Dialogo di figure retoriche tra Dante e Beatrice morti

Ipocorismo: Dante!

Apostrofe: Oh Beatrice! Voi, qui!

Circonlocuzione: Né trista conca, né celeste cittade, qui!

Captatio Benevolentiae: Il lume della vita mia, donna che sola m’avete tratto in salvo, qui, anche voi? Non posso crederlo!

Catafora: Lo dirò, infine, io non feci nulla, come ben vedete ora anche voi.

Reticenza o aposiopesi: Voi, fatto nulla…

Diafora: Non feci nulla e nel nulla ora mi trovo, come ognuno.

Sineddoche: Il mortale qui finisce sempre?

Perifrasi e metonimia: Dal re della foresta, al reggitor di scettri, a chi si suda il pane.

Epiteto: Neppure i grandi, neppure i santi, o il piè veloce, o qualunque eroe greco si salvò dal nulla?

Latinismo: Il nihilismo vince su tutto!

Paratassi: Ma come? “Lui vada, lui rimanga”, tanta paura di giudizi condanne e invece il silenzio.

Paretimologia Upò-crites! Tanto oro addosso per nulla di conosciuto. V’hanno ingannato!

Patronimico Se nemmeno il Pelide s’è salvato dal nulla, non dico beato, ma esistente…

Preterizione …Non vi dico quante ne abbiamo passate invano, vero? E per finire qui!

Similitudine: E io vi son grato lo stesso d’avermi “tratto in salvo”, come chi si salva dal naufragio è grato al tronco che lo sostiene in mare.

Endiadi: …Ma è esser grati al nulla, al niente, al vuoto.

Iperbole: E nel nulla, ugualmente vi amo da morire!

Truismo: Da morti si è già morti, Dante mio e non si ama più.

Climax: V’ho amato da viva, v’ho amato da morta per la salvezza, non v’amerei ancora pure qui?

Allusione: …Una vittoria di Pirro amar siffattamente.

Catacresi: Eppure non stavo più nella pelle di non-vedervi un’ultima volta, dopo morto.

Ossimoro: Una gioia amara.

Paradosso: Forse si ama davvero solo quando non si è più.

Epanalessi: Oh Dante, Dante che amore può esserci nel nulla? …E dopo tanto tempo…

Enallage: Non giudicatemi dal fatto che sia qui giunto alquanto tardo, desideravo incontrarvi ancora, ma m’è costato finir nel nulla.

Entimema: Siete un poeta, quindi sapete capire e che dire.

Epanortosi: Poeta, o non dovremmo dire piuttosto, sciocco!

Enfasi: Poeta! E non come tanti, voi siete poeta vero!

Anacoluto: Capisco, dite, gli uomini, in genere ci s’arrangia di prender delle donne quel ne ricade puranco usando i versi.

Litote: Questi diciamo che non son proprio dei geni e meno ancor poeti.

Hysteron proteron: Certi li ammaccherei e gli darei un pugno io stesso.

Eufemismo: Quanto meno lasciano a desiderare. Non ragioniam di loro…

Aferesi: ‘St’accozzaglia di cialtroni che ci ha seguito secoli dopo! E nessuno ‘nferno che li tormenti!

Pleonasmo: Ma che ce ne frega a noi ormai?

Palinodia: Sì, ma anche io ho errato in vita, in quanto dissi dell’amore nulla c’era di vero.

Anfibologia: Ve ne siete reso conto infine; aveva ragione il vostro “primo amico” nel suo fine scritto.

Olofrase: Sì!

Paronomasia: Amaro è l’amore, e non c’è salvezza senza un Dio.

Sinestesia e Analogia: Ma, pure ora che ogni luce tace, voi siete ancora bella come una stella!

Ironia (sardonica): Una stella non brilla nel nulla.

Anastrofe: Anche nella più nera tenebra, in vita, v’ammiravo, ricordo sì fortemente, brillare.

Chiasmo: Peccato! Vostra guida son stata, ma mai stata innamorata!

Adynaton: Non m’avreste amato neppure fossi stato l’ultimo uomo sulla Terra.

Anafora: Più che uomo foste: poeta foste! Poeta siete rimasto! Poeta resterete sempre!

Metafora: E voi siete ancora il sole della vita mia.

Anadiplosi:È l’amore! L’amore che ci rovina.

Brachilogia: Quando il mio cuore smise di battere, il mio cervello di pensare, la mia anima non d’amare.

Accumulazione: Finiti sono i giorni, le danze, le giostre, le pene, gli affetti, i progetti, i vizi e ogni cosa.

Epanodo: È triste, proprio triste non esistere più!

Metalessi: Troppi inverni sono passati perché il mondo si ricordi di noi.

Allitterazione: E io per pena piansi non poco per dire al mondo lo strazio della vostra morte.

Annominazione: In vita non la si finisce mai di lacrimare lacrime e poi il nulla segue.

Panegirico: Dunque addio al nostro re dei re, figlio di un padre ignoto, che s’è sacrificato per niente, fatto massacrare per niente e che nel niente è precipitato anche lui…

Antanaclasi: Vedete come la rosa dell’essere è rosa interamente dal famelico bruco del nulla.

Antifrasi: Che lieta prospettiva!

Polittoto: Ratto come un grigio ratto è scorso via tutto il tempo.

Antitesi: L’essere porta al nulla, c’è morte solo in vita, dunque e poi niente?

Apagoge: Supponiamo di poter parlare, non saremmo allora nel nulla, ma noi vi siamo, quindi chi parla è altri, ora.

Apallage: Dialogheremmo volentieri, ma non siamo più in tempo, sotto il Sole.

Occupatio: Potreste obiettare che ciò è assurdo, ma è così. È solo in vita che esiste qualcosa, la morte compresa.

Arcaismo: E io che credevo nella Città del Foco e nella Gerusalemme celeste!

Ipotiposi: Invece il nulla: un non esserci che non ha divenire, redenzione e possibilità.

Dialisi: E non potremmo, grazie alla fede, tornare ad esistere?

Dilogia: No, no, non è proprio possibile, no!

Exemplum: Aristotele diceva…

Assonanza: Aristotele è anche lui nella nube nolente del nulla.

Cleuasmo: Già eravamo niente in vita e ora siamo niente per davvero.

Interiezione: Sì porca la miseria!

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