie di ragioni, ma in breve e in primis per il fatto molto semplice per cui oggi, in modo pure inedito nella storia, il matrimonio è motivato e basato (dichiaratamente, poi nel concreto ognuno se la vedrà da sé) soprattutto su un sentimento di affetto: l’amore tra i contraenti.
Non potendo distinguere tra l’amore in un caso e negli altri, e non ritenendo in nulla l’essere omosessuale una differenza rilevante nella vita di una persona che possa approdare a considerarlo e trattarlo diversamente dagli altri, non vedo motivi per negare il diritto a sposarsi.
Il quale, tra l’altro evita orrende crudeltà familiari rispetto a ripartizione di eredità, ufficializza un legame di fatto già esistente, rendendogli la dignità coram polulo che gli è propria (perché uno dovrebbe, nascondersi, vergognarsi, etc.?)  e molto altro.

Aggiungiamo solo che, che gli istituti familiari cambino non ci piove! Basta considerare come con le stesse parole “famiglia”, “divorzio”, “adozione”, e appunto “matrimonio” si sono indicate nel corso della storia occidentale situazioni assai diverse. Nessuno di questi istituti, né delle parole che ancora li indicano, è “cristiano”, meno che mai “cattolico”.
L’adozione romana, non ha molto a che vedere con quella attuale, per dirne una che è patente.
A Roma dei tempi che furono vigeva il ripudio della donna per ragioni che oggi non ammetteremmo, allo stesso modo era pratica pure accettata la cessione della moglie a un terzo.
Mi pare non ci si potesse negare alle voglie dell’imperatore, che si fosse sposate o meno… ah, ma questo funziona ancora allo stesso modo in Italia.
Per i ragazzi appena lasciata la pubertà, quindi teenager, non era infrequente avere relazioni sessuali omosessuali passive, e molto altro che oggi non ammetteremmo o sarebbe addirittura reato.
Potremmo andare avanti per giorni.
Non si può sempre ragionare col c.d. “cherry picking” e specie motivare la resistenza al cambiamento, col fatto che “s’è sempre fatto così”. …E non si volava neppure fino al secolo scorso, allora? Andate a New York in nave, oggi?

Curiosamente inoltre tutte le persone schierate col tradizionalismo che conosco personalmente, né hanno una famiglia tradizionale, né le hanno mai rispettate, essendo adulteri, attivi o passivi, che non rispettano né la propria unione, né quella degli altri. Se vi piace fare le rock star, smettetela di rompere i coglioni! Questo è ciò che mi viene in mente di rispondere all’ipocrisia.

Per dirne un’altra, ma questa volta personalissima e assolutamente NON condivisa da nessuno che io conosca (dato che sul punto il mio modo di vedere è assolutamente eccentrico), il matrimonio gay mi appare come un beneficio per la società attuale, proprio in quanto infruttifero per definizione.
Mentre un tempo il trarre creature al mondo era non solo necessario, ma auspicabile, bisognava popolare nuove zone, lavorare manualmente, e tutto il resto, oggi, non neghiamolo, siamo già troppi, ed ogni nuova nascita apporta solo “problemi”; non si sa bene cosa farsene di tanta gente, dato magari crudele da sciorinare così, ma suffragato dalla realtà di masse di persone istruite e deluse, che non potranno mai arrivare dove immaginavano che sarebbero arrivate, perché, appunto, sono stati applicati concetti vecchi a situazioni nuove.
Ovunque troppi avvocati, troppi disegnatori, fotografi, musicisti, registi, scrittori, persino medici, ingegneri, ormai.
Nella mia visione edonista si dovrebbe garantire il futuro di ogni cittadino, prima di farlo esistere come tale.

Quello esposto è il punto di vista “ostile alla riproduzione” pragmatico e cinico, ma personalmente ne ho anche uno più filosofico. Per me, al contrario della versione adottata e comprensibilmente (perché più attinente a ciò che la “Natura richiede”) proposta da chiunque altro, l’esistenza non è affatto un bene in sé, è anzi intrinsecamente un male, che però può essere accettato qualora vi fossero delle condizioni precise. E le condizioni precise sarebbero quelle di pressoché completa assenza di sofferenza e dolore -non volontariamente assunto (per uno scopo che sia: formarsi, divertirsi correndo un rischio, etc.)- assenza di indigenza, o povertà, e anzi avere modo di sviluppare al massimo le proprie inclinazioni e potenzialità. Che senso ha nascere? E specie per stare male!

Oggi ancora è assai difficile garantire all’essere umano una vita priva di sofferenze, e per quanto mi riguarda è un atto imprudente fino al criminale quello di mettere al mondo volontariamente una creatura che non si sa bene che sorte avrà, cosa gli sia garantito, cioè della quale si sappia per certo solo che, dopo una parabola più o meno fortunata (e ovviamente nella maggior parte dei casi NON fortunata proprio per nulla), essa dovrà morire, lasciando del tutto invariato il mondo per cui è passata.

I gay da questo punto di vista aiutano! Le loro relazioni sessuali non hanno rischi. Gli etero, sono preda di stimoli naturali assai forti a cui difficile resistere sul dunque, per quanto uno possa arrivare a pensarla col raziocinio persino in modo estremo come il mio. Per fortuna non ho figli, non ne voglio, spero di non averne e di non essere sopraffatto dagli inganni che la Natura infida e malvagia semina sul cammino, ma qualora ciò succedesse sarà solo per errore (e UN errore). “Non è morto nessuno” si dirà, esatto! Certo, per egoismo paternale, non sarei infelice, ma si è solo creata la condizione unica e certa per la quale qualcuno morirà in un futuro più o meno remoto.  

Adozioni. Oltre ai matrimoni, sono anche favorevole alle adozioni gay. Perché?
Perché il fatto di essere gay non lo trovo (e non è) in nessun modo sminuente per la persona, non va stigmatizzato, non implica che non si possa essere un buon padre, o madre, una buona guida, saggia, virtuosa come un eterosessuale. Tutti siamo “dotati” di istinti di paternità tutti possiamo saper essere educatori, che uno sia gay o no non cambia nulla.
Ci saranno ovviamente gay di poco momento ed incapaci, ma proprio così come ce ne sono di eterosessuali incapaci. Dobbiamo ammettere, se vogliamo proprio giudicare sulle capacità educative, che numerosi eterosessuali non sono poi così dotati… eppure non ci sogniamo certo di limitare un loro diritto (intrinseco all’esistenza biologica), a riprodursi.
Nel caso dei gay, l’adozione è anzi piuttosto più sicura e controllata che in ogni altro caso, dato che essi passerebbero per un processo di selezione, che ovviamente non esiste per gli etero, i quali possono perdere la patria potestà solo per fatti assai gravi.

Per inciso, dato che a sostegno delle adozioni gay si usa a volte l’argomento per cui coppie monitorate hanno migliori risultati quanto a “felicità del figlio”, vorrei precisare che il ruolo di un genitore non è quello di rendere “felici” i figli, ma quello di dargli gli strumenti per sopravvivere, a volte non puntando affatto sulla loro “felicità”, anzi, mettendoli alla prova, frustrandone le aspettative, etc.
Ci sarebbe da considerarlo quando si leggono certe prese di posizioni univoche, e un po’ patetiche a dirla tutta, in difesa della maggiore “mitezza” e “saggezza” del gay. Il quale non andrebbe discriminato né in negativo, né in positivo. Semplicemente, l’inclinazione sessuale di una persona NON è dato che indichi nulla, nel bene o nel male sulle sue capacità.

I diritti non si dovrebbero concedere perché a noi va a genio (piace) qualcosa o non piace; onestamente quando mi schiero dalla parte dei gay non sto affatto dicendo che i loro atteggiamenti “tipici” “mi piacciono” tutti, questo è assolutamente irrilevante, me ne rendo conto e lo elimino dai dati dell’equazione.
La mia simpatia (tra l’altro piuttosto fredda) verso l’effeminatezza o la asserita leziosità che connota lo stereotipo dell’omosessuale, non ha nulla a che vedere con il problema, così come non difendo il diritto di espressione del pensiero perché “apprezzo un po’ allo stesso modo tutte le opinioni”, anzi, ce ne sono di certe che mi fanno sanguinare occhi e orecchie, e che mi muovono all’improperio. Mi piacerebbe che non esistessero? E certo! Tuttavia, credo sia meglio lasciare che possano essere proposte liberamente. Il che non implica che debba anche accettarle o che non lotterò strenuamente contro di esse. Si deve tollerare solo la loro libera esposizione.
Amo dire di essere per la libertà di espressione del pensiero perché vorrei evitare che la gente potesse apparire più intelligente di quello che in effetti è, tacendo. Me compreso. Ma se uno vuole stare zitto piuttosto che spararla grossa, fa solo bene! È il benvenuto!  

Il diritto all’adozione, da un certo particolare punto di vista potrebbe pure avere qualcosa in comune con quello dell’aborto: infatti entrambi partono da una situazione già di suo drammatica e insoddisfacente. Nessuno (parlando seriamente, neppure io che sono “ostile all’esistenza”) è a favore dell’aborto, pratica traumatica e dolorosa, tra l’altro. Ma nelle circostanze storiche in cui siamo, è necessaria, e male minore rispetto a morti indesiderate, e pericoli di pratiche clandestine.

Quando si propone un’adozione, la situazione è critica in partenza: un bimbo non ha la famiglia normale che di solito si dà, e che forse è pure la situazione ideale, non lo so e non posso negarlo. Potrebbe aver perso i genitori, essere stato abbandonato, etc. Quindi non si tratta mai di irrompere nella vita di una famigliola felice, rapinarli del frutto del loro amore, per accontentare le capricciose voglie di uno sterile, o di un omosessuale. Si tratta invece di dare una famiglia (quella che si possa) a bambini che altrimenti ne sarebbero del tutto privi, e crescerebbero in situazioni molto peggiori di quelle (forse imperfette, sì) di non avere madre e padre naturali con loro.
Le persone che ammiro di più sono coloro che adottano. E io stesso, semmai avessi le necessarie risorse economiche per farlo, certamente adotterei il frutto innocente degli errori altrui.  

Detto questo, se piuttosto che in un convento, orfanotrofio, o quello che sia, un bambino può avere l’occasione di essere il destinatario unico di attenzioni e amore incondizionato di qualcuno, non vedo alcuna ragione per cui se questo qualcuno è omosessuale (o single), ciò dovrebbe fare la differenza. Chi se ne frega? Che succederà mai?
Tra l’altro per i deficienti che credono che l’omosessualità sia una “malattia congenita”, non è poi possibile sostenere che essa possa divenire un “abito indotto con l’educazione”; quindi i rischi non si pongono, o non se ne pongono di diversi da quelli di avere un padre o madre etero violento, o pervertito, e per non parlare dei religiosi, che francamente mi pare abbiano mostrato al mondo di avere un problema irrisolto sul tema. E dovrebbero occuparsene seriamente.  

Di nuovo sul caso della surrogazione. Rimane però che invece sul caso da cui siamo partiti non ho le idee chiare, e non sono propenso ad appoggiare la causa.

Che senso dovrebbe avere far nascere una nuova creatura, per una coppia che ha deciso di non volere sesso eterosessuale? E per ottenerlo, usare delle tecniche mediche che dovrebbero essere riservate a chi ha problemi di salute (a concepire).

In effetti la prima obiezione che mi viene in mente è che, se sei fertile e vuoi un figlio, puoi e dovresti avere una relazione sessuale con una donna, nessuno te lo impedisce anche se sei gay. È pieno di gay con famiglia.

Ma questa è in parte un’osservazione volgare e a tratti un po’ prepotente, me ne rendo anche conto. …Tanto quanto volere un figlio senza voler scopare!
Il punto di maggiore dubbiosità è che invece di avere un bambino “nuovo”, si dovrebbe sentire la spinta ad aiutarne uno dei tanti che già c’è! Quale sarebbe la fondamentale differenza di averne uno con una parte biologica propria, all’altra opzione? E di nuovo, se il problema è la prosecuzione dei geni (egoistica) la Natura propone i propri modi. Avanti! Penetrare una donna e farci un figlio. Non si può avere tutto! Muovendo mari e monti a piacimento per ottenerlo.   

Vista la mia ostilità per quel concetto indefinibile che è chiamato “Natura”, i miei argomenti difficilmente si avvalgono della parola “naturale” per motivarsi e farsi apprezzare. Naturale, per me, non vuol dire nulla! E inoltre se qualcosa è “naturale”, ma non gradito, per me è proprio ruolo della mente umana (anche essa “naturale”, per giunta) quello di forzare le cose fino a cambiarle secondo i propri desideri ed esigenze. E questo valga dalla correzione della miopia, al potenziamento dell’occhio con lenti dei telescopi, fino all’invio dell’Hubble, nello spazio, la crescita di arti e organi con le staminali, etc. e fino alla cura di ogni male e menomazione, compresa l’infertilità.

Il fatto però è che qui, tra le opzioni in gioco, mi pare che un gran sommovimento di scienza e tecnica sia usato per andare dietro a una specie di strano “capriccio” del singolo, come se tutti dovessero muoversi per far avere a una persona o due esattamente quello che pretendono di avere, esattamente nel modo in cui pretendono di averlo… insomma che non ci sia nessuna capacità di accettare la frustrazione, la realtà.
E questo non è un bel sintomo. Ci sono cose che nel momento storico, anche ingiustamente magari, ti sono negate, puoi lottare contro lo stato della situazione, ma non si dovrebbe “impuntarsi” mettendo a rischio interessi altrui pur di prevalere.
A dirla in modo del quale probabilmente mi pentirò, perché mi è stato assicurato da persone che li conoscono, che i due ragazzi sono eccellenti individui, a me vedendoli da un punto di vista poco informato, allo stato attuale, pare una coppia di imbecilli che creda che il mondo debba girare attorno a loro! Che “giocano” con ciò che è più grande di loro, senza valutare attentamente tutte le possibili implicazioni, ma perseguendo solo il loro piccolo interesse e desiderio di paternità. Perché tutelarli?  

Conclusione. Si dirà: “ma i gay non possono ancora adottare”. Esatto! Ma come per tutte le battaglie di civiltà in cui uno è convinto, serve generosità ed energia, e mi pare che trovare soluzioni alternative a quella di lottare per i propri diritti, sia un modo egoistico di risolvere il proprio problema personale, in barba a tutto ciò che possa succedere agli altri, a scapito delle conseguenze per soggetti terzi. E anche della causa generale dei diritti dei gay!
Non credo, infatti, che questo caso farà molta buona pubblicità alle adozioni gay, sia come sia, esso si è complicato rispetto alla asseverata linearità della prima situazione  datasi in India, è torbido, e pare innescato e gestito da dei superficiali che spaziano tra il cinismo e la mancanza totale di rappresentazione della realtà nelle sue sfaccettature.  

Il caso assume questi tratti, proprio dato che “sembrava essere andato tutto bene, ma…”, infatti! Ma! Ed ora il rischio altissimo che qualcosa andasse storto si ripercuote su una persona innocente e ignara di tutto.

Ben fatto! Cos’altro dire?

Inoltre l’idea che sia necessario avere un bambino proprio, “nuovo”, se di questo si tratta, fa sorgere l’idea in testa che si stia davvero reificando una persona per delle considerazioni che lasciano pensare al pregiudizio, all’egoismo estremo, alla peggiore e più feroce delle banalità; come “volerlo dal primo giorno”, o vederlo come “di seconda mano”, non so se questo abbia senso, se le cose stiano veramente così, ma il sospetto mi è venuto e lo espongo.

Il mio appoggio, quindi, arriva alle adozioni (ovviamente controllate), il resto –surrogazione o altro- non lo prendo ancora in considerazione, fino a che non avrò chiaro cosa in effetti si chieda e pretenda e perché. Perché vuoi un figlio tuo, senza voler aver sesso con una donna?
Ci sono milioni di persone da poter aiutare, non c’è nessuna ragione per metterne al mondo di nuove, se non per urgente impulso incontrollato, per sesso puro ed etero!
Se uno vuole un figlio suo, che abbia una famiglia eterosessuale, tutto non si può e non si deve avere, perché se siamo una società, non può essere appoggiato l’egoismo di chi, pur avendo la possibilità di fare del bene alla comunità, preferisca scegliere una soluzione che avvantaggia solo lui non dando nulla a cambio: omosessualità, famiglia omosessuale, ma figlio biologico, e in tutto questo almeno tre persone sono scomodate, potranno soffrire, la più innocente, il nuovo nato!  

Si deve adottare! Non si può ancora adottare? La gente ha pregiudizi ingiustificati ed errati? Molto bene! C’è un solo modo decente di far cambiare le cose: lottare per le proprie idee, cercare di convincere gli altri che esse siano le migliori, tutto va fatto con la persuasione, così è stato fatto in casi oggi pacifici: per il voto alle donne, la fine della schiavitù, i diritti degli afroamericani, dei gay e molto altro. E così va fatto!

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