Dipendenza

Caro Simone, mi chiedi come stia Valerio, di cui mi racconti di non avere più notizie certe da quando sei partito per lavoro, più di un anno fa.

Purtroppo devo dartene di pessime! E forse sospettavi qualcosa, se intendo correttamente il tono della tua missiva, anche se quando ci hai lasciato tutto sembrava andare avanti come sempre era stato prima: gioiosamente, lietamente.

Procedendo nella lettura dovrai farti coraggio e prepararti al peggio, perché ti descriverò l’attuale situazione senza risparmiarti dalla triste verità così come essa è; so che è quella, che vuoi conoscere, come tutto, senza filtri e ipocrisie.

Non c’è nulla da fare. Il nostro amico fraterno, dopo la delusione di cui hai piena contezza, è caduto completamente in una dipendenza che per anni aveva pur saputo gestire, in bilico sul filo del rasoio, ma che ora ha definitivamente preso il sopravvento.

Il dispiacere più grande è vedere che un uomo del genere si sia ridotto come si è ridotto, certo. L’orrore viene dalla sua stessa eccezionalità come essere umano, di cui noi, abbiamo goduto per tanti anni e che ora è completamente scomparsa, svanita. Sì! Completamente.

Probabilmente se lo vedessi oggi nemmeno lo riconosceresti, troppo il divario con quello che era solito essere: l’uomo intelligente, ironico, geniale, che io ho visto scivolare in questo, questo… dissolversi, spegnersi lentamente. O velocemente, non saprei nemmeno dirlo, che importa?

Solo il contemplare tutto il declino, pezzo per pezzo, vederlo appassire giorno dopo giorno, mi ha dato la possibilità di sapere con certezza, ahimè, che quello spettro che si vede girare per le vie del centro, una volta era quell’uomo brillante, era il nostro Valerio. Oltre ad avermi lacerato l’anima.

Siamo solo noi tre, gli amici d’infanzia e di sempre, come fratelli, i primi al College, i primi all’università, tutti e tre di origini italiane… come sia potuto succedere quello che è successo non so spiegarmelo. Come sia stato possibile per lui cadere in quell’abito mortifero e per di più ordinario, volgare, per giunta a causa di una donna anche essa volgare, insufficiente, inadatta a lui… non riesco a perdonarmelo!

Forse avremmo potuto fare qualcosa? Sarei dovuto intervenire con più decisione? Prima? Queste domande mi tormentano quotidianamente. Sono affranto. Forse non avrei dovuto tenerti al margine della vicenda, ma invece consultarti? Non so! Davvero, non so. Mia moglie stessa è preoccupata per me, lo dice senza veli. Perché come vedi, dietro una apparente forza può nascondersi una inspiegabile ed esiziale fragilità.

Ho investigato; ha iniziato già tre anni fa a vendere pezzi della sua enorme memoria, così ben ammobiliata e raffinata. Ma per quasi due anni ciò non s’è notato, è riuscito a dissimulare, tanto vasto era il suo repertorio.

Inutile che te lo dica, lo sai anche meglio di me, tu che passavi ore a discutere dei temi più esotici, di dettagli storici, alchimia, occultismo, antropologia, biologia, scienze e che giocavi a scacchi quasi ogni settimana nella splendida biblioteca di tuo padre, che forse solo lui, poteva dire di saper gestire con competenza.

Ha iniziato vendendo poco a poco tutta la sua preparazione classica, che, ne sei ben al corrente, ha un discreto valore presso la nobiltà pigra e inetta di oggi; i genitori, come ai nostri tempi del resto, ma forse anche peggio ora, spendono volentieri per concedere a figli lagnosi e superficiali il lusso di conoscere senza sforzo il latino e il greco antico: Tacito, Cesare, Apuleio, Cicerone, Giovenale, Gaio, Lucano, Marco Aurelio, Seneca, Esiodo, Erodoto, Eschilo, Sofocle… e tutti gli altri che lui dominava, e passare così le selezioni e gli esami di Eton senza studiare. Ben sai quanti autori quel cervello eccezionale contenesse e con che dettaglio e nitore.

Tutto quello che ha avuto a cambio del suo sapere lo ha speso sempre in breve tempo, avidamente, come sa fare solo chi ormai non è più in grado di dominarsi. Così ha avuto bisogno di dare via altre memorie, poi altre più importanti e da cui era più doloroso distaccarsi.

Non gioca più a scacchi, il suo Elo di maestro internazionale lo sfoggerà ora qualcun altro, non so con che risultati, e forse è andato del tutto sprecato, dato che se il cervello accogliente non è dotato, c’è ben poco da fare! Non suona più il piano. Chissà che tozze e maldestre mani si muovono sui tasti d’avorio ora, incapaci di raggiungerli con la sua straordinaria agilità di perfetto ambidestro con dita lunghe e forti.  

È stato costretto… no, forse non costretto, ma portato, indotto, spinto dalla sua frenetica dipendenza, a vendere in blocco tutta la sua preparazione filosofica, tutta! Era valutata qualche migliaio di sterline complessivamente, nonostante i tempi che corrono; non so chi la abbia acquistata, non sono riuscito a saperlo e come sai si tratta di dati confidenziali ai quali uno come me non ha certo accesso. Forse se tu ci provassi ci riusciresti, con le tue influenze, ma a che pro, dopotutto?

Ebbene, anni ed anni di studi, anni ed anni di componimenti e relazioni individuate autonomamente, elucubrazioni personali e sviluppi, tesi e scritti, anche pubblicazioni, sono totalmente persi, sacrificati… per… per una dipendenza! Una dannata droga sintetica.

Dopo di ciò è andato avanti per un po’, ma almeno era cosciente del suo declino, fino ad allora; è stata l’ultima volta che ci ho parlato, si vergognava delle sue azioni, si vergognava perché poteva ancora ricordarle e saper riconoscere il valore di ciò che aveva sacrificato, e a cambio di cosa, per giunta.

Ovviamente non sapeva nulla di quello che mancava in lui, non se ne ha più alcuna traccia dopo che l’Eraser lo ha sradicato per versarlo nelle sinapsi dell’acquirente, o gettarlo via se del caso, ma ricordava di essere stato un uomo di eccellente preparazione e cultura, aveva l’esatta percezione di quello che lui era stato nell’ambiente circostante, ed ora vedeva che mancavano grossi pezzi. Capiva di non essere più in grado di comportarsi come prima e compiere le aspettative sociali, di elaborare pensieri come un tempo, primeggiare nelle contese dialettiche, motivare le sue convinzioni o svilupparne di nuove, persino essere spiritoso.

Quando ci vedevamo cercavo di non essere troppo severo e di non giudicarlo, mostrando solo in parte il mio dispiacere e la mia angoscia; cercavo di dargli coraggio, di essere positivo e dirgli che lui ce l’avrebbe fatta ad uscirne, che però doveva cercare aiuto professionale, imporsi di non vendere altra cultura, di non snaturarsi. Glielo ho fatto promettere più volte.

Mi sono offerto di portarlo in un centro di disintossicazione e di pagare io le spese. Si è vergognato. Non avrebbe dovuto, sai bene anche tu che non mi sarebbe pesato! Abbiamo avuto fortuna noi, in vita. Avrei di gran lunga preferito perdere i soldi, che un amico. Che discorsi! Inoltre era cosciente del fatto che dalla sua dipendenza non si esce!

Dopo questo, dopo tante promesse e sforzi, è stato il declino più totale! Aveva ancora parecchio da dare e speravo che non si sarebbe mai deciso, invece è solo andata peggio. Lo ho fatto seguire segretamente, gli ho fatto trovare “per caso” del danaro a terra in varie occasioni. Non è bastato. È regredito completamente, questo l’effetto: una profonda depressione.

Oltre alle già dure conseguenze della sua dipendenza fisica, che come si sa è estremamente dolorosa, la rimozione della sua immane cultura lo ha lasciato oltre che svuotato anche pressoché “inebetito”, incapace perfino di far solo funzionare il cervello allo stesso modo che gli aveva permesso prima di incamerare tanto sapere e gestirlo in modo tanto acuto e straordinario. Non ha più lo stesso acume, intelligenza, e temo che non potrà mai tornare indietro! Ci avevo sperato, lo confesso, ho pensato: “ricomincerà da zero, meglio di prima!” No! Non funziona così!

Ha deciso di disfarsi della sua preparazione professionale, della laurea, del dottorato, dei suoi tre anni postdottorali in Germania e Francia, perdendo così il lavoro, ma avendo una cospicua entrata di contanti. Ha sacrificato tutte e sei le lingue che parlava perfettamente.

Questo appena un anno fa. Con tali danari forse sperava di risolvere tutto e sistemarsi ottenendo una rendita, ma da stupido ha fatto la mossa più sbagliata. Ne ha persa una grossa parte scommettendo e il colpo è stato troppo duro. Forse pensava di avere qualche dritta sicura, puntando i suoi soldi, forse è stato ingannato, non saprei. Prima non aveva mai scommesso! Era un costume più tuo, che suo o mio, che non abbiamo mai seguito gli sport.

Il giorno seguente, nemmeno ventiquattro ore dopo ad essere precisi, sono stato informato della vendita di Omero e Virgilio, gli unici che gli erano rimasti del suo brillante passato da erudito e classicista, e ai quali sai quanto tenesse.

Poi probabilmente ha sacrificato te, me, i suoi più vecchi e cari amici; questo non mi è mai stato detto, noi non abbiamo inoltre valore economico alcuno come puoi immaginare, ma non è infrequente che tra i “tossici” (scusa il lessico, sono esacerbato) che decidono di vendere i propri ricordi, ci si disfi degli affetti, per nulla a cambio, ma pur di trovare la pace dell’oblio più totale. È anche comprensibile, che altro dire? Probabilmente eravamo divenuti solo degli scomodi ectoplasmi, o suppellettili, e il nostro affetto una fastidiosa melassa, un groppo di emozioni spiacevoli.

Fatto sta che quando lo ho visto non mi ha riconosciuto, o altrimenti ha fatto finta di non riconoscermi in modo assolutamente convincente. È stato penoso, doloroso. È passato vicino, presso l’obelisco vicino casa, quasi toccandomi, io gli ho sorriso e ho iniziato a stendere un braccio per fermarlo… niente! Lo ho ritratto, il sorriso deve essermi morto in volto. È passato davvero come se nulla fosse, magro, smunto, accelerato, colle mascelle contratte, sudato ed evidentemente ubriaco. Uno spettro pareva.

Dovrebbero metterla fuori legge quella dannata macchina, l’Eraser! Almeno fino a quando non sarà possibile prelevare i ricordi senza anche e necessariamente danneggiare i tessuti del donante. Ma da quando è stato considerato legittimo vendere i propri organi, da quando la crisi economica ha piagato il mondo senza abbandonarlo mai più e la gente preferisce menomarsi che vivere di stenti, a maggior ragione è stato considerato del tutto legittimo disporre delle proprie memorie e conoscenze a piacimento. Ma così, una macchina che era nata per aiutare l’umanità, specie a superare traumi da cui sarebbe stato impossibile recuperarsi, stupri, violenze, uccisioni e situazioni vissute in guerra, che provocavano le frequenti PTSD, come vedi è divenuta principalmente un’atrocità.

Ma dopo tutto, quando mai “l’illegalità” ha spaventato qualcuno? Quella nuova droga non è forse illegale? Ciò non ha avuto altro effetto che alzarne il prezzo! Anni di studio di un cervello brillante possono valere solo qualche dose di quell’infame farmaco.

Infine, sono stato informato del fatto che Valerio ha venduto anche la sua amata Divina Commedia. La Divina Commedia, Simone! Mi sento mancare, pensando a quanto la amasse, circostanza da noi ben risaputa, e dimostrata ulteriormente dal fatto che la abbia tenuta fino all’ultimo. Ricordi quanto profondamente la conoscesse e adorasse? Certo! Quanto tempo e sforzi ha speso per acquisirne tanta meticolosa competenza!?

Forse fino ad allora nel buio della sua stanza si divertiva a recitarla, come sapeva fare… io così lo immaginavo, nei momenti di lucidità. Così voglio ricordarlo, in lacrime, sì, mentre con la sua innata allegria e verve declamava ad alta voce, estemporaneo, intenso, i versi più famosi o quelli meno frequentati, raccogliendo sempre e comunque applausi scrosciati dai soci del Circolo, o attirando su di sé l’ammirazione delle dame più belle e colte, al caffè letterario.

Venduta pure quella! Ora sarà nel cervello di chissà chi… chissà che grezzo, sgraziato energumeno taccagno e insincero. Un impostore.

Purtroppo ho anche saputo quanto è stata pagata! E posso solo sperare che quanto mi è stato detto non sia vero, e mi sia stato riferito solo per il gusto che prova la gentucola pettegola nel rincarare la dose in notizie di per loro già drammatiche.

Un tempo non la avrebbe data via per milioni! Milioni! È stata venduta per trecento! Trecento sterline! Una bazzecola! Ma sai che tutti approfittano della disperazione. Cani! Gli uomini sono peggio del cani!

Se lo vedessi ora! Se volessi incontrarlo, probabilmente lo incontreresti, lui, sì, lui! Lui! lo incontreresti alla curva dello stadio, coi suoi nuovi “amici”, a bestemmiare, bere e intonare coracci…

Come nella migliore tradizione, la sua amplia, stupenda, cara, preziosa biblioteca personale è stata svenduta, per un tozzo di pane, smembrata, dilaniata. Una biblioteca mentale invece che fisica, sì! Quindi pure più importante, dico io! Una biblioteca disprezzata da lui stesso, invece che da eredi incolti e frigidi, d’accordo! Ma una sorte analoga a tante altre!

Melville, che adorava, Dickens, Bulgakov, Celine, Borges, Shakespeare, Donne, e tutta la letteratura britannica, quella italiana… Sarebbe inutile fare una lista, sarebbe inoltre impossibile… Per di più non posso pensarci. Mi sento soffocare e le lacrime mi solcano il viso.

Non c’è più nulla in lui di ciò che era. Credo che abbia conservato solo la memoria di quella povera donna di sua madre, che lo assiste come può, che dà una pena povera vecchina! Col figlio stupendo geniale, brillante che aveva, a trovarsi in casa un essere volgare e del tutto nella norma, ebete, solo, incapace di parlare, di ragionare.

Il dolore che mi dà il doverti rispondere così alle tue richieste di notizie, non puoi immaginare quanto sia immenso! Posso solo aggiungere che per la paura, il terrore che mi è venuto, ho smesso del tutto di fumare, persino di bere, non voglio correre il minimo rischio che ciò che è accaduto al nostro amico, possa ripetersi con me e, Dio ci salvi se esiste, con te, unico mio fraterno amico d’infanzia rimastomi, benché lontano, ancora sé stesso e vivo.

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