Di nuovo Natale

Il meglio del Natale è di essere il momento più spietato, crudele e senza scrupoli dell’anno. Emozioni forti, per intenditori!

Una società ancora parecchio aggressiva ed ingiusta, così aggressiva ed ingiusta che persino coloro che sarebbero beneficiati dal cambiamento la preferiscono come è, pur di potersi giocare la chance di superare e opprimere qualcuno un bel giorno, per due settimane fa finta di essere altro, inevitabilmente cadendo nella trappola di confermarsi per quello che è.

L’eccezione non conferma la regola, non la indebolisce neppure, l’eccezione sottolinea solo che la regola (altrimenti quasi nascosta dalla sua ripetizione) c’è!

A Natale non si deve far finta, che tutto sia diverso da come è, si vuole far finta. Come il corvo che si traveste da pavone, ci si prova gusto e non si inganna nessuno, la realtà non cambia.

A Natale non risaltano che la crudeltà e la spietatezza del mondo umano, nella affermazione della “bontà”.

È durante il Natale che, non attutite ma evidenziate, brillano le differenze di status sociale, di classe, di potere economico di ciascuno.

Decorazioni per uni e decorazioni per altri, su case piccole e brutte e su ville spaziose e belle. Così illuminate, si vede subito chi è chi…

A Natale non ci si avvicina, ci si allontana.

Bambini felici, bambini felici con poco, bambini felici con tanto, bambini rognosi e infelici comunque.

Rinunce, conti, calcoli, frenesia, obblighi morali e sociali, spreco, abbondanza. Si discute nervosamente, ma sottovoce, in famiglia, ci si sbaglia a comprare, si ripete un errore, magari anno dopo anno.

Incastrare tutto nel puzzle del portafogli! Arrivano regali a chi non ne ha bisogno! Piaggeria! Danaro pubblico e cene, colleghi che si odiano insieme ammassati a divorare tartine. Regalo alla moglie, regalo all’amante, scopata col marito, scopata con l’amante. Code, rumore, femmine stressate, che si lamentano di stressarsi, ma non vi rinuncerebbero mai, mal di testa, psicofarmaci, regali e cecità verso i destinatari di un affetto di prammatica!

Tutto questo è piacere puro! Lamentarsene fa parte del gioco. Come si fa a non amare questo ingolfato delirio?

I dolci fanno schifo! Ecco un disco che non ascolterai, una sciarpa che non indosserai, una bottiglia che sarà stornata ad altri e così via fino alla sua definitiva e appropriata ubicazione sociale, dove finalmente sarà stappato in allegria casereccia e dialettale lo spumante dolce, l’abominio!

Calorie da tempi di guerra! Nocciolati e brufoli. Noia ovunque! Musica! Musica classica! Musica classica per chiunque! Si va a teatro. Valzer, valzer, valzer, opera, barocco italiano. I violinisti sorridono, ma disprezzano tutti. Sono migliori degli altri, loro! Sanno suonare il violinooo!

Anche l’affetto sincero ad un certo punto diventa una bestemmia stretta tra i denti.

È a Natale che si vede bene quanti poveri ci sono tra noi. È il periodo per fare due conti. Sentirsi fortunati, ringraziare il Signore o sentirsi bravi e capaci piuttosto. …Se il Nato Divino ci preferisce è perché ci ha fatto migliori di altri! Insomma, le tautologie si sprecano!

Se rubi a Natale non ti mandano in galera. Se ci vai ti senti in un film.

Ma è anche il periodo per sentirsi generosi, sottolineando quanto poco ce ne freghi per tutto il resto dell’anno di esserlo e di sentirci tali.

Un’emozione piccola, poco intensa la generosità, va detto. Nessuno rimorchia o si sposa per il fatto di essere generoso! Nessuno si innamora della generosità, ci crepi da solo in ospizio con la tua generosità verso ‘sto mondo di ingrati. Mi disse il diavolo in persona una volta, proprio a me, in sogno forse. Noi tutti, saggiamente, si preferisce il sesso sicuro! Coi diamanti, non coi profilattici!

Qualcuno vince “la gara” con la puzzetta sotto al naso, qualcuno la perde, per fortuna c’è chi la perde… più sono meglio è! Molti ancora si piazzano, consumano il giusto per mandare avanti la baracca.

Ci si ubriaca. Nessuno è felice! Tranne i bambini, se non hanno ancora interiorizzato per bene i dogmi del mondo, ma sono precoci oggidì i bastardini!

Il Natale è così spietato che non ci si può lamentare di lui, che è comunque sempre migliore degli altri, perché è davvero allegro, mantiene le sue promesse. Il prezzo che esige è solo di riflettere come uno specchio quello che viene fatto.

È così spietato il Natale che lascia spazio a tutti! Da vero padrone, non ha bisogno di censurare, non ha paura di colpi di stato, non si impensierisce. Lascia spazio a chi lo ama, a chi se ne lamenta, chi se ne infischia, a chi vuole essere profondo o anticonformista, a chi accetta tutto e non discute, a chi non augura più buon Natale perché è razzista farlo, al pagano che fa solo l’albero, al cristiano che fa solo il presepe, all’ateo che non li vuole a scuola. Lascia fare il pauperista, il consumista, l’intellettuale, il banale, l’originale. Ah, il banale più banale biasima il “teatrino dei buoni sentimenti”. Che profondità! Va a spasso con l’originale.

Esige le sue statue e decorazioni forse questo dittatore? Ride di chi grida allo spreco. “Spendiamo i soldi per i poveri, non per le luminarie!” Ride! “Date i soldi al canile!” Ride! … Non è lui che obbliga nessuno a vestirlo da re, è il suddito che ci tiene al suo ruolo. Lui lo sa che non c’è gente peggiore e più squallida di chi per odiare se stesso inscena la geniale recita di amare gli animali… la sa lunga il vecchio!

Nessuno è inedito a Natale, nessuno è davvero rilevante e importante, tantomeno la religione, che frigna e si indigna, come se fosse davvero quella che lo ha inventato. Non ha padri il Natale, ormai è lui il padre. Se vuoi un pretesto per amarlo lo trovi, se vuoi essere così stupido da odiarlo per la sua crudeltà lo puoi anche fare. Sempre tuo padre rimane.

Anche io ho trovato la mia ragione per amarlo, appunto, la sua tremenda e indifferente spietatezza, che rende tutto comprensibile e chiaro per una volta.

Buon Natale!

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