Dickensiani Auguri di Natale ai Lettori

Il mio augurio di buon Natale.

Chiudendosi un anno, a Natale, con la neve e le luci, la zanzara metallica fuori stagione degli altoparlanti coi loro cori, deserto d’ogni gioia il cuore, in una scena triste come quella di una giovane madre ascolana che porti il pupo alle giostre sotto Cecco per farsi sbattere dal bigliettaio zingaro, entrerò da solo da Yoghi, malvestito, con gli occhi sgranati e arrossati dall’insonnia e dall’inquietudine più stupida che riesca a far sorgere in me. Con un filo di voce roca, ordinerò timidamente il mio unico, turgido marronglassato dell’anno. Pagherò per una volta l’esorbitante prezzo di 2.30 l’euri il pezzo senza fiatare, fingendo con me stesso di potermelo permettere quotidianamente. Lo chiederò in un sussurro mesto e dimesso, sì, uno solo, afferrando a capo chino il berretto liso per celare ambedue le mani vergognosamente infilate in guanti di lana rotti sulle dita ed unti di casalinga manteca di porco riscaldata per giorni. Lo mangio qui! Calvo, catarroso, me lo rosicchierò lentamente, mordicchiandolo con occhi socchiusi e umidicci. Senza sorrisi, ne tratterrò preziosamente il poco sapore che arriva a chi continuamente va tirando dal naso che stilla moccio, e cola e sente un groppo in gola. Dapprima non baderò agli sguardi schifiltosi e indispettiti di dipendenti nel pavore del rimbrotto, se il mio aspetto arrivasse a danneggiargli il padrone, allontanando floridi e festosi clienti tutti più belli, intelligenti e di successo di me. Ma dalle menti di tutti un pensiero cristallino si insinua nel mio bollente, pulsante mal di tempie: qui si sorseggia sangue Morlacco, si ride e intinge il pasticcino nel cacao, il mirtillo è sul dolcetto dorato, lo sciroppo, vedi bene, corre filante come capelli d’angelo tra le lentine di cioccolato; con la febbre, nell’unico luogo caldo che visiterai oggi, l’occhiale crepato ti s’è appannato, sei fuori posto coi tuoi geloni rossi sui polpastrelli scoperti dalla lana rosa dal tempo, il tuo pastrano polacco sgualcito e bucato, il viso allungato da una permanente sconfitta. Non sei stato invitato in nessun luogo neppure oggi, il tuo posto è lì all’angolo, in strada, appartato dall’Arringo con in mano un’insipida tazza di latta con brodo di pollo; qui la gente è allegra, è festa, divorerà presto le sfoglie friabili di ricchi antipasti caldi, brodo e agnolotti, tacchini o capponi, e non vuole vedere certe scene, incontrare certe persone!  Sciò, sciò, smamma, su, avvinazzato! E avviandomi verso il gelo che attanaglia, messo mano alla fiaschetta d’argento col mistrà, in un rantolo grigio topo risponderò: Buon Natale! Come ora dico e auguro anche a tutti voi lettori: Buon Natale! E buon Anno Nuovo!

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